Competizione elettorale, bene primario.

di Marco Simoni (per l’Unitá)

L’esclusione del partito di Berlusconi e Fini dalla competizione elettorale in Lombardia e a Roma avrebbe colpito tutti, non solo i loro elettori. Questo è un elemento fondamentale che viene ignorato dai critici di Napolitano e, più in generale, da chi pensa che gli errori commessi dal PdL nella presentazione delle liste, se giudicati tali dai tribunali, avrebbero dovuto sancire la celebrazione di elezioni nelle più importanti città d’Italia senza uno dei competitori principali. L’assenza di competizione elettorale cancella l’esistenza stessa di un governo democratico.

Questo ed altri giornali denunciano, correttamente, come in Italia la qualità della democrazia sia affievolita da tempo, per effetto innanzitutto del dominio di Berlusconi nel settore dei media. Tuttavia, la discussione e la battaglia su una democrazia da migliorare non può nemmeno svolgersi se la democrazia non c’è. E se un partito che rappresenta oltre un terzo degli elettori non partecipa alla competizione elettorale, manca della democrazia la fonte originaria. Il governo nell’approvare il decreto, e Napolitano nel firmarlo, hanno dunque non solo assicurato agli elettori del PdL di poter votare per il loro partito, ma hanno difeso il bene primario di vivere in un regime i cui eletti siano tali dopo essere passati da una vera competizione elettorale. E questo bene primario è comune a tutti, e condiviso da elettori e astenuti, da cittadini e residenti di ogni colore politico e nessuno. Penso anche che la spiegazione che, con grande senso di modernità democratica, Napolitano ha fornito della sua firma al decreto, conceda persino troppo alle ragioni di chi avrebbe convissuto con una competizione elettorale monca nelle due principali città d’Italia. Dalla democrazia elettorale discendono i contenuti di tutto ciò che costituisce la concretezza della nostra libertà. Per questa ragione questa fonte originaria andrebbe difesa in primo luogo proprio da chi, in opposizione a questo governo, contesta con determinazione ogni riduzione della democrazia a populismo plebiscitario. Un misto di prepotenza e inettitudine da parte del PdL ha oggi condotto l’Italia a dover sacrificare il lineare rispetto delle regole per assicurare che le elezioni si svolgano in maniera tale da garantire la sostanza della fonte stessa della democrazia – imperfetta – in cui viviamo. Questa non è una buona notizia, sono davvero gravi i guai in cui incappa il paese in continuazione a causa della prepotenza e dell’inettitudine della attuale maggioranza. Allo stesso tempo bisogna rallegrarsi di avere scampato un pericolo ancora maggiore, e ringraziare Napolitano per il suo contributo, per non essere stato un arbitro passivo, ma un attivo difensore delle fondamenta del vivere civile.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

Tags:

25 Commenti

  1. gio

    sanatoria e rinvio, come dice Pannella?
    mi pare l’unica cosa pulita, perché se votare senza il PdL è assurdo, votare con regole pasticciatissime e enne ricorsi pendenti è altrettanto pericoloso.

    aggiungo, ci pensate in questa situazione quanto sarebbe piu’ forte il PD se – per motivi diversi – avesse un giovane combattivo candidato in Lombardia e un rispettabile politico non al terzo mandato in Emilia?

  2. Antonio

    Credo di aver letto parole simili solo da un politico del calibro di Mario Adinolfi.

  3. Antonio

    “nelle democrazie occidentali non si può decidere a seconda del buon senso, perché il buon senso tuo è opposto al buon senso mio e viceversa. Ecco che le società hanno inventato una cosa chiamata “Diritto” che si basa su un sistema di regole e norme riassunte dal concetto cardine: “La legge è uguale per tutti”, anche per la lista del PDL del Lazio.

    La vecchia scuola del PCI, da cui discende Napolitano (e Marco Simoni, ndr), pensa invece che la sostanza sia più importante della forma. E quindi, siccome il PDL è grosso, conti di più delle altre liste eliminate dalla competizione elettorale per altri vizi di forma. Lo ha proprio detto sul sito del Quirinale. Cedere alla legge del più forte è ciò che portò Napolitano ad appoggiare e giustificare l’invasione sovietica d’Ungheria del 1956. Anche lì c’era una cristallina rottura delle regole del diritto internazionale: un’invasione militare! Ma era l’URSS, la superpotenza URSS a commettere l’invasione, e allora Parigi val bene una messa.

    A Montecompatri, l’anno scorso, rimase fuori dalla competizione elettorale la lista del partito di maggioranza, al governo da 15 anni. Era la lista del PD. Fecero ricorso, ma il TAR stabiliì che avevano commesso errori formali e quindi rimanevano fuori dalle elezioni. Le elezioni si tennero lo stesso, ma solo con una lista in lizza: quella del PDL, che vinse ovviamente. Il PD non ha protestato: dura lex, sed lex.

    La Polverini, nel Lazio, invece concorrerà alle elezioni. Con 7 liste che l’appoggiano. Poi ci saranno altre due candidate a presidente. Quindi le elezioni del Lazio saranno iper-democratiche, con decine di liste che sostengono 4 candidati diversi.

    Quindi, non c’è nessun problema sostanziale. Tuttavia il Dl, che è anticostituzionale, è stato scritto talmente male che potrà essere il grimaldello per annullare l’intera tornata elettorale, a elezioni svolte.”
    [Anellidifum0 http://www.marioadinolfi.ilcannocchiale.it/comments/2451334

    Ma immagino che agli occhi del Simoni i concetti di diritto, legalita’, morale e rispetto delle regole siano tutti sacrificabili per “scampare un pericolo ancora peggiore”(??).

  4. lorenzo

    in democrazia la forma è sostanza. se una legge prescrive la raccolta delle firme secondo certi criteri è per tutelare il bene superiore della veridicità degli atti pubblici. Qualsiasi forzatura a questo principio non è la sostanza che prevale sulla forma, ma l’arbitrio che prevale sul diritto. Da qui il passaggio alla conclusione: il male minore prelude sempre a un male maggiore. In questo caso il male minore ha sputtanato la credibilità delle istituzioni, dalla magistratura amministrativa che si è trovata a decidere sotto ricatto alla presidenza della repubblica, che ha dimostrato di non essere in grado di fare l’arbitro del gioco. Poi ci saranno i mali peggiori in futuro alle prossime tornate elettorali…

  5. Antonio

    @nessuno
    sono abbastanza convinto che, in questo frangente, Marco Simoni abbia adottato la stessa tattica di Mario Adinolfi: sostenere il contrario di cio’ che e’ ovvio al fine di far apparire il proprio nome sulle pagine dei giornali. Parigi val bene una messa.

  6. gio

    Dai Antonio, non trolliamo, Marco dice e argomenta quello che pensa anche quando quello che pensa non è ovvio o e controcorrente.
    Poi si puo’ essere d’accordo con chiunque su dei punti specifici, non è che uno deve per forza dire il contrario di quello che dice Adinolfi (o persino B.) per essere onesto intellettualmente.

  7. In sei anni di onorata carriera blogger e commentatore, credo sia la prima volta che qualcuno si disturba a citare un mio (per altro lunghissimo) commento da un blog e ripostarlo in un altro. E però devo dire che la situazione è azzeccata. Caro Marco, la teoria che esponi, e che ha esposto per primo un certo Napolitano, oltre a Marione, è sbagliata. Gravemente sbagliata, aggiungo io.

    L’unico motivo per cui quando la Consulta dichiarerà anticostituzionale il Decretino che hanno voluto insieme Napolitano e il Governo (perché questo è un altro elemento interessante: Napo lo ha proprio difeso e fatto suo, quel Dl, non si è limitato a firmarlo ob torto collo dicendo “secondo me questo Dl è uno schifo, ma per amor di patria…”), dicevo, l’unico motivo per cui quando la Consulta dichiarerà anticostituzionale il Dl non sarà il caso di chiedere l’impeachment di Napolitano, è che viviamo in un Paese semi-libero. Nel quale il secondo in linea di successione è una specie di zombie del Presidente del Consiglio: Schifani.

    Quindi teniamoci il pavido Napolitano, l’uomo che bada alla sostanza più che alla forma, nel punto cerniera del garante della forma Costituzionale. Teniamocelo, perché siamo rimasti con due soldi e una camicia. Ma da qui a giustificarne l’operato, e beh, proprio no.

    Napolitano è già passato alla Storia come il Presidente pavido. Quello del “non si poteva non votare senza la lista del partito più grosso”. Se lo racconti all’estero, sai le risate.

  8. Ringrazio tutti per l’attenzione. Non ho molto da aggiungere a quello che ho scritto nel pezzo, anche perchè non mi sembra di aver trovato alcuna obiezione alla sostanza di quel che ho detto. Vorrei sottolineare soltanto di non aver sostenuto la differenza (che non può esistere in una democrazia) tra sostanza e forma, che non ho ragionato sulla ratio della legge (per quanto anche i sassi sappiano che la ratio era di proteggere i partiti grandi), che non mi sono appellato al buon senso (che aborro) e non ho sostenuto che il caso di Montecompatri vada ignorato o usato come precedente (caso similmente negativo, naturalmente, a mio parere). Come penso di aver scritto, credo che esista una ragione primaria – quella che lega l’esistenza di una competizione elettorale propriamente intesa alla democrazia – che rende ogni altra disquisizione inutile, che applicherei a Montecompatri o Busto Arsizio, fatte le dovute proporzioni di gravità (ovviamente è meno grave che il PdL non si presenti a Roma, rispetto alla situazione in cui non si presenti nè a Roma nè in Lombardia). Dunque è parimenti inutile che mi obiettiate con riferimento a cose e posizioni che non ho sostenuto.
    Consiglio poi, diciamo in generale nella vita, di evitare paragoni calcistici ed evitare di inserire nel proprio argomentare riferimenti e allusioni di tipo personale, perché se esiste una tesi, essa viene da loro offuscata, se non esiste alcuna tesi è l’unica cosa che rimane, qualificando chiaramente chi scrive, sia pur dietro un nomignolo.

  9. Filippo

    Clama e Gesso. Le regole sono le regole. Il PDL avrebbe dovuto fare meno il gradasso. Non si può accettare una simile strafottenza. Il decretino à una coltellata alla certezza del diritto. Si sarebbe dovuto trovare un accordo politico fra tutte le forze. E dico tutte. Ma il PDL, sicuro della propria maggioranza, non credo fosse interessato li per li’.

    Non sbagliamoci il golpe non l’hanno compiuto i giudici come ha scritto qualcuno (utilizzando un linguaggio stranamente simile a quello di un certo imprenditore brianzolo). Il “golpe”, la coltellata all’ordinamento, è la maggioranza che l’ha data attraverso il suo decreto last-minute.

  10. lorenzo

    @ Marco. Se sostieni che competere in due è meglio che farlo da solo, in linea di principio ti do pure ragione. Se però mi racconti che pur di competere in due ci si può pure permettere di pisciare su costituzione e istituzioni dello stato temo di non condividere quello che dici. Il mio pensiero era (ed è) questo, tutto qui. Se sostieni che i miei argomenti sono giusti, ma c’era da fare le elezioni, tutto sommato c’ho preso e non l’ho fatta così tanto fuori dal vasino. Anche perchè il nodo delle liste a questo giro non è mai stato così sostanziale: loro le liste non le fanno perchè le considerano terra di spartizione (e il piddì a volte fatica a dimostrarmi di essere diverso). Loro sono costretti a presentare le firme perchè non hanno voluto approvare una legge elettorale regionale (in Lombardia) e sono appesi a un listino di raccomnadati per lo stesso motivo. E si potrebbe continuare per un altro po’, ma lascio perdere.

  11. raoul

    Personalmente condivido il post di Marco parola per parola, dalla prima all’ultima. Napolitano ha interpretato il concetto di democrazia in modo genuino, da presidente di tutti. Hanno avvelenato il clima politico in questi anni e il risultato e’ che anche da questa parte si respira in questa circostanza un clima da curva ultra

  12. Solo per dire che all’interno del commento che ho scritto io da Mario Adinolfi, c’è un riferimento a Marco Simoni che io non ho fatto. E infatti è messo tra parentesi e c’è la nota “ndr” che significa aggiunto da Antonio, che ha portato qui quel mio commento, per altro senza chiedermene il permesso.

    Nel merito, penso che confondere il rispetto della legalità e delle norme elettoriali con il “clima da curva”, come dice Raoul significa o non essere mai andato in curva allo stadio, oppure avere le idee confuse su quella scritta “La legge è uguale per tutti”. E anche sul concetto di democrazia, aggiungo. Va da sè che se l’errore fosse stato fatto dal PD o da IDV, io avrei sostenuto *esattamente* le stesse cose. Naturalmente, Berlusconi non avrebbe, di contro, fatto un Decretino anticostituzionale e non starebbe ora portando allo scontro in piazza. Ma Berlusconi è un eversore dello stato di diritto, io no.

    Il “facciamo finta di niente per il bene ultimo di correre tutti alle elezioni” che suggerisce l’ottimo Marco si poteva fare solo nei termini suggeriti da Pannella: rinviare le elezioni per tutti, fare una sanatoria sulle firme per tutti, ripartire da zero, farsi ridere dietro dal resto del mondo e ricominciare tutto da capo. E anche così, si sarebbe forzata la legalità, ma almeno in un modo dignitoso. La strada seguita dal Governo è semplicemente sconcertante, al punto che alla fine il TAR del Lazio ha dovuto prenderne atto, e anche l’Ufficio elettorale.

  13. raoul

    Caro “nessuno” e anellidifumo, non so come si faccia ragionevolmente a pensare che meta’ delle persone non possano votare le persone in cui hanno fiducia. Se a voi sembra una cosa da democrazia “normale”… Poi, sul perche’ e per colpa di chi l’Italia non riesca piu’ ad essere una democrazia “normale” ormai da anni siamo d’accordo al 100%.

  14. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    Mah, Raoul, meta’ degli elettori non avrebbero potuto votare nelle persone in cui hanno fiducia proprio per i casini fatti dalle persone che hanno votato o vorrebbero votare. Io personalmente concordo con quando sostenuto da Luca Sofri: escludere il PDL sarebbe stato un bel modo di evidenziare la responsabilita’ del voto. A maggior ragione dopo la tracotanza esibita, per rimediare a casini generati tutti da loro.

  15. Filippo

    Ivan Scalfarotto aveva illustrato quello che sarebbe dovuto succedere in una paese ideale. Beh io quel film “sognato ad occhi aperti” da Ivan, lo “quoto” totalmente.
    Nel paese che io ho in mente (o piutto che ho “in sogno”) le cose dovrebbero andare in quella maniera.

    Detto questo qui penso che ci stiamo sbagliando, il decretino è stata una coltellata all’odrinamento, ed il PDL si è comportato in modo arrogante e da vero “eversore dello stato diritto” (che poi secondo me manco sanno cos’è).

    Biosgnava sforzarzi di trovare una soluzione? Rispondo si. Ma non quella li, quella del decretino. La soluzione dovrebbe essere stata politica. I responsabili politici di tutti i partiti si sarebbero dovuti riunire e trovare un’eventuale soluzione consensuata, tipo quella pannelliana. Così si è voluto assasinre il diritto dimostrando che le regole non valgono, che non esite soluzione politica ma sola la forza e l’arroganza.

    Caro AnelliDi, io penso davvero che tu ed Ivan abbiate scritto le cose più ragionevoli e più sensate. Sensate perchè piene di senso di responsabilità, di senso del diritto e di senso dello Stato. Se solo un briciolo della vostra coscienza stesse nei team dei leader e dei responsabili istituzionali.

  16. Scusate se insisto in maniera pedante. Ma a differenza di quel che sostiene Anelli, per di più con un virgolettato, io non ho mai sostenuto “facciamo finta di niente per il bene ultimo di correre tutti alle elezioni”. Denunciare l’inettitudine e la prepotenza era un naturale dovere di una opposizione degna di questo nome, magari legandole anche ad inettitudine e prepotenza su altri temi di sostanza (esempio facile: il nucleare, altro esempio facile: i licenziamenti e la crisi), mentre ci si adoperava per garantire una competizione elettorale vera. Invece siamo arrivati ora alla situazione di caos totale, dove Bersani dice “votiamo e vinciamo” (certo, nel Lazio senza avversario) Berlusconi ha una autostrada per gridare allo scandalo e la politica, i contenuti, il merito delle cose, ovvero la democrazia, rimane un desiderio futuribile.

    @Raoul, anche io sono giunto alla tua stessa conclusione, un po’ sconfortata.

  17. Filippo

    Marco, si ok, d’accordo con questo tuo ultimi intervento.
    Ma la soluzione doveva essere politica, come già detto sopra.

  18. Francesco Cerisoli

    Riciclo dalla ML
    Mi sembra, parlando terra terra, che siamo all’uovo e alla gallina: il diritto garantisce la democrazia o la democrazia produce il diritto? Non se ne esce e lascerei volentieri la questione ai filosofi. Nel PD di stamani ci sono 2 fenomeni:
    1) fra nemmeno 20 giorni ci sono le elezioni e bisogna cercare di vincerle, se possibile. Da situazioni svantaggiosissime (remember Marrazzo?) ci ritroviamo in un vantaggio mostruoso, che non e’ quello di fare le elezioni da soli, cosa della quale decidono gli organismi terzi, ma quello di avere la prova tangibile che il PDL e’ una banda di cialtroni, il partito del fare, quelloil cui capo e’ amato dal 120% degli italiani, non e’ capace di raccogliere 3500 firme valide. Basterebbe mettersi alla finestra e spernacchiarli senza pieta’. Non ci doverbbe essere esponente, iscritto, elettore del PD che dicesse qualcosa di diverso da ” ‘a ridicoli!!!”.
    2) Berlusconi piega la Costituzione, il Capo dello Stato, il Diritto alle sue esigenze. In difesa della democrazia e delle sue regole tutti i cittadini onesti dovrebbero manifestare contro la violenza privatistica che questa banda di delinquenti mette in atto da anni contro le nostre istituziooni democratiche.
    Di tutto quel che c’e’ nel mezzo, le firme di Napolitano, il balletto delle liste, il diritto dei cittadini a votare per i loro candidati (io credo che tanti avrebbero voluto votare Obama presidente della Lombardia, ma questo diritto non e’ ahime’ rispettato) e’ inutile discuterne…

  19. Marino

    @Marco
    “Invece siamo arrivati ora alla situazione di caos totale, dove Bersani dice “votiamo e vinciamo” (certo, nel Lazio senza avversario)”

    maddechè…la lista della Polverini, quella di Storace e l’UDC ci sono, l’elettore di centro-destra può votare il candidato più importante, quello per il governatore (rectius, Presidente della regione, mica è Schwarzenegger in California). Sembra che abbiamo introiettato la versione populista e plebiscitaria della democrazia. Lo so che è controintuitivo e sgradevole, ma:

    1) alle elezioni politiche non c’è il quorum. Dove il quorum si è ritenuto necessario, è stato istituito. Di conseguenza le elezioni sono valide e legittime anche se voto solo io, e il mio gatto se avesse l’elettorato attivo. Se poi la mancata partecipazione alle elezioni di una lista dipende da fatto illecito di chi doveva presentare la lista (hanno perso tempo perchè stavano modificando di straforo la lista su cui avevano raccolto le firme, che non è esattamente legale), non si possono fare sconti, sarebbe favoreggiamento.

    2)L’eguaglianza del voto. Prima delle elezioni tutti i partiti sono uguali, quello che ai sondaggi ha il 45% e il Partito più Comunista più Rivoluzionario dei Lavoratori Molto Incazzati che prende 59 voti su una lista di 60 candidati. Altrimenti i partiti hanno differenti diritti, e aiutiamo SB quando dice ad es. che il tempo il televisione va dato in proporzione alla forza elettorale, e gli elettori hanno differenti diritti, quelli dei partiti più grossi hanno il diritto acquisito a trovare sempre il simbolo sulla scheda. Ogni riferimento ai maiali di Orwell è casuale e involontario… A proposito, secondo uno studio su vox.eu i privilegi a favore di chi è già in carica rendono più difficile punire i governi con cattive performances: http://www.voxeu.org/index.php?q=node/4686

  20. Filippo Zuliani Filippo Zuliani

    Finalmente. Il buon Cerisoli non si smentisce. Buon sangue, e pragmatismo olandese, non mente.

  21. Sarò un po’ lungo, chiedo scusa.

    Marco, è vero che non hai scritto letteralmente quel che io ho messo tra virgolette, scusami anche tu. Però la sostanza del tuo post è qui sopra e la possiamo leggere tutti. La sostanza è: siccome il PDL è un partito grosso, che come dice Raoul è votato da metà dell’elettorato, non lo si può escludere dalle elezioni nemmeno nel caso in cui non rispettano i termini temporali di presentazione della lista.

    Ora, ci sono alcune imprecisioni.

    1) Il PDL non è mai stato votato dalla metà degli elettori di Roma o del Lazio, ma da una percentuale di tutto rispetto, attorno al 40%.

    2) Le elezioni senza la lista del PDL non significa che sulla scheda troviamo la Bonino e basta, bensì la Bonino e la Polverini, ciascuna sostenuta da 7-8 liste. Fra queste, oltretutto, c’è la Lista Polverini, che è sostanzialmente una lista succursale del PDL. Poi c’è il Listino del presidente, che comprende nomi di ras del PDL che sarebbero automaticamente in Consiglio qualora vincesse la coalizione della Polverini. L’elettorato di destra potrà quindi sempre votare la sua candidata e scegliere fra 7 liste che la sostengono (oltre a fare il voto disgiunto, ma di questo ora non ci interessa). Diversi maggiorenti del PDL finirebbero cmqe in Consiglio fra la Lista Polverini e il Listino. In questo senso, la democrazia plurale è più che garantita, carissimi.

    3) Le regole sono regole, e vanno rispettate. Quello che i latini dicevano “Dura lex sed lex”, che è principio un momento alla base della civiltà moderna, oltretutto.

    Il modo di pensare di Napolitano, di Raoul e di Marco è un modo di pensare che in sostanza dice: Sì vabbè, sarebbe questa la cosa corretta (far rispettare la legge); però noi dobbiamo ragionare sugli effetti negativi dell’andare a elezioni senza la lista PDL, così importante, e questi sarebbero effetti negativi per la democrazia, per loro e per noi, insomma per tutti.

    Beh non è così. Perché in quel “tutti” ci siamo anche noi che la pensiamo come me. Potete chiamarci “formalisti”, “giustizialisti”, “legalisti”. Io non me le sento quelle etichette addosso, e rimango al “Dura lex sed lex”. Però quelli come me nella società italiana esistono e siamo parte del “tutti”. In questo senso, Napolitano non è PIU’ il presidente di “tutti” proprio perché ha commesso un atto politico del quale lui per primo non va fiero e del quale noi inorridiamo. Lo ha valutato come il male minore. Noi pensiamo invece che sia stato un male maggiore. Siamo anche sicurissimi (ma proprio sicurissimi) che la Consulta stabilirà che il Dl è anticostituzionale in ben 5 punti diversi. Quando accadrà, non chiederemo l’impeachment del vecchio Presidente che ha attentato alla Costituzione, perché vediamo quale è il contesto. Però non sarebbe un brutto gesto se Napolitano, all’indomani del giudizio della Consulta, non dico si dimettesse, ma almeno riflettesse sulla sua inadeguatezza, in questo caso, a essere l’estremo difensore della Costituzione della Repubblica.

    Fottersene della legge e bypassarla in qualche modo sarebbe un danno per tutti (stavolta si può usare “tutti”) dalle dimensioni enormi, perché sarebbe un precedente che permetterebbe a tutti di dire: questo che stabilisce la legge sarebbe giusto in teoria, ma in realtà poi quest’altro è meglio. Quindi si va all’applicazione del buon senso individuale, che non funziona quando si parla di cose di interesse generale.

    Infine: ricordo che stiamo parlando di una legge elettorale, non di altro. E’ la regola delle regole democratiche. La legge che più di tutte va rispettata in modo pedissequo. Ci fossimo trovati dinanzi a una legge abominevole, votata da un Parlamento sotto dittatura, tipo una legge razziale per dire, che stabilisse di dover discriminare una minoranza, sarei stato il primo a eccepire sulla legge e a comportarmi in modo difforme. Proprio perché, non essendo un formalista o un legalista o un giustizialista, penso che la legge POSSA essere messa in discussione in certi casi estremi. Solo non penso che sia un caso estremo la legge che stabilisce il termine temporale entro il quale presentare una lista alle elezioni.

  22. Oh per altro Maurizio Gasparri (!) vi ha superato in legalità dicendo ieri in tv su Lineanotte del Tg3 che “non è la fine del mondo se la lista del PDL non correrà a Roma: i nostri elettori troveranno il nome della Polverini e quello di altre 7 liste a lei collegate. Potranno crociare quella che preferiscono. Poi noi faremo i nostri ricorsi in Consiglio di Stato, ma intanto, anche finisse così, non è la fine del mondo”.

    Come la mettiamo? Almeno Gasparri c’è arrivato a buoi scappati, mentre il nano eversore ancora stamane parla in modo pittoresco ed eversivo. E voi altri, cari compagni, ve la sentite di controfirmare questo inedito lodo Gasparri? Perché a me sta bene. A voi?

  23. Filippo

    D’accordo con AnelliDi, aggiungendo però quanto già ripetuto ossia che una soluzione si sarebbe poutta trovare li per lì, quando è avvenuto il fatto (il panino di troppo). Una soluzione politica “alla Pannella” (rinvio ed azzeramento)ma e solo e soltanto con la convergenza del maggior numero delle forze politiche italiane. A quetse condizioni si sarebbe pouto fare. Ma d’altra parte che si voleva pretendere da un governo che conosce solo la prepotenza e l’arroganza e che manco sa che cosa vuol dire “stato di diritto”.

    Ma così con il decretino non andava proprio. E’ stato così perpetrato un tentato omicidio all’ordinamento giuridico e costituzionale italiano. Una cosa non da poco. Oltre che di sostanza c’è anche un problema di forma. Che non è esattamente un dettaglio.

    Quanto a Napolitano come già detto altrove, e nel massimo rispetto della persona e dell’Istituzione, mi chiedo se avrà le risorse fisiche, morali e psicologiche per fare fronti ad altri 3 anni in questo pesantissimo clima con la destra che affila i coltelli.

  24. Filippo, che Napolitano non abbia lo spessore politico per poter fare il PdR, purtroppo ormai lo sappiamo. Consiglio quest bel post per un agile riassunto delle firme di Napolitano che sono state giudicate anticostituzionali non da me, ma dalla Corte Costituzionale: http://2piu2uguale5.ilcannocchiale.it/post/2451497.html

    E lo dico con dispiacere, perché io nel PCI sarei stato senza dubbio un migliorista. Ma va detto che al momento di scegliere il PdR io puntai tutto sulla Finocchiaro, o in seconda battuta su D’Alema. Napolitano per me era troppo vecchio, si è rivelato anche troppo pavido.

    Detto ciò, è sempre più affidabile del secondo in linea di successione (Schifani) ma non del terzo (Fini).

Trackbacks / Pings

Lascia un commento

Subscribe without commenting