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Crisi economica, Europa

Grecia e Spagna: ma l’Europa ha già il fiatone?

10.02.10 | 11 Comments

di Marco Simoni (da l’Unità)

Siamo forse all’antivigilia della fine del sogno dell’Unione Europea? Può sembrare una domanda molto drammatica ma questo non la rende meno impellente.

La crisi del debito della Grecia, la profondità della crisi spagnola, le difficoltà di Stati più piccoli come Portogallo e Irlanda, non accompagnano solo un interrogativo economico e sociale legato ai nostri partner, ma una questione più profonda che riguarda l’impianto e la tenuta delle istituzioni europee.

La Grecia, che ha già congelato gli stipendi dei dipendenti pubblici, sta per presentare i dettagli del suo piano di risanamento, che conterrà più tasse e meno spesa.  Si tratta di un piano obbligato, approvato dalla Commissione, dopo la scoperta dei trucchi contabili che avevano tenuto celata la reale dimensione del deficit ellenico, un piano che ricorda molto da vicino quelli che il Fondo Monetario Internazionale  imponeva ai paesi n via di sviluppo negli scorsi vent’anni. È molto facile anche prevederne le conseguenze: un aggravamento ella crisi economica, altissima disoccupazione, forti tensioni sociali.

Potrebbe darsi che la Grecia non riesca a sostenere misure così draconiane, dai costi sociali pesantissimi.  In quel caso gli altri Paesi dell’Euro dovrebbero decidere se accollarsi i debiti della Grecia, vedere la moneta fortemente indebolita da una crisi debitoria che la riguarda, omagari sancire la fine dell’Eurocome l’abbiamo conosciuto finora.

Si tratta di uno scenario dal profilo politico ed economico molto serio, soprattutto perché quello della Grecia, come già richiamato, non è un caso isolato, in questo momento di crisi globale. Il modo in cui questo frangente storico verrà superato, dunque, determinerà molto del futurocammino dell’Europa.

La generazione politica al potere negli ultimi quindici anni ha finora fallito la missione di dotare l’Unione di istituzioni capaci di portare avanti il progetto senza incappare in un ostacolo ad ogni imprevisto. Ad una politica monetaria unita nel segno dell’Euro non si è affiancata una politica economica degna di questo nome: oggi si pagano i prezzi della mancanza di visione di ieri. L’idea che un “vincolo esterno” potesse essere sufficiente a modificare abitudini istituzionali negative, esemplificate dalla corruzione etica alla base dei trucchi contabili dei greci, non solo si è dimostrata un’illusione, ma ha essa stessa contribuito alla condizione attuale perché sottendeva l’idea della necessità di una tutela permanente.

Da un lato le scappatoie sono sempre infinite. Dall’altro, l’idea del “vincolo esterno” negava alla radice la necessità di costruire nuove istituzioni, basate su una piena assunzione di responsabilità, sia dei Paesi individualmente considerati, che del loro contributo alla casa comune.

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