di Marco Simoni (da l’Unità)
Siamo forse all’antivigilia della fine del sogno dell’Unione Europea? Può sembrare una domanda molto drammatica ma questo non la rende meno impellente.
La crisi del debito della Grecia, la profondità della crisi spagnola, le difficoltà di Stati più piccoli come Portogallo e Irlanda, non accompagnano solo un interrogativo economico e sociale legato ai nostri partner, ma una questione più profonda che riguarda l’impianto e la tenuta delle istituzioni europee.
La Grecia, che ha già congelato gli stipendi dei dipendenti pubblici, sta per presentare i dettagli del suo piano di risanamento, che conterrà più tasse e meno spesa. Si tratta di un piano obbligato, approvato dalla Commissione, dopo la scoperta dei trucchi contabili che avevano tenuto celata la reale dimensione del deficit ellenico, un piano che ricorda molto da vicino quelli che il Fondo Monetario Internazionale imponeva ai paesi n via di sviluppo negli scorsi vent’anni. È molto facile anche prevederne le conseguenze: un aggravamento ella crisi economica, altissima disoccupazione, forti tensioni sociali.
Potrebbe darsi che la Grecia non riesca a sostenere misure così draconiane, dai costi sociali pesantissimi. In quel caso gli altri Paesi dell’Euro dovrebbero decidere se accollarsi i debiti della Grecia, vedere la moneta fortemente indebolita da una crisi debitoria che la riguarda, omagari sancire la fine dell’Eurocome l’abbiamo conosciuto finora.
Si tratta di uno scenario dal profilo politico ed economico molto serio, soprattutto perché quello della Grecia, come già richiamato, non è un caso isolato, in questo momento di crisi globale. Il modo in cui questo frangente storico verrà superato, dunque, determinerà molto del futurocammino dell’Europa.
La generazione politica al potere negli ultimi quindici anni ha finora fallito la missione di dotare l’Unione di istituzioni capaci di portare avanti il progetto senza incappare in un ostacolo ad ogni imprevisto. Ad una politica monetaria unita nel segno dell’Euro non si è affiancata una politica economica degna di questo nome: oggi si pagano i prezzi della mancanza di visione di ieri. L’idea che un “vincolo esterno” potesse essere sufficiente a modificare abitudini istituzionali negative, esemplificate dalla corruzione etica alla base dei trucchi contabili dei greci, non solo si è dimostrata un’illusione, ma ha essa stessa contribuito alla condizione attuale perché sottendeva l’idea della necessità di una tutela permanente.
Da un lato le scappatoie sono sempre infinite. Dall’altro, l’idea del “vincolo esterno” negava alla radice la necessità di costruire nuove istituzioni, basate su una piena assunzione di responsabilità, sia dei Paesi individualmente considerati, che del loro contributo alla casa comune.



















cioè, tradotto: la ricetta dei tagli stile FMI vecchia maniera è oggi assurda, e dovrebbe essere sostituita da un sostegno concordato alla domanda interna UE (inclusa Grecia) e da un piano di rientro dell’eccesso di debito “sostenibile” dal punto di vista sociale, da finanziare col grasso delle rendite finanziarie ancora annidate nell’economia globale (tipo le tasse “vere” sui guadagni di capitale proposta da Stiglitz).
Oppure ho capito male?
Dite alla De Gregorio di dare piu’ spazio al Simoni. Articoli cosi’ densi di significato perdono gran parte del loro valore quando sono compressi cosi’ tanto per star dietro al limiti di pubblicazione.
concordo con antonio … oppure mettere lo spazio “corrado traduce”
Corrado non ti seguo; la Grecia deve essere messa sotto tutela in qualche modo, appoggiarla ponendo pero’ delle condizioni ben chiare. No? Perché senno i trucchi contabili con cui hanno
ingnnato Bruxelles dove li mettiamo?
Detto questo:
-Penso che si andrà ad intervento coordinato UE-FMI. Molti temono che se queste misure le impone l’UE e non l’FMI aumenterà il malcontento verso Bruxelles. Ma allo stesso tempo se si lascia intervenire l’FMI, noi dell’euro facciamo la figura di quelli che non sanno risolversi i problemi da soli (poi dicono la grandeur…).
-Indipendentemente dalle misure che verranno prese finché avremo una unione monetaria zoppa (senza una politica economica propria), risulterà difficile essere operativi e credibili. Che aspettiamo? La prossima scossa?
Filippo, concordo totalmente sull’ultimo punto. Però non sono affatto convinto che la ricetta giusta sia la solita richiesta di tagli alla spesa pubblica lacrime e sangue. Come ha mostrato abbondantemente, tra gli altri, Stiglitz, quella ricetta applicata all’epoca del Washington Consensus, non ha affatto funzionato né protetto dalle crisi e dei default, ma in compenso ha aumentato la ingiustizia sociale e peggiorato la distribuzione dei redditi. Quindi, perché dovrebbe funzionare oggi per la Grecia?
Discorso diverso, sul quale ovviamente hai ragione da vendere, è la necessità di mettere comunque la Grecia “sotto tutela” visti i trucchi contabili e la scarsa o nulla credibilità dei governanti greci. Ma sotto tutela non significa necessariamente lacrime e sangue sulle spese sociali, ma piani di rientro ben fatti. Insomma, Ciampi e non i Chicago Boys…
Esatto Corrado, il punto è quello di mettere sotto tutela la Grecia, e seriamente (niente piu’ trucchi con i numeri!) senza pero’ privarla del suo (seppur gracile) welfare. Tagliare le spese del welfare (pensioni, salute e scuola) avrebbe effetti ancora peggiori.
Pare che al FMI, dicano che all’UE siam dei poppanti per esser arrivati a questo pnto senza fare nulla. Passi, ma dobbiamo mettere le basi di un governo economico europeo al piu presto. Dobbiamo dimostrare che siamo adulti e che sappiamo fare le cose da soli ma con metodologie diverse (mantenimmento welfare).
Io se lavorassi nel governo italiano lotterei per questo. Ora il governo attuale dormicchia. Senza parlare di Tremonti che dopo le sue belle dichiarazioni sull’emissione di obbligazioni europee (i cd “eurobonds”) e su un economia etica, s’é appisolato pure lui. L’Italia dovrebbe spingere all’adozione di politiche comuni, attraverso un continuo e cocciuto lavoro di lobby. Insistere, intessere alleanze. Invece… dormiamo il sonno dei giusti.
Paul Krugman preferisce concentrarsi sulla Spagna, ma le conclusioni sono simili.
http://krugman.blogs.nytimes.com/2010/02/09/anatomy-of-a-euromess/
Beh, Riccardo la situazione è critica. O si punta a piu’ integrazione o la vedo brutta. Co che mi stupisce è che ora in Frbbraio la Spagna supplica la creazione di un cosidetto “governo economico europeo”, ossia la gamba che manca all’Europa zoppa (uninoe monetaria senza politica economica propria). Ma fino all’altro ieri che faceva? Perché svegliarsi solo ora?
“l’”Unità, per amor del cielo!!!
che è “Unità”???
grazie, corretto.
detto questo il cielo, dio e l’amore loro
beh sarebbe meglio non scomodarli più di tanto
Aiutare la Grecia? Otmar Issing, Presidente del Centro di Studi Finanziari analizza il caso
http://www.ilmediterraneo.it/it/news/economia-e-finanza/aiutare-o-no-la-grecia-0002801