Manuele Bonaccorsi Il giornalista ha scritto “Potere assoluto” un libro-inchiesta in cui mostra che la Protezione civile è diventata un sistema per gestire appalti senza i normali controlli.

(Volontario anti-incendi boschivi – Protezione Civile di Modena: foto di Roberto Ferrari)
La Protezione civile è nata per la “prevenzione delle varie ipotesi di rischio” e il “soccorso delle popolazioni sinistrate”. Ma secondo lei ora è una sorta di licenza d’agire. Perché?
Perché per legge la Protezione civile può avere poteri straordinari, in particolare quello di “violare” le leggi.
Violare le leggi?
Se c’è il terremoto all’Aquila il 6 aprile e bisogna fare entro 24 ore le tendopoli per dare un tetto agli sfollati, io non posso chiedere un’approvazione al consiglio comunale per urbanizzare un parco pubblico prima di poterci mettere le tende.
Ci vorrebbe troppo…
Quindi agisco “in deroga al testo unico degli enti locali”, senza dovere rispettare le leggi. E così in caso di emergenza la Protezione civile può fare delle cose che altrimenti sono reati.
Questo è giusto.
Se lo faccio in periodi limitati, in zone limitate per la durata di emergenze reali.
Non è così?
Dal 2001 in poi, quando Guido Bertolaso è arrivato ai vertici, sono state varate oltre 700 ordinanze di Protezione civile. Una ogni 4 giorni. Gran parte delle quali nulla hanno a che fare con calamità naturali.
Del tipo?
L’emergenza traffico a Catania: possibile che una cosa che sarebbe compito dell’amministrazione comunale diventi emergenza? E non per un giorno: è stata dichiarata nel 2002 ed è rimasta fino al 2005. Emergenze traffico ci sono state anche a Trieste, Gorizia, Reggio Calabria, Napoli, Roma, Milano…
Aveva ragione Jonny Stecchino: il problema dell’Italia è il “traffico”…
Anche quello delle gondole: una simile emergenza c’è anche a Venezia. Per non parlare della Pedemontana veneta. Tutte situazioni che per il governo giustificano stato d’eccezione, stanziamenti di soldi e nuovi appalti. Con potere d’ordinanza.
Cos’è?
Lo strumento tecnico che permette alla Protezione civile di fare il bello e il cattivo tempo. Il governo dichiara lo stato di calamità naturale in una riunione del consiglio dei ministri. Con lo stesso decreto nomina un commissario straordinario, che negli ultimi anni è quasi sempre Guido Bertolaso. E lui assume potere di ordinanza.
A quel punto Bertolaso cosa può fare?
Può varare un’ordinanza che dà a lui stesso il potere di violare le leggi.
Detto così fa un po’ impressione.
Spariscono tutti gli strumenti della democrazia, in cui il potere legislativo (fare le leggi), quello esecutivo (applicare) e giudiziario (verificare se vengono rispettate) sono distinti perché possano controllarsi a vicenda. Nello stato di emergenza i controlli democratici saltano.
Ma la possibilità di violare le leggi vale anche per assegnare gli appalti?
Sì, invece di fare gare pubbliche, il commissario straordinario può dare direttamente il lavoro a Tizio o a Caio.
Per questo uno come Gianpaolo Tarantini aveva interesse a portare le donne al premier affinché gli facesse conoscere Bertolaso?
Esatto. Bertolaso gestisce in maniera assolutamente libera una quantità di denaro superiore a quella di qualsiasi ministero. Cifre per di più segrete.
Come, segrete?
Sì. Io ho calcolato 10,6 miliardi in 10 anni. La procedura eccezionale fa sì che la Corte dei Conti e la Corte Costituzionale (che devono verificare la regolarità della spesa pubblica) non possano esercitare controllo. Non si sa quanti soldi e come vengono spesi.
Ma così si crea una sacca di potere senza controllo…
Viene giustificato in nome dell’efficienza. Ma le inchieste della magistratura sui grandi eventi – non solo quelle di Firenze o La Maddalena ma le precedenti a Catania e Trapani – mostrano che l’efficienza non c’è stata e che spesso gli appalti sono andati ad aziende in odore di mafia.
È successo anche alla Maddalena?
Sicuramente lì ha permesso di aprire i cantieri in deroga alle norme sulla sicurezza del lavoro, o a quella ambientale. Ma anche le indagini per corruzione non sorprendono: quando si sospendono le leggi, imprenditori senza scrupoli hanno facilità ad inserirsi.
All’Aquila, però, l’efficienza c’è stata.
Il governo ha deciso di fare le new town. Intanto tiene tuttora in albergo 6mila persone, le cui case sono poco danneggiate e potrebbero essere riparate con una spesa di 10mila euro. Ma mantenerli lì costa circa 60 euro a famiglia al giorno. Ci sono stati 10 mesi: con i soldi spesi avrebbero potuto ristrutturare sei volte le loro case. Ma alla protezione civile interessava la ricostruzione “in deroga alle leggi”.
Almeno Napoli è stato un successo, o no?
A Napoli hanno risolto l’emergenza rifiuti, dicendo che si può buttare la spazzatura tal quale o sotto terra o nell’inceneritore, anche se produce veleno. Per legge andrebbe separata, in modo da bruciare solo quella che non fa male. E infatti in un solo mese l’inceneritore di Acerra ha già superato il limite massimo di emissioni nocive previsto nell’intero anno.
Elena Tebano
iMille.org – Direttore Raoul Minetti
O.T.?
Mi arrendo. Non voglio più che venga salvata questa democrazia, voglio che venga abbattuta, come un cavallo azzoppato,dispiace per il cavallo, ma non lo si può far soffrire di più.Quanti come me? Nessuno sembra saperlo, ma ci sono.In attesa di una incognita scintilla che dia fuoco alle polveri.Aspettano e nella attesa che si prolunga aumenta il bisogno di giustizia da applicare con fredda determinazione.La giustizia umile, quella del popolo, quella diretta.Non tendo più la mano in segno di pace.Sono obbligato ad impugnare l’arma.
Vis pacem,para bellum, si diceva.
Bene, eccoci, sempre meno fantasmi.Perchè questo?
Ecco.Ruini, e i compagni di merenda, lancia le sue truppe in campo.Impauriti vanno allo scontro frontale, con tutti i mezzi illeciti possibili.I pedoni non proteggono più la regina Letta, si tenta l’arroccamento, il re è sotto scacco, gli alfieri del malaffare politico sono in ambascie.I cavalieri del quirinale, con i loro passi laterali,sono alla biada. La scacchiera è in bilico, sull’orlo.
Attenzione al colpo di gomito, chi lo fara?….Noi, loro, altri?
Ferrero,portavoce della federazione di sinistra, si candida in Campania.
Corto circuio. Cosa faranno Bersani, Di pietro, con De luca? Gli à stata offerta una occasione su di un piatto d’argento.Sapranno rompere gli arcaici schemi del potere ed affrontare le grida dal basso? I grassatori si tolgono la borsa del malloppo e la nascondono in banca.Il PresidioViola, (ultimo?) osservatorio democratico in piazza, è sempre lì.Può distribuire voti o forconi, ancora non si sa, dipende da noi.Nelle piazze, ora ventre molle del popolo, si annusa sempre di più l’odore della rivalsa.Non è così?Allora ditemi come è.
Che tristezza. E pensare che credevamo in una Protezione Civile che ci assistesse in casi di emergenza…
così però non vale! non puoi prendertela con la democrazia se ci sono corrotti che non la fanno funzionare. c’è bisogno di più demcrazia a controllo pubblico, non di meno
Elena……QUESTA democrazia, costruita con vigorosi innesti di P2,QUESTA democrazia cementata dalla casta più malevola del parlamentarismo, QUESTO ascesso democratico NON va salvato. E’ dura pensarlo, ma raschiare via E’ togliere, distaccare, amputare. Non si cura una ferita pietosamente o con l’alchimia. Servono bisturi,lacrime e dolore.
State vedendo cosa succede nel paese reale, fuori dagli studi televisivi?
Italia in Val di Susa
di Marco Revelli|
Quanto è accaduto in Val di Susa nella notte tra mercoledì e giovedì è terribilmente significativo dell’Italia di oggi. Per certi versi tragicamente esemplare. Mentre il paese intero sprofondava nel fango per lo scandalo della Protezione civile, esattamente nel momento in cui a Roma i giudici della Corte dei Conti denunciavano la crescita esponenziale della corruzione, lo Stato si scatenava, con una violenza del tutto sproporzionata e ingiustificata, contro una popolazione che – tra i pochi – tenta di contrastare la logica dell’affarismo e la devastazione del territorio. Comandava la piazza – guarda chi si rivede – lo stesso alto funzionario per il quale i PM titolari dell’inchiesta genovese sul «macello» della scuola Diaz avevano chiesto la condanna a un anno e mezzo di reclusione con l’accusa di aver tentato, come il suo capo De Gennaro, di occultare le responsabilità. E che con De Gennaro era stato assolto, con una sentenza che sollevò scandalo.
Non stupisce che anche questa volta le testimonianze parlino di un accanimento particolare nei pestaggi, con scene simili a quelle di Genova 2001: l’uso feroce dei manganelli, la gente a terra malmenata da grappoli di agenti inferociti, la caccia all’uomo anche quando gli assembramenti erano sciolti, complice l’oscurità e l’assenza di giornalisti. Risultato: un giovane in gravissime condizioni per un trauma cranico con emorragia, una donna di Villarfocchiardo con fratture plurime al volto e alle costole e sospette lesioni interne, decine di feriti curati dai medici in valle per timore dell’arresto in ospedale.
Il tutto per realizzare un’impresa inutile, futile se non truffaldina come ben sa chiunque si sia occupato da vicino della cosa: un carotaggio dal puro significato simbolico, in un terreno geologicamente già ben conosciuto e analizzato, fatto con l’unico scopo di mostrare burocraticamente a Bruxelles che qui si «fa qualcosa» e raccattare con un espediente i fondi europei stanziati. Un dispendio di denaro pubblico per intercettare flussi finanziari da redistribuire nella rete delle imprese e dei professionisti coinvolti in attività prive di utilità reale.
C’erano, dunque, in un «punto solo» – nello spazio sintetico di un episodio – un po’ tutti gli ingredienti della crisi italiana. Di questo lungo, strisciante 8 settembre della repubblica, senza Alleati e senza partigiani, in cui tutto sembra «andare giù» nel fragore del gossip e nell’impotenza delle azioni. C’era l’arroganza cieca di un potere logoro ma ancora capace di far male. C’era il ritorno arrogante, preponente, del nostro passato prossimo non risolto né emendato: la vergogna cruenta di quel G8 genovese, incrociata e sovrapposta alla vergogna sordida del mancato G8 sardo, l’uno all’insegna delle torture (impunite) della Diaz e di Bolzaneto, l’altro delle escort del Centro massaggi romano… C’era, infine – a far da capro espiatorio e a testimoniare un residuo di dignità – la solitudine politica di un pezzo di «popolo» che comunque resiste alla logica che ci ha portati fin qui. E non accetta la riduzione della propria comunità a merce da svendere e mettere a profitto.
Marco Revelli
Nessuno vede giusto. Solo la paura del vuoto e del buio ci trattiene e trattiene tanti cittadini.Questa democrazia non è democrazia, è un corpo putrido che si decompone e decompone quel tanto di coscienza residua.
La paura, anche la mia, è che gettati a mare i resti di questo cadavere verminoso il becchino si vesta di panni nuovi e rimetta in moto la giostra facendo pagare a tutti un prezzo ancora più alto.
E comunque un prezzo andrà pagato, sia continuando a sopportare sia provando a seppellire il cadavere insieme al becchino.
Nei campi di grano maturo si mette un fantoccio di stracci imbottito per tenere lontani i corvi e difendere le spighe….ma ci si difende dal possibile grave temporale solo anticipando il raccolto al momento giusto. Si miete. Con la falce.
Poi, si rilavora il campo per la nuova stagione…..estirpandone prima le erbacce, dissodando, seminando.