Riecco Gelmini

di Tommaso Caldarelli

I regolamenti ministeriali sul riassetto dei licei potrebbero essere definiti “la parte buona” della legge 133: e comunque, non del tutto.

La sostanza del provvedimento è la razionalizzazione delle sperimentazioni scolastiche, che erano diventate, da sperimentali, molto spesso permanenti, in vari casi giustamente (inglese sui 5 anni del liceo, indirizzo linguistico). La riforma procede a un riassetto di esse, individuando sei filoni di studi superiori, e garantendo una quota rilevante di autonomia ad ogni istituto, per attivare quei corsi particolari che essi ritengono opportuni.

Il che, va notato, porterà, se possibile, a una maggiore complicazione del quadro, visto che si conferma il metodo per cui ogni singola scuola potenzia il proprio piano dell’offerta formativa e quindi, in definitiva, ogni istituto sarà diverso e non ce ne saranno due uguali sull’intero territorio nazionale. Si badi bene, ciò non è per forza sbagliato: sarà solo molto confusionario e complicato per le famiglie. L’autonomia scolastica, se ben regolamentata, può funzionare, anche perchè l’alternativa sono le scuole fatte con lo stampino. E io, fossi preside di un liceo classico, userei le ore a disposizione per inserire l’insegnamento del Diritto come curricolare per tutti i corsi: perchè è folle che uno studente umanistico non sappia niente di diritto, e perchè i tre quarti degli iscritti a Giurisprudenza vengono dal classico, e un motivo ci sarà.
Immagino che di idee particolari come la mia ce ne siano in giro per l’Italia, e non vedo perchè non valorizzarle, se ciò è possibile non a discapito delle altre materie e della didattica.

Ciò che è inaccettabile, invece, è che con la razionalizzazione del quadro orario si vadano a perdere ore e cattedre, facendo rientrare i tagli dalla finestra: e che si finisca a tagliare proprio dove ce n’è meno bisogno, ai tecnici e ai professionali.
Questa tendenza è pericolosa, e lo dico da studente di liceo, perchè il disincentivo all’istruzione tecnica e professionale è, semplicemente, una cosa sbagliata: e deriva da una falsa impostazione che è metà Gentiliana e metà falso-sinistroide, ovvero il ritenere che al tecnico ci vanno i poveri e che quindi sia necessario offrire a tutti il liceo.

Non è vero, ed è poco lungimirante un impostazione del genere. Bisogna creare nel nostro paese un sistema di istruzione tecnica e professionale che sia veramente di altissimo livello, e che, fatta salva per tutti la possibilità di accedere all’università (capitolo a parte quello sull’effettiva realizzazione del diritto allo studio), garantisca a chi la sceglie uno sbocco professionale immediato e qualificante. E’ un impostazione pecionamente e falsamente egualitaria, e dunque molto poco di sinistra secondo me, il credere che chi va al tecnico e al professionale sia o un poveraccio o un minus habens. Io ho grande rispetto di chi sceglie un percorso di studi di questo tipo, perchè impara a fare cose che io non sarei mai in grado di fare.

Per questo i tagli del monte ore degli organici al tecnico e al professionale sono l’ennesima iattura di un disegno di riforma della scuola che finirà per livellare i nostri studenti verso il basso, e non verso l’alto.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

2 Commenti

  1. Max

    con il mio diploma di perito agrario sono arrivato ad Harvard University…l’educazione tecnica era ad altissimo livello…almeno fino ad inizio anni 90. poi si e cominciato a cambiare una macchina che funzionava…entrando in una modalita da riforma perpetua a colpi di maggioranza…Berlinguer…Moratti..Fioroni…Gelmini….mah….

  2. l’intervento è nella sostanza condivisibile. solo su un punto (non marginale) metterei in guardia: l’idea (sbagliata) che la qualità della scuola dipenda dalla quantità di ore.

    di per sè quindi il taglio di ore ai tecnici potrebbe non essere una iattura. dipende ovviamente da cosa si taglia (ma su questo la commissione de toni ha fatto un lavoro discreto) e da se e come vengono reinvestiti i risparmi.

    quello che manca al riordino dei tecnici non sono le ore tagliate ma l’investimento in qualità, ad esempio dei laboratori.

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