Vogliamo segnalarvi un articolo di Irene Tinagli intitolato “Il circolo vizioso fra caste e amicizie”, e segnalandolo vogliamo riallacciarci ad una conversazione avvenuta su questo stesso blog un po’ meno di due anni fa. Si discuteva all’epoca di cambio generazionale e di meritocrazia: e la diagnosi non era molto diversa da quella di Irene Tinagli.iMille.org – Direttore Raoul Minetti
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il secondo link è sbagliato
Grazie! Ora è sistemato!
L’articolo di Tinagli mette il dito su un aspetto grave e importante della politica dell’attuale governo. Che però sembra non attrarre eccessivamente l’attenzione. Mi viene in mente, per esempio, che scuola/università/ricerca erano temi assenti al seminario di Orvieto organizzato da un’area che, pure, ne aveva fatto un tema di campagna per la segreteria del partito.
Eppure l’immobilismo del sistema Italia in economia, innovazione, politica, cittadinanza, diritti ecc. hanno una radice nel sistema educativo. Il suo inesorabile smantellamento toglie sostanza a qualunque altro discorso su qualunque altro tema ‘politico’ volessimo discutere.
Chissà se qualcuno, tra quelli che contano, che sono impegnatissimi, ora, nella campagna per le regionali, ricorderà che scuola/università/ricerca sono uno dei settori di intervento regionali, e proporrà qualche pensiero/programma in merito.
A metà marzo ci sarà in Lombardia (probabilmente a Milano) una iniziativa specifica su scuola e università. Ovviamente per quel che riguarda la scuola, si parlerà quasi esclusivamente degli aspetti che riguardano le competenze regionali
Raffaella: sono con te su quello che dici sull’innovazione. Solo che l’intervento di Irene Tinagli va piu’ in là. Essa oltre a sottolineare questo nostro problema (economia che non riposa su profili qualificati) va al cuore dell’altro Problema nostro, con la P maiuscola. Quello per cui la nostra società sarebbe in un qualche modo aristocratica. La storia dei figli dei bancari che racconta la Tinagli va riallacciata a quell’altra del figlio di papi che Giani Burzi illustrava nella convesazione linkata. Da ni troppo sepsso i figli dei bancari fanno dei bancari, quelli dei medici i medici: in quel miraggio che fu il discorso del Lingotto, il Uolter disse a suo tempo “C’è troppa “ereditarietà” nella società italiana”.
Appunto, Filippo: come possiamo sperare che l’Italia i rinnovi, dalla testa ai piedi, se il suo sistema di formazio e non fa che ripetere lo status quo? Il figlio del medico fa il medico, del giornalista il giornalista, del bancario il bancario: e come potrà mai essere altrimenti se al liceo o all’università vanno solo loro? Chi non puù contare sul babbo laureato non ha nemmeno la scuola su cui contare!
ps: la riforma Gelmini taglia del 40% i fondi per il diritto allo studio. Non male per garantire l’esistente, no?
Raffaella: quello che volevo dire che il problema della poca mobilitá sociale e professionale si pone in tutti i sensi (verticale ed orizzontale). Si è vero in molti casi i laureati son figli di laureati ed i liceali son figli di liceali. Però a questo si aggiunge l’altro problema (il figlio del medico fa il medico). Ricordo una conversazione avuta qualche anno fa cn un medico romano a Parigi, il quale ribadiva propro questo concetto per cui nelle famgilie di medici francesi a differenza di quelle italiani, il figlio non seguiva necessariamente le orme del papi, o cmq lo faceva meno che l’italico collega
Sono d’accordo, aggiungoi soltanto che il sistema della formazione di base e non del nostro paese è fatto proprio per perpetuare questo sistema, mentre dovrebbe essere il primo passo per una parificazione (almeno tentata) dei mezzi a disposizione per la realizzare, poi, mobilità sociale.
Se non equiparo in partenza, posso stare certa che il sistema delle disparità resterà quello che è, solido, intatto. Se equiparo, posso quanto meno sperare che sia intaccato.
In questo quadro, il medico sfrutta il suo ruolo per assicurarne uno identico al figlio, come farà il giornalista, il cantante, l’operaio, l’insegnante. Insomma, il figlio segue le orme del papi, perché il papi può aiutarlo nel campo in cui è esperto e conta qualcosa (almeno a livello di conoscenze).
Raffaella, ci stai dicendo che il sistema attuale non garantisce mobilità sociale? E ci dici che il problema è che le diseguaglianze ci sono anche (soprattutto) in partenza, ovvero fin dalla Primaria? E allora perché la sinistra (che dovrebbe essere la più attenta a questi temi) è così contraria al cambiamento? Non mi si dica che le diseguaglianze del sistema sono colpa dei tagli della Gelmini, perché sono decenni (almeno 30 anni) che il sistema scolastico mantiene le diseguaglianze invece che attenuarle.
E quando le attenua (vedi ultimi dati INVALSI sulla Primaria) no fa verso il basso.
NdR: ovviamente le domande sono retoriche e non sono rivolte a Raffaella