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Democrazia

Competizione elettorale, bene primario.

09.03.10 | 25 Comments

di Marco Simoni (per l’Unitá)

L’esclusione del partito di Berlusconi e Fini dalla competizione elettorale in Lombardia e a Roma avrebbe colpito tutti, non solo i loro elettori. Questo è un elemento fondamentale che viene ignorato dai critici di Napolitano e, più in generale, da chi pensa che gli errori commessi dal PdL nella presentazione delle liste, se giudicati tali dai tribunali, avrebbero dovuto sancire la celebrazione di elezioni nelle più importanti città d’Italia senza uno dei competitori principali. L’assenza di competizione elettorale cancella l’esistenza stessa di un governo democratico.

Questo ed altri giornali denunciano, correttamente, come in Italia la qualità della democrazia sia affievolita da tempo, per effetto innanzitutto del dominio di Berlusconi nel settore dei media. Tuttavia, la discussione e la battaglia su una democrazia da migliorare non può nemmeno svolgersi se la democrazia non c’è. E se un partito che rappresenta oltre un terzo degli elettori non partecipa alla competizione elettorale, manca della democrazia la fonte originaria. Il governo nell’approvare il decreto, e Napolitano nel firmarlo, hanno dunque non solo assicurato agli elettori del PdL di poter votare per il loro partito, ma hanno difeso il bene primario di vivere in un regime i cui eletti siano tali dopo essere passati da una vera competizione elettorale. E questo bene primario è comune a tutti, e condiviso da elettori e astenuti, da cittadini e residenti di ogni colore politico e nessuno. Penso anche che la spiegazione che, con grande senso di modernità democratica, Napolitano ha fornito della sua firma al decreto, conceda persino troppo alle ragioni di chi avrebbe convissuto con una competizione elettorale monca nelle due principali città d’Italia. Dalla democrazia elettorale discendono i contenuti di tutto ciò che costituisce la concretezza della nostra libertà. Per questa ragione questa fonte originaria andrebbe difesa in primo luogo proprio da chi, in opposizione a questo governo, contesta con determinazione ogni riduzione della democrazia a populismo plebiscitario. Un misto di prepotenza e inettitudine da parte del PdL ha oggi condotto l’Italia a dover sacrificare il lineare rispetto delle regole per assicurare che le elezioni si svolgano in maniera tale da garantire la sostanza della fonte stessa della democrazia – imperfetta – in cui viviamo. Questa non è una buona notizia, sono davvero gravi i guai in cui incappa il paese in continuazione a causa della prepotenza e dell’inettitudine della attuale maggioranza. Allo stesso tempo bisogna rallegrarsi di avere scampato un pericolo ancora maggiore, e ringraziare Napolitano per il suo contributo, per non essere stato un arbitro passivo, ma un attivo difensore delle fondamenta del vivere civile.

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