Paola Binetti ha deciso di lasciare il PD per aderire all’UDC. Non posso certo essere annoverato tra chi non criticava la nostra ex-compagna di partito per molte sue prese di posizione, sul testamento biologico, sull’omosessualità, sul rapporto tra credenze personali e regole democratiche. Per non parlare di quando fece mancare il suo voto alla fiducia posta da Romano Prodi.
Però, al contrario di molti dei miei compagni di strada, laici, democratici, di sinistra, attenti alle questioni dei diritti e della laicità, che stanno gioendo in queste ore, io non riesco a farlo. Perché l’uscita di Paola Binetti sta a significare, secondo me, alcune cose che sono paradigmatiche per come sta diventando il PD e per come non sia riuscito a diventare ciò per cui era nato.
Perché se è vero che non eravamo d’accordo con Paola Binetti su molte cose (disaccordo da lei largamente contraccambiato) è anche vero che in questi due anni e mezzo di strada insieme non si sono mai create quelle condizioni di dialogo proprio su questi temi, un dialogo che avrebbe potuto portare ad una migliore sintesi e ad una maggiore incisività nella società italiana. Il non essere riusciti a convincere Paola Binetti che laicità e fede non sono in opposizione, per esempio o che per una buona politica non è necessaria la precondizione della sacralità ma il più semplice “minimo comune denominatore” del rispetto della dignità di ogni essere umano (concetto non certo scevro al cristianesimo) è una sconfitta di tutto il partito democratico. È parte del fallimento di quella missione alta che aveva il PD, che era una delle basi ideali della sua nascita.
Si assiste così ad un partito più identitario, che magari ci puoò piacere di più “localmente”, ma che non è più il partito del futuro, ma un partito che sembra più rivolto al passato.
È infine curioso notare come da una parte c’è una trasmigrazione di deputati del PD verso l’UDC, giustificata con una caratterizzazione identitaria che non piace del PD, e dall’altra chi questa caratterizzazione identitaria sta evidentemente dando, cerca proprio l’accordo con l’UDC. Un ritorno ad accordi tra partiti identitari. Nulla di nuovo sotto il sole. Nulla che non abbia già non funzionato.
Oggi per il Partito Democratico è un giorno triste, un giorno che sembra portare sempre più lontano quel “nuovo partito” (e non quel partito nuovo) per il quale abbiamo iniziato a lavorare due anni e mezzo fa.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Mi spiace ma non condivido. C’è poco da “spartire” e da ragionare con chi ha dimostrato nei fatti comportamenti da fondamentalista cattolico. La Binetti anche nell’ultima intervista, in cui preannunciava per l’ennesima volta la sua dipartita, ha rivendicato il primato della religione cattolica come ragione sociale del suo operare politico. Il PD, se vuole essere un credibile nuovo raggruppamento di sensibilità, idee, programmi, storie, non può permettersi posizioni prioritarie e subordinate, in special modo se le prime trovano giustificazioni dalle sole indicazioni divine (o vaticane).
Potrei rovesciare il concetto e chiedermi quali erano le aspettative della binetti (rutelli.costa,ecc.ecc.) in seno al pd che aveva dichiarato la sua laicità (La laicità è una caratteristica riconosciuta in molti stati moderni e definisce la reciproca indipendenza fra lo stato e i vari culti e religioni; la teologia di molte religioni fornisce una giustificazione del principio di laicità sulla base della fede, spesso con diverse interpretazioni ed una maggiore o minore separazione tra stato e chiesa.).Quindi se vediamo la “sconfitta” della binetti come una cartina tornasole per il livello di laicità del pd…ebbene ne sono contento. Non era il pd che doveva dialogare con binetti&co., ma semmai il contrario e quando è servito ne abbiamo visto i risultati….(ti ricorda nulla I.Marino?)….ponti d’oro per chi si defila da un partito, già compromesso dalla nascita, che non può essere “laboratorio” indifferente alla società.
Altra cosa,di cui si dovrebbe parlare, sono gli “esercizi matematici” circa il “possesso” di quote di elettori (voto inquinato? lobby?)….ne vogliamo citare qualche esempio ultimo (bertolaso) o sorvoliamo?
Perciò non sono triste. Se il partito esiste, deve esistere nella società e nella mente della “gente comune”..populista?…è davvero brutta parola se si confonde con popolare. Altrimenti è solo alchimia di casta.
Già dato, grazie.
1) Prima considerazione: Posso capire lo scotto, ma la cosa si sapeva. E poi penso che a medio termine l’impatto della sua uscita non sará così negativo. Sul possesso delle quote di voto di elettori, la penso come Ruini. Non credo che si possano sottrarre e sommare voti come pare a te. Come se fosse una perfetta e fredda operazione matematica.
2) Seconda considerazione: Vogliamo dirla tutta? Possiamo pure lamentare il fallimento del progetto del Pd, ma la Sig.ra Binetti poneva degli aut-aut. Per lei nn c’era praticamente compromesso possibile sul terreno della morale sessuale. Per loro il progetto del PD significava accettare in toto la loro versione delle cose. Non esisteva dialogo su quei temi. Ora, se tu a priori rifiuti il dialogo: con che faccia tosta poi te la prendi con gli altri e la loro inflessibilitá?
3) Terza considerazione. In un paese normale, una che ha quasi fatto cadere un governo, dovrebbe essere stata espulsa dal partito. All’epoca del governo Prodi, non sará stata certo lei la causa della caduta, ma la sua attitudine irresponsabile fragilizzó fortemente il Governo. Non gli sarebbe bastato uscire dall’aula o non presentarsi invece di umiliare il Governo in quel modo?
Ecco non scordiamoci quell’immagine, lei circondata dagli eletti del PDL che l’applaudono.Ringranziandola del magnifico autogol. Questa è l’immagine che conserveró di lei.
4) Quarta ed ultima considerazione: Penso che la faccenda Binetti è legata al caso Berlusconi e su come in fondo questa persona ha cristallizzato la vita politica italiana. La sua presenza ha praticamente cristalizzato il dibattito nella sinistra dove in nome del “tutto ma non il Scilvio”, ci si è alleati cn tutto ed il contrario di tutto. La Binetti, nel migliore dei casi, in Francia ed in Spagna starebbe nelle frange ultraconvervatrici dei locali partiti conservatori. Al Parlamento Europeo troverebbe difficilamente un posto del PPE (penso alle sue estravaganti posizioni sulle mozioni anti-omofobia).
Pienamente d’accordo con Riccardo. Quando il dito indica la luna, lo stolto guarda la Binetti.
@filippo: “Non credo che si possano sottrarre e sommare voti come pare a te.” Non dico assolutamente questo.
Per me la binetti è un “simbolo” di questo fallimento di dialogo all’interno del PD. Se poi non siamo stati capaci di dialogare con chi era nel nostro partito, come possiamo pensare di farlo “ad includendum” con chi non lo è?
Certo la Binetti ha detto cose inammissibili. Abbiamo mai discusso con lei dell’inammissibilità di quanto detto? Abbiamo mai provato a scoprire le sue carte per vedere se fosse puro calcolo di bassa politica (ovvero di posizionamento) o folli convinzioni oppure magari c’era uno spiraglio? E se non verso di lei, almeno ci sarebbe potuto essere uno spiraglio verso chi la pensa quasi come lei, ma è “recuperabile” e dialogabile. E anche noi, le nostre posizioni sono sempre intoccabili?
Questo non c’è stato. Hanno prevalso da una parte (i dirigenti) il tatticismo, dall’altra l’esasperazione.
Alla fine abbiamo una società semplicemente un po’ più chiusa e un po’ peggiore. Un po’ meno meno dinamica e un po’ meno moderna. Un po’ meno adatta a leggere il nuovo e a trovare risposte non categorizzabili.
Per quanto riguarda la fiducia a Prodi, si tratta di due anni fa. Se si doveva fare qualcosa per questo lo si doveva fare allora. E poi non è stata “cacciata” ma se ne è andata. Un doppio fallimento, né fermezza né dialogo.
Caro Riccardo,
oggi sei il “mio” portavoce più portavoce che mai. Non dico che bisogna fustigarsi (ehm) per la partenza della Binetti, però forse bisognerebbe leggere con più attenzione il malessere dei portatori di certe sensibilità dentro il PD. E’ interessante, per esempio, come ha commentato la notizia Andrea Sarubbi sul suo blog. Rischiamo di perdere un patrimonio di idee e valori, senza peraltro che ne guadagnino le battaglie civili, quelle laiche sul serio (vedi la storia del crocifisso). E rischiamo che la “santa” l’alleanza con l’UDC diventi un remake dei film di Don Camillo, con Bersani nella parte di Peppone. Una caricatura di modernità di cui il PD non ha proprio bisogno.
Riccardo Spezia da incorniciare. E’ chiaro che il progetto politico del PD, che Riccardo ha descritto molto bene, e’ terminato. Non tanto per la Binetti, che e’ solo l’ icona di se stessa, ma per la incapacita’ di proporre una sintesi culturale e politica tra i riformismi italiani. Si va verso un centro-sinistra con il PD che e’ un DS un po’ ingrassato, che trova spazio per allearsi a destra con l’ UDC e a sinistra con chi c’e’. Che e’ poi il progetto di d’Alema, e a me va bene, dato che sono un dalemiano. Che vada bene anche a Valter Gallo puo’ sorprendere solo chi di Valter non ha mai avuto la fortuna di apprezzare le straordinarie doti intellettuali e l’ impressionante cultura politica.
Oggi è un giorno triste: la Binetti se ne è andata di sua sponte, nessuno l’ha mai cacciata per ignominia e tocca anche sentire le lacrimuccie di Letta & Co.
che se ne vada via quella fondamentalista .
ancora non l’avete capito che non si va da nessuna aprte con la strategia del “ma anche”
Mi permetto di dissentire: la sintesi con i cattolici è fondamentale. Ma Paola Binetti non ha mai cercato la sintesi: ha posto solo veti, pesantissimi, molto più pesanti di quanto lo saranno mai dalla posizione dell’Udc. E la sua uscita dal partito, in questo senso, non può che aiurtare il dialogo trra laici cattoli e laici non cattolici
“Oggi per il Partito Democratico è un giorno triste, un giorno che sembra portare sempre più lontano quel “nuovo partito” (e non quel partito nuovo) per il quale abbiamo iniziato a lavorare due anni e mezzo fa.”
Riccardo Spezia ha ragione a porre la questione in questi termini. L’uscita della Binetti è solo il paradigma di un problema: cioè quello di un PD che non è riuscito ad essere il superamento delle culture politiche del ’900. Quelli che oggi gioiscono dovrebbero dire cosa intendono per PD. Se non è il superamento delle culture politiche allora è un partito che definisce una propria identità sulla scorta di qualcosa di già visto. E credo che un attenta lettura della mozione di Bersani porti a dire che l’identità del PD sia quella di un partito socialdemocratico. Un partito socialdemocratico che ambisce ad essere il perno dello schieramento di centro sinistra e che per governare ha bisogno di allearsi con tutte le forze di opposizione, compresa l’UDC, ma anche con l’aggregazione di sinistra alternativa. Non è un caso, quindi, che proprio dal congresso in poi sia partita una ricollocazione di “anime” che prima stavano nel PD. Perchè quelle “anime” non trovano più ragione nello stare dentro il PD.Dunque un partito di sx che chiarisce la propria identità, ma che proprio per questo gioca sul piano propoprzionale della rappresentanza (e della legge elettorale) dove si possono costruire alleanze programmatiche. In altre parole la strategia d’alemiana ricordata da Gianni.
Allora se questo è il quadro per chi ha creduto nell’Ulivo e nel PD come percoerso verso un sistema politico incernierato sul maggioritario e quindi sulla costruzione di una nuova identità politica del riformismo non rimane che prendere atto del fallimento. D’altro canto il dato vero è che il PD questo gruppo dirigente (in tutte le sue anime) l’ha subito e non voluto. Non è un caso che si sia arrivati alla sua nascita solo nel 2007, cioè con almeno dieci anni di ritardo. Anche in politica gli errori si pagano e questo gruppo dirigente ne ha commessi tanti.
Sentivo molto la mancanza della “saggezza” del dito e della luna…
(dice il saggio cinese: meglio avele culo gelato che gelato nel culo?) 

E che dire del malessere di certe sensibiltà nel pd….i valori…(Dichiarazione della binetti :”Voglio rifare la dc”)….appunto…i “valori della famiglia”….mafiosa!
“”E’ chiaro che il progetto politico del PD, che Riccardo ha descritto molto bene, e’ terminato. Non tanto per la Binetti, che e’ solo l’ icona di se stessa, ma per la incapacita’ di proporre una sintesi culturale e politica tra i riformismi italiani.”" Ma se è terminato il progetto di cosa stiamo parlando? Ed è vera l’incapacità di proporre..ecc.ecc….o più radicalmente ( e ce ne sarebbe…) non è corretto pensare che “il democratic party, i have a dream” è il tentativo più conservatore possibile (mettendo fuori dalla genesi la sinistra radicale storica)…del male minore? (ripeto: Ubi maior, minor cessat) Sarebbe come voler costruire nuovi equilibri utilizzando una bilancia senza un piatto e per fulcro il “bacato sistema”…Ma da quale analisi (storica sociale politica) dobbiamo attingere come patrimonio comune per “spiegare la nascita del nuovo soggetto politico..il pd”…perchè, ho come l’impressione che si leggano due “sceneggiature differenti”….rispetto a quello che appare sul proscenio.La realtà dei quotidiani fatti non si recita, si ascolta. Affinchè, mio parere,si renda utile il ruolo a soggetto nel teatro,disarmante e semideserto, della politica. Per valorizzare il pubblico pagante, che in quanto tale, può richiedere indietro i soldi del biglietto, se non soddisfatto, aldilà di ogni “fondamentale sintesi” (cattolica per dirla alla Elena)…..poi fra dieci anni scopriremo che era più salutare non “creare steccati di sintesi” con alcunchè visto l’enorme massa di popolo migrante che reca con se differenti valori….(dobbiamo elencarli?) con i quali dovremmo fare i conti del confronto “democratico e demografico”
Mi fermo qui, per adesso.
Saaaalve, direbbe il malefico insetto!
Riccardo non confutavo le due idee, mi limitavo a condividere delle mie considerazioni di pancia.
Qd parlavo alla tattica della somma dei voti in realtà non mi riferivo a te, ma al Sr. Due Forni.
Quello dici: né fermezza né dialogo. Riassumi in maniera eccellente il tutto. Grande capacità di sintesi.
Anche se sulla storia del dialogo non so, mi dici che non c’è stato nessuna apertura verso di lei? Non so.
@ all’innamorato della luna – .. ma come può essere un’appassionata del cilicio la cartina di tornasole di un progetto politico?
L’analisi di Riccardo ha il solo torto di aver utilizzato un caso estremo ed irrecuperabile, mica personaggi del calibro della Bindi, di Scoppola, etc …
valter, fossi nella bindi mi darei una grattatina, visto che scoppola è passato a miglior vita quasi tre anni fa …
Al di là delle battute. Certo, Paola Binetti non era forse la più facile con cui dialogare e confrontarsi. Ma l’abbiamo mai fatto? Abbiamo mai aperto una discussione seria (e per questo intendo una discussione all’interno del partito e non solo, calma, ragionata, professionale, al di là degli slogan), sulla questione “laici vs cattolici” in politica? L’avessimo fatto e poi (o anche prima) avesse deciso di andarsene sarebbe stato molto diverso.
Ma a pensarci bene, ha il PD mai fatto una discussione larga e ragionata su qualsivoglia tema? Ha mai pensato più in là delle elezioni successive?
No. Magari siamo noi all’interno in disaccordo su tantissime questioni: lavoro, energia, ambiente, immigrazione … Verrà un giorno il tempo per porsi tranquillamente, senza gli sbraitamenti di un congresso o di una elezione, di fronte a questi temi e ragionare insieme?
Il PS francese e la SPD tedesca, dopo una serie notevole di batoste, stanno proprio in questi giorni aprendo delle “convenzioni” del partito, di ampio respiro, che durano mesi e che servono per arrivare ad una elaborazione della visione della società. Il PD ha mai solo minimamene pensato di fare cio’? I “temi” sono stati mai qualcosa di più che delle caselle dove mettere dei “papaveri” perché ognuno abbia la sua bella etichetta da mostrare da Vespa o da Santoro o da Floris o in qualsivoglia spettacolo di pseudo-informazione?
A me non risulta.
Ecco il PS francese, bell’esempio dopo 8 anni di opposizione….
Riccardo prima parlavo di dibattito cristalizzato. Forse è quello che è successo, ossia che la presenza ingombrante di quella persona, quella li che governa l’Italia come nessuno in 100 e passa anni di storia ha finito per cristalizzare la sx. Ci si ossessionava sul cacciarlo dal governo, e non su che tipo d’Italia si voleva. Non c’è pure un po’ di questo?
Sul caso Binetti, beh è l’ultimo atto (preannunciato) di qualcosa iniziato con la partenza di Rutelli e poi pure di Cacciari. Cmq se mi permetti di guardare un ultima volta il dito, pensa che neanche il Cicoria la voleva nella sua API a questa “personaggia” qui…
esatto filippo, se pure quegli immobili del PS si danno una mossa … rischia che tra un po’ non potro’ guardarli ogni volta che ho bisogno di conforto dal PD, alla ricerca di qualcuno che è messo peggio di noi …
“Ci si ossessionava sul cacciarlo dal governo, e non su che tipo d’Italia si voleva. Non c’è pure un po’ di questo?” Mi pare di averlo detto. E se non è chiaro sottoscrivo. Cacciarlo nel 2006, non farlo tornare nel 2008. Il no-B day dura in realtà dal 1994.
Vediamo se ho compreso. Dal ’94 inizia la dura battaglia al berlusk. Bene, ci sarà una ragione? Ma come si conduce la battaglia? Lasciando all’avversario la scelta delle armi? Male, perlomeno improvvidi se non collusi. Poi la necessità di radunare le forze in campo per l’agone finale, un’armata brancaleone.Si perde di nuovo, inevitabile. Si rimette in piedi un comitato d’urgenza spaventato a morte dall’avversario oramai divenuto nemico aspro,carne da macello.
Che bello però assistere a dibattiti “cristallizzati”, riempie il cuore di speranza, ma come ogni cristallo si frantuma sulle “alte frequenze”.
C’è il momento del parlare e c’è il momento dell’agire, la pausa di resistenza deve finire!
Io non concordo con Riccardo. Mi sembra che la Binetti sia piu’ vicina sui tema che le stanno a cuore all’UDC. E’ una scelta quindi di chiarezza e semplicita’ sia per il PD che per lei. Riduce i conflitti e non e’ niente di drammatico
raoul, mi pare che “luca cicca” (http://www.lucacicca.it/2010/02/16/binetti-si-binetti-no/) abbia sintetizzato benissimo il mio parafrasare “contorto”:
“Insomma, se la Binetti se ne fosse andata al termine di una discussione sulle questioni da lei poste, potremmo forse essere soddisfatti.
Vederla andar via così è come averle dato ragione.”
Ma non credo. Invece a me sembra carino cosi’. E’ una presa di atto serena, a mente calma, che le sue priorita’ si rispecchiano meglio nell’UDC. Meglio per lei, per il PD, per l’UDC, per i lettori dei giornali che avranno qualcosa di piu’ utile da leggere dei contrasti tra la Binetti e il PD, meglio per tutti. Non mi sembra ci perda nessuno
Il pd negli ultimi anni, proprio a causa della politica maanchista che ha messo in atto, ha perso per strada la sua identità e lasciato orfani, sconsolati e un pò sbandati un sacco di persone che ci credevano. Questa specie di compromesso storico postumo (visto che negli anni ottanta sembrava morto) con gli ultracattolici in particolare – peraltro mai del tutto accettato dalla base – e con la margherita in generale ha distorto e annacquato i valori fondanti del popolo di sinistra, oltrechè condizionare pesantemente le scelte del partito stesso. Il risultato, dopo anni di tensioni e ricatti, è stato che i cattolici, un pò alla volta ma manco tanto lentamente, ci hanno rispinto a sinistra (sembrerebbe quasi nostro malgrado!) e se ne sono tornati al centro… forse non era quella l’alleanza giusta, cosa che penso da anni…
Riccardo,
d’accordo: l’abbandono della Binetti misura la incapacita’ del PD di imbastire rapporti e discussioni costruttive con chi siede alla parte opposta dello stesso tavolo. Mi sorprende pero’ che questa critica di metodo provenga dal portavoce de “iMille” e venga rivolta al PD nella sua interezza e nelle persone della classe dirigente. iMille, in quanto movimento, si sono radicalmente differenziati rispetto a questa condotta politica che tu giudichi miope? Hanno offerto alla Binetti e a quella componente cattolica del PD acquartierata su “scomode” posizioni un “telefono rosso” per la comunicazione privilegiata e la discussioni dei temi caldi?
Rammento certi post “scritti de panza” da Scalfarotto, da C.Alicata, dal Prof. Simoni, dalla Lalli, che certo e’ difficile definire come “momenti di discussione su questioni poste dalla Binetti & Soci”. Non vorrei sbagliarmi ma ricordo piuttosto degli inviti a fare le valigie.
Il laicismo di reazione, quello alla UAAR per capirsi, piuttosto che quello di valore, alla I.Marino, non e’ stata forse una delle chiavi ideologiche e di attrazione identitaria del tuo movimento, anche se utilizzata magari in modo non cosciente?
Insomma se l’abbandono della Binetti e’ una sconfitta per tutto il PD (e ci posso anche stare perche’ la tua interpretazione e’ molto interessante ed attraente) mi sarei aspettato di leggere, nel commento del suo portavoce, quanta responsabilita’ di questa sconfitta puo’ essere “condivisa” dal movimento stesso de iMille e come esso intenda “correggere” certi processi per far si che alcune discussioni avvengano realmente in futuro e prima degli abbandoni dei partecipanti.
Un atteggiamento responsabile, credo, e’ quello di colui che avendo individuato un limite nella azione politica della grande organizzazione della quale fa parte, lo denuncia ma al tempo stesso opera innanzitutto nella sua piccola organizzazione di riferimento per far si che questo limite venga di fatto superato.
Comunque grazie per la riflessione.
Saluti.
Dimenticavo … la Binetti?
Era impossibile trattenerla!
@raoul: “per i lettori dei giornali che avranno qualcosa di piu’ utile da leggere dei contrasti tra la Binetti e il PD” questa la sottoscrivo
@perutz: era un po’ implicito quello che tu hai detto. E’ anche vero che iMille non sono il PD …
Oddio,tipica esclamazione del “ruini original” mentre sposta i carrarmatini del risiko vaticano, non stava a noi tirare i dadi?.. Bertolasooooo,Rutelliii, Veltroniiii…..vi ho detto di non giocare con quelle costruzioni…che poi la Caritas s’incazza…e chi lo sente più il pap(p)a!
Quella provvidenza “divina” che, mortificando la ragione,ci ha sempre inculcato la sudditanza, lasciandoci in balia dell’ignoranza, ovvero la risposta del credere fideisticamente.
Quanta capziosità lessicale nel dibattere temi che si torcono avvinghiandosi ad improbabili “tutori di sostegno” dialoganti. Il problema non esiste più, rimosso dal susseguirsi degli eventi, dal magma putrido che emerge dal corpo in decomposizione di questo arcaico paese. E’ un continuo schiaffeggiare la storia, quando si tenta di porre equi-distanti i due corni del problema.
La “politica religiosa”, la “religiosa politica”. Poco chiaro? Proviamo ad analizzare i problemi da un osservatorio ateo..ATEO..e vediamo con quali e su quali metodi progettuali si può convenientemente discutere, anche per il solo scopo di non lasciare nulla al caso…
O.T.:
La campagna, quella vera, mi ha insegnato che per trarre buoni frutti dalla terra, bisogna calarsi in essa, comprenderne i numerosi messaggi, farsi natura nella natura, chinare il capo per non calpestare i germogli,aprire le zolle con le mani dignitosamente, ma sopratutto non avere fede nella “provvidenza”, strano per un villico!
O.T.:…c’è stanno a ruba’ l’urtimi pezzi de’ pane avanzato e invece de’ fa la punta a ‘li forconi……….stamo a pettina’ le bambole….
La prima reazione (ho fatto il classico…): “Nunc est bibendum! Nunc est pulsanda tellus!”.
In quanto al discorso delle identità del PD e della fusione della culture politiche, “un PD che non è riuscito ad essere il superamento delle culture politiche del ‘900.”…
problema, la Binetti appartiene a culture che precedono il ’900, vedi alla voce “Sillabo”.
La “deriva zapaterista del PD” l’ha vista solo lei, (a parte che quella deriva a Zapatero gliele ha fatte vincere, le elezioni).
La Binetti sui problemi della sessualità e della bioetica esprime delle posizioni probabilmente nemmeno compatibili con la costituzione (eguaglianza, pari dignità, divieto di obbligo terapeutico), paragonabili a quelle della destra americana, e non mi risulta che Obama per mobilitare i democratici si sia messo nella sua squadra, per dire, il Falwell di “l’undici settembre è la punizione divina per i gay” o Sarah Palin. Non è un caso che di quelle posizioni in Italia si faccia portabandiera Volontè dell’UDC. Insomma, se il ruolo pubblico positivo della religione nella sfera pubblica è quello di costruire capitale sociale e legami di solidarietà, ci aiuta legittimare chi invece vuole discriminazioni e divisioni?
Marino…….in punta di forchetta! Quoto