Il libero arbitrio secondo Bagnasco

di Angelica Chondrogiannis

(foto di Marco Calvani)

Vorrei portare la discussione aperta – anzi, riaperta, per l’ennesima volta – dal cardinale Bagnasco su un piano sociopolitico, che è poi quello che dovrebbe interessare tutti anche solo in quanto cittadini.

E il punto non è se viene prima il cattolico o il cittadino, dato che ciascuno rimane libero, per Costituzione, di esercitare la propria libertà di culto e agire secondo coscienza, nei limiti della legge. Il punto è: perché da parte della Chiesa questa intolleranza verso chi, dal canto suo, vorrebbe agire secondo coscienza e nei limiti della legge senza avere un culto da professare, o avendone uno diverso dal cattolicesimo? O semplicemente essendo diverso, perché anche questo è il punto.

Va bene, l’annuncio del messaggio di Cristo – il quale, peraltro, non faceva battaglie perché la prostituzione fosse dichiarata fuorilegge, ma si accompagnava alle prostitute e ai poveracci, passando più tempo con loro che con i sacerdoti del tempio; ma questa è un’altra storia, e la polemica sarebbe molto lunga. Ma il messaggio di Cristo non era d’amore? E come si è trasformato nella Parola Totalitaria Che Tutti Deve Governare? Personalmente non mi interessa tanto il processo (o meglio, mi interessa pure, ma non ai fini della discussione), quanto il risultato. Nel momento in cui un messaggio di impronta spirituale interviene per influenzare, per di più a una settimana dalle consultazioni, il voto dell’elettorato cattolico, diventa per definizione una posizione politica integralista, per due ragioni:

1. Perché di fatto si riconosce l’esistenza di un “elettorato cattolico”, che di per sé è un soggetto politico, e si mira a farne prevalere le ragioni su tutti gli altri attraverso, appunto, il voto.

2. Perché non si riconosce la propria natura di soggetto politico e, di conseguenza, si dispone di completa libertà di movimento, non essendo non solo vincolati alle norme che regolano gli altri, ma nemmeno sottoponibili a critiche, in virtù della propria pretesa natura “spirituale”, apolitica – e questa è una posizione chiaramente furbesca.

Allora delle due l’una: o la Chiesa si limita a prescrivere ai suoi fedeli come agire nella fattispecie delle loro scelte private, ovvero quelle che non influenzano la vita dell’intera cittadinanza (il voto, per esempio), oppure occorre una seria revisione del Concordato – e allo stato attuale delle cose mi sembra che servirebbe comunque.

Garantire ai cattolici (veri o presunti) piene espressione e libertà di scelta non coincide affatto con negare o ritardare l’acquisizione di diritti civili da parte di un’intera cittadinanza: il libero arbitrio non è un’operazione a somma zero.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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5 Commenti

  1. E’ un articolo molto superficiale, tipico del nostro dibattito purtroppo.
    Ma se serve per aprire un dibattito ben venga.
    Tu Angelica dici che la Chiesa deve limitarsi a prescrivere comportamenti privati, ma non è legittimo che provi ad influenzare il comportamento voto.
    Io credo che la Chiesa, come ogni altra organizzazione, abbia piena libertà nell’esprimere le sue opinioni politiche. In questo bisogna riconoscerle la stessa libertà e gli stessi vincoli che riconosciamo a Greenpeace, a Emergency, all’Arcigay o alla CGIL.
    O no?

  2. Angelica

    Ti ringrazio per la “superficialità” e la mediocrità che assegni all’articolo, visto che dici che è “tipico” del nostro dibattito.
    Se così fosse, persone che la pensano come te non si inacidirebbero tanto e risponderebbero agli argomenti posti, invece di ritenersi troppo superiori per farlo.
    Detto questo, forse ti è sfuggito che Greenpeace, Emergency e compagnia bella non usufruiscono di un Concordato.
    O no?

  3. Alessio Marinelli

    Io penso che Angelica volesse porre una questione più semplice, quella che un organo ufficiale di una delle più grandi religioni del mondo agisca come vero e proprio ente politco senza volersene sobbarcare i relativi oneri sociopolitici. Succede quindi che quando qualcuno pone questioni come la presente, si fa l’atto di pararsi dietro al fatto che loro stavano parlando dei valori e della loro religione, portando allo scoperto lo scollamento che c’è tra gli ideali religiosi e la vita quotidiana dei loro i credenti che non appartenendo a forme pseudo integralistiche (vedi teo-con o teo-dem) sono cattolici solo a parole, o che schifati da alcune ipocrisie congenite bypassano il clero e instaurano un rapporto diretto con i Santi e con Dio, quasi come dire in maniera protestanteggiante.
    Alla fine della fiera la questione è sempre la stessa: quando un non credente va a confrontarsi con un credente se quest’utlimo per far rivalere le proprie ragioni si assurge al livello del dio che venera, l’altro interloculore allarga le braccia, fa un sospiro alza i tacchi e se neva.

  4. Valerio N

    In questo periodo di crisi, dovremmo tagliare i fondi italiani in primis alle organizzazioni religiose. Una seria politica temporale o spirituale dovrebbe infatti riprendere dalle radici, ovvero il LAVORO o il RISPETTO. Ma come accade sempre purtroppo nella storia umana, ci si dimentica degli obiettivi sociali, a favore di quelli individuali: quando i poteri si riorganizzano insieme e schiacciano le libertà popolari, probabilmente l’unica soluzione è sovvertire lo status quo, purtroppo già sappiamo che poi a vincere non sarà il popolo ma l’ennesima oligarchia.
    Forse la soluzione è proprio quella che stanno intraprendendo gli italiani: non ne vogliono sapere assolutamente più nulla. Vedremo se l’astensione elettorale confermerà questo dato, o se il popolo dei cattolici (mamma mia che coraggio ci vuole a schierarsi coi predofili) seguirà le indicazioni dei suoi capi, sempre pronti, da uomini che sono, ad immischiarsi in questioni su cui dovrebbero essere sopra le parti.
    Comunque non vi preoccupate! Il nostro Grande Fratello profeta d’amore Silvio ci salverà anche da questa ipocrisia! W Silvio primo!

  5. Angelica

    http://www.repubblica.it/politica/2010/03/28/news/scalfari-fermezza-2954657/

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