«
»

Economia

Giulio Tremonti, Oscuro Signore

11.02.10 | 6 Comments

di Raoul Minetti

Una delle immagini televisive che piu’ mi e’ rimasta impressa negli ultimi anni e’ un TV7 del 25 Aprile 2008 (Il Mondo e’ Grigio o Il Mondo e’ Blu) condotto da Gianni Riotta con ospiti in studio Paolo Mieli (al tempo direttore del Corriere della Sera), Emma Bonino e Giulio Tremonti. Oggetto del dibattito il tema della globalizzazione con al centro il libro “La Paura e la Speranza” di Giulio Tremonti. Mentre in studio si sfoglia e si discute il libro, Paolo Mieli indica ad un certo punto in Giulio Tremonti il pensatore e ideologo che manca alla sinistra e discute il valore del suo libro nella fondazione di un nuovo pensiero per l’Italia.Una scena che mi colpi’ molto: non capita tutti i giorni di vedere sul primo canale nazionale il direttore del piu’ grande quotidiano di un paese attribuire al neo-ministro dell’economia un ruolo di pensatore e ideologo. Oggi, a distanza di due anni, nel libro “Tremonti. Istruzioni per il Disuso” (L’Ancora del Mediterraneo, 2010) quattro dei piu’ brillanti economisti italiani che lavorano negli Stati Uniti e un economista di Bologna (tutti redattori del noto blog NoisefromAmerika ) dipingono un ritratto assai diverso del ministro (nel libro, l’Oscuro Signore). Il libro si inserisce in un crescente e aspro contrasto tra Tremonti e la “scienza economica”, sia la sua branca accademica (vedi l’equiparazione tra gli economisti e i maghi fatta di recente da Tremonti) sia la sua branca istituzionale-applicata: sono di questi giorni le nuove critiche di Tremonti al ruolo della Banca d’Italia e dei tecnici in generale, con – almeno si legge sui giornali – crescente imbarazzo anche del governatore Draghi.

Con un tono schietto, irriverente, raro dalle nostre parti, gli autori di “Tremonti. Istruzioni per il Disuso” passano al setaccio gli scritti, le politiche di Tremonti, nonche’ l’atteggiamento dei media italiani verso il nostro ministro dell’Economia. Senza troppi giri di parole, il quadro che viene offerto al lettore e’ inquietante. La parte piu’ corposa del libro (capitoli 2-4) si incentra sugli scritti del ministro. Gli autori cominciano anzitutto con il discutere il metodo seguito da Tremonti nei suoi libri, primo fra tutti proprio “La Paura e la Speranza”: il metodo utilizzato per presentare le argomentazioni – sostengono i cinque economisti – manca di qualsiasi rigore scientifico, i dati e grafici presentati sono spesso senza fonte citata, e, quando lo sono, sono spesso estrapolati ad hoc dal contesto di discorsi e studi altrui, senza l’accortezza di presentare in maniera completa i differenti scenari alternativi. Il collettivo di NfA passa poi in rassegna le tesi di Tremonti sulla globalizzazione, il “mercatismo” che e’ stato spesso oggetto degli editoriali dei nostri quotidiani negli ultimi due anni. Tremonti, sostiene il collettivo di NfA, non ne ha azzeccata una. Sbagliata la sua analisi sulle quote di mercato sottratte dalla Cina all’Italia nella zona UE, errata l’analisi sull’incremento dei prezzi dei prodotti che la globalizzazione avrebbe indotto, prive di contenuto scientifico anche varie delle sue affermazioni sull’impatto della globalizzazione sull’ambiente. Tanto per fare un piccolo esempio: il nostro ministro attribuisce spesso la colpa della ben nota crescita del prezzo dei prodotti alimentari alla globalizzazione mentre i cinque economisti di NfA sostengono (con l’ausilio di alcuni semplici grafici e dati) che la dinamica dei prezzi dei prodotti alimentari sia stata molto piu’ fortemente influenzata dalla dinamica del prezzo del petrolio. La parte che sembra pero’ aver piu’ impensierito il collettivo di NfA e’ la sezione del suo libro “La Paura e la Speranza” in cui Tremonti sostiene che “lo sviluppo portera’ alla fine della dipendenza finanziaria della Cina dall’Europa”, quando e’ noto come la Cina sia da tempo un esportatore netto di capitali finanziari. Dato che e’ difficile immaginare che il ministro possa compiere un errore cosi’ grosso (e d’altronde nel resto de “La Paura e la Speranza” parla correttamente di Cina come esportatore di capitali), sorge il dubbio che la bozza del libro non sia stata attentamente revisionata – sembra suggerire il collettivo di NfA. Gli economisti di NfA smentiscono con grafici alla mano anche la frequente affermazione che Tremonti fa in vari suoi testi che “l’essenza della politica sociale della sinistra e’ la spesa pubblica fatta a debito”. Al contrario, ispezionando un semplice grafico sull’andamento del deficit di biliancio, gli economisti di NfA fanno osservare al lettore che durante le legislature 1996-2001 e 2006-2007 (con il centro-sinistra al governo) il deficit di bilancio e’ migliorato mentre e’ peggiorato durante la legislatura 2001-2006 con Tremonti al Tesoro.

Nel quarto capitolo del libro il collettivo di NfA passa in rassegna quelle che definisce le “banalita’ e sciatterie assortite” di Tremonti. La recente intervista concessa da Tremonti al Corriere della Sera il 15 Settembre 2009 costituisce a detta degli autori la piu’ “succosa delle sciatterie”. Tremonti afferma nell’intervista che “la crescita del debito pubblico Italiano e’ per la prima volta inferiore alla velocita’ di crescita degli altri debiti pubblici. Secondo le proiezioni questo differenziale fondamentalmente negativo dell’Italia si chiudera’, in rapporto con gli altri paesi europei, nei prossimi anni”. Gli autori smentiscono entrambe le affermazioni con l’aiuto di un semplice grafico. Ad esempio, nel 2008 in Germania il debito pubblico e’ aumentato meno che in Italia e lo stesso vale per altri paesi Europei (anche se non per Spagna o Grecia, come sappiamo da recenti eventi). In effetti – qui aggiungo una nota io – anche guardando oltre i confini Europei, la dinamica dei debiti pubblici in Asia ad esempio e’ di gran lunga piu’ virtuosa di quella Italiana (si veda il grafico elaborato nei giorni scorsi da J.P. Morgan ripreso sia dal Wall Street Journal che da Repubblica ieri a pagina 11). Inoltre, ci fa osservare il collettivo di NfA, e’ “fantascienza” sostenere come fa Tremonti che si possa nei prossimi anni (una decade?) ridurre di trenta punti percentuali il debito pubblico di un paese che ristagna da dieci anni (chiudendo cosi’ il gap con altri paesi europei). Quello che il collettivo di NfA definisce il “cofanetto delle sciatterie” e’ comunque pieno: il capitolo 4 del libro raccoglie le “banalita’ e sciatterie assortite” di Tremonti sugli argomenti piu’ vari, dalla fame nel mondo, alla sete nel mondo, ai prezzi dei prodotti alimentari, alle dinamiche della popolazione e del reddito mondiali, in quello che a leggere gli autori sembra essere un crescendo di “tuttologia disinformata”. Tralascio qui l’ultimo capitolo (il sesto, sulle “non-politiche Tremontiane”) per fare un cenno al capitolo che e’ apparso a me uno dei piu’ amari del libro: “i mangiamorte”. Gli autori raccolgono qui con dettaglio certosino gli elogi di stampa e altri media Italiani al pensiero e alle politiche di Tremonti. Uno su tutti: il 20 Aprile 2008, in un editoriale del Corriere della Sera, Paolo Mieli affermo’ che “alla Sinistra manca un Tremonti, cioe’ un politico di primo piano che produca analisi innovative in sintonia con quel che si dibatte nel resto del pianeta” (tesi poi ripresa nel sopra citato dibattito televisivo). Alla luce di quanto esaminato negli altri capitoli del libro, gli economisti di NfA si chiedono a quali “analisi innovative” potesse pensare Mieli quando scrisse questo editoriale.

Fin qui un breve e incompleto riassunto di quello che scrivono gli autori. Alcune brevi considerazioni mie, volutamente bipartisan. Ovviamente, per gli amanti di Tremonti si trattera’ di un libro da mal di testa. Per gli avversari di Tremonti, ma forse un po’ per tutti, comunque la si pensi, questo libro sembra segnalare la forte preoccupazione di cinque brillanti studiosi sulla mancanza di un serio dibattito di policy nel nostro paese e sull’impoverimento progressivo del sostrato culturale che dovrebbe alimentare il dibattito politico. I blog di successo come NoisefromAmerika e la Voce sembrano esperimenti isolati in un contesto come quello italiano in cui media tradizionali, think-tanks e universita’ non sembrano piu’ avere sufficiente forza, coraggio o onesta’ di vagliare le affermazioni, le tesi (e anche i grafici esibiti in televisione) di chi ci governa e piu’ in generale della classe politica. Una chiosa finale, doverosa: gli autori di NfA sono degli studiosi brillanti, non fanno politica ne’ di destra ne’ di sinistra sul loro blog, o almeno non sono le loro idee politiche ma la logica e il rigore di studiosi a guidare le loro penne. Se nel loro libro cercate partigianeria fine a se stessa rimarrete delusi.

Buona lettura.

6 commenti

Che ne pensi?

Scrivi qui il tuo commento, o fai un trackback dal tuo blog. Clicca qui per il feed dei commenti.

:

:

Powered by WP Hashcash


«
»