Ci sono a mio avviso tre indicatori che la dicono lunga su quanto questo governo, ma potrei dire: questa classe dirigente italiana, stia mettendo a segno un vero e proprio furto di futuro.
Il primo indicatore sono i provvedimenti sul lavoro e, in particolare, il disegno di legge approvato la scorsa settimana al Senato sull’arbitrato: al di là dei profili di incostituzionalità, quel che colpisce è che tale provvedimento va a indebolire la parte già debole di un rapporto lavorativo.Il secondo indicatore è la riforma della scuola superiore: l’altro giorno leggevo un articolo di Francesco Forte (un economista ex craxiano oggi in area centrodestra) che sul Giornale sosteneva che i problemi della formazione in Italia nascono dalla sinistra sindacalizzata che negli anni Settanta ha aperto a tutti la possibilità di andare ai licei e all’università e, così facendo, ha colpito le arti e i mestieri: come se i falegnami o gli elettricisti o i carpentieri dovessero essere tenuti nell’ignoranza. E’ un ragionamento, peraltro, che non manca di un suo fascino perverso (“il lavoro ci sarebbe, ma mancano i manovali perché tutti vogliono andare all’università…”) ed è proprio questo fascino perverso la base ideologica della controriforma Gelmini.
Lavoro e scuola: abbinando i due provvedimenti che ho citato si capisce come essi – una volta portati a compimenti – possano rubare il futuro alle giovani generazioni. Sei figlio di un operaio? Rimani a fare l’operaio e sarai anche in posizione sempre più debole. Sei figlio di un professionista affermato o, meglio, di un imprenditore? Se ti applichi – e forse nemmeno poi tanto – le tue opportunità le avrai.
Infine, il terzo indicatore del “furto di futuro” che viene perpetrato in questi mesi: il ritorno al nucleare. Io capirei se mi dicessero: signori, abbiamo fatto degli studi dai quali risulta che questo tipo di energia fra vent’anni renderà tot e ci farà risparmiare tot, mentre eolico e fotovoltaico non potranno arrivare a quei livelli e il problema delle scorie attualmente esiste, ma contiamo di risolverlo in tot anni. Invece no: è una scelta legata alla possibilità di aprire cantieri qui e ora, tant’è che i suoi stessi sostenitori non vogliono centrali nelle regioni in cui risiedono.
Quale mondo e quale società questa classe dirigente ha intenzione di lasciare ai bambini nati negli ultimi dieci anni?
Nonunacosaseria




