Il coraggio dell’arbitro

Il movimento LGBT non dovrebbe festeggiare il fatto che la Corte sia stata investita della questione di Costituzionalità su queste norme. E’ una strada che si annuncia molto impervia, e che, comunque vada, porterà guai. Ci vorrà infatti, domani, un grossissimo atto di coraggio da parte della Corte per dichiarare queste norme incostituzionali, obiettivamente passibili di essere considerate discriminatorie (“marito”; moglie”). [...]

Qui chi doveva agire era il legislatore. Il Parlamento. Chiedere all’arbitro di riscrivere le regole è pericoloso, perchè non è il suo ruolo. Il ruolo di quell’arbitro è di controllare se le regole vanno bene. E per dichiarare che queste regole, oggi impugnate, non vanno bene, ci vorrà un grosso, grossissimo atto di coraggio. Bisognerà che la Corte pensi e scriva: è giusto, oggi è giusto così, scriviamolo. E scriviamolo noi.

Tommaso Caldarelli

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

3 Commenti

  1. Più o meno e’ lo stesso discorso che facevamo tempo fa, da queste parti, per la questione “Crocifisso”: scaricare sugli organi giudicanti cose che andrebbero decise altrove è sbagliato.
    Però capisco che in gioco ci sono cose così importanti, diritti per troppo tempo negati, e questo crea grandi aspettatative comunque.

  2. Marino

    scaricare sugli organi giudicanti cose che andrebbero decise altrove è sbagliato” sarebbe una affermazione corretta se si parlasse della magistratura ordinaria, e comunque se qualcuno pensa che un suo diritto o interesse legittimo sia violato, ha un diritto costituzionalmente protetto ad adire le vie legali.
    Ma qui si tratta della conformità della legge alla costituzione, cioè della ragion stessa di esistere della Corte, e la costituzione è la Grundnorm kelseniana, la “paramount law” menzionata nella sentenza della corte suprema USA che ha inaugurato il principio del sindacato di costituzionalità, una chiave di volta dell’ordinamento che non può essere lasciata a valutazioni di opportunità politica. Se la politica è ignava o specula con i peggiori pregiudizi e cerca l’aiuto della chiesa come sta succedendo con le dichiarazioni “a favore della vita” mirate ad alienare il voto cattolico alla Bonino nel Lazio, sono loro che hanno tirato in ballo l’arbitro.
    Tanto, anche per scrivere semplicemente che la coppia gay stabile è una formazione sociale dove si esprime la persona umana ex art. 2 Cost. e che va lasciata alla discrezione del legislatore la relativa tutela, ma tutela deve comunque esserci, ci vorrà un bel coraggio.

  3. Marino

    Michele Ainis l’ha detto meglio di me sulla Stampa:

    C’è insomma una lacuna grande quanto un lago. Anche il divieto di sposarsi per i gay non è mai scritto a lettere di piombo sulle Gazzette ufficiali, piuttosto si desume dal silenzio della legge. In questo deserto normativo si rispecchia il vuoto della politica italiana, la sua congenita impotenza. E allora le istanze di libertà, la sete di diritti, si scaricano sulle aule giudiziarie. È già accaduto per Eluana, dato che il testamento biologico rimane a propria volta orfano di disposizioni normative.

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