Salari ed il benessere collettivo

di Giuseppe A. Veltri

Non saprei dire se si tratta di una posizione radicale, certo è che se ne parla liberamente in Gran Bretagna e quindi non deve essere un tabu da circolo vetero marxista. Recentemente, un importante think tank chiamato New Economics Foundation‘ ha pubblicato un rapporto dal titolo ‘A bit richer’.

Le domande alla base di questo studio sono: Quanto valore il nostro salario conferisce al lavoro che svolgiamo?  Superando un concetto ristretto di produttività, quale impatto ha il nostro lavoro per il resto della società e la retribuzione che riceviamo corrisponde a questo valore? Sono retribuiti giustamente coloro che più contribuiscono alla società?


Lo studio è costruito intorno a sei diverse professioni scelte deliberatamente tra il settore pubblico e quello privato per illustrare la questione. Tre sono lavori poco retribuiti, un addetto alla pulizia in ospedale, un lavoratore in una fabbrica di riciclo materiali ed un assistente sociale. Gli altri sono altamente retribuiti: un banchiere della City, dirigente di una azienda pubblicitaria ed un commercialista.

Gli analisti del think tank hanno analizzato il contributo che queste professioni danno alla società (si veda il rapporto per i dettagli metodologici ed eventuali possibili dubbi in merito) ed hanno trovato che i lavori meno retribuiti sono quelli che danno un maggiore contributo al benessere collettivo.

Il rapporto inoltre affronta di petto dieci falsi miti attribuiti al lavoro e i salari. Ad esempio, persone che guadagnano di più non lavorano necessariamente maggiormente di quelle che guadagnano meno o come il settore privato non sia necessariamente più efficiente di quello pubblico. Come alti salari non riflettino necessariamente maggior talento o come i ricchi non contribuiscono maggiormente al benessere sociale.

Si tratta di uno studio interessante, pur essendo in alcuni caso specifico per il caso UK, perché alimenta il dibattito sull’equità sociale e il suo apporto benefico verso la società nel suo complesso, un effetto dimostrato da un crescente e impressionante volume di dati e studi.

In generale, vi è in corso un dibattito accademico e politico in diversi paesi sull’opportunità di intervenire per ridurre l’iniquità’ sociale, intesa come differenze di salari tra le varie fasce di popolazione, per salvaguardare l’armonia ed il benessere collettivo. Un tema veramente di sinistra che potrebbe essere in cima alla lista delle richieste del Partito Democratico nella sua visione sull’Italia del domani perché l’Italia è tra i paesi più ‘diseguali’ d’Europa.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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2 Commenti

  1. antonio g.

    Negli ultimi quindici/venti anni il lavoro dipendente in Italia ha perso 8 punti di PIL a vantaggio di profitti e rendite.E’ un fatto noto ma non è bastato a rimettere con forza al centro dell’azione e dell’identità del PD il tema di una più equa re-distribuzione della ricchezza prodotta.
    Ho paura che la stessa parola redistribuzione li spaventi. Sa troppo di sinistra e di anni settanta in questi tempi di malinteso posizionamento verso aree più moderate e di centro.
    Però ora che il problema sta entrando con prepotenza nelle agende di grandissima parte dei Paesi occidentali, forse si potrà sperare che venga messa da parte la timidezza di questi anni.
    Pena la perdita ulteriore di connessione con i cittadini che hanno poco o che non hanno niente.
    E’in gioco la rappresentanza dei ceti medi e bassi che comunque non avranno mai vera soddisfazione dall’attuale destra berlusconiana che si dice popolare solo a parole mentre fa gli interessi della borghesia di rapina e dei parassiti di tutti i tipi.
    E’quindi a rischio lo stesso PD progressista, ugualitario e solidale il quale in assenza di un posizionamento forte e chiaro potrebbe finire nel tempo col lasciare spazio a chi saprà occupare il terreno di una sana e giusta protesta di chi ha perso negli anni redditi e potere d’acquisto.

  2. nessuno

    …”In generale, vi è in corso un dibattito accademico…”….
    …appunto…accademico.
    per es.:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Interpretazioni_alternative_della_teoria_marxiana_del_valore

    Perdonate il mio commento sincero, ma mentre si discute e si teorizza, 30.000 della °classe operaia° sono in cig, 700-800 mila nuove posizioni da “sottoproletariato”, non ricordo più gli emergenti della “nuova povertà”, distruzione a tappeto della capacità industriale del paese e della sua classe imprenditoriale “sana”, l’ingovernabilità dei poteri della finanza.Aggiungete voi, per la legalità e giustizia socilae.
    Allora mi domando: che battaglia culturale stà avvenendo nel paese, con quali fini? Quali le risposte del fare ora rispetto alla realtà che dovrebbe essere sotto l’oculata attenzione dei “maestri del pensiero”?
    Sembra quasi vedere la brava massaia che diligentemente “spolvera i ninnoli di famiglia nella bacheca” mentre alle spalle gli crolla la dispensa ed il suo contenuto, e si rammarica del “rotolar delle zucche”…..sperando che siano solo zucche e non teste mozzate…

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