Dio ti vede

di Tommaso Caldarelli

(manifesto D.C. – 1948 – fonte Luca Missero )
Interessante stamattina la lettura della prima pagina de Il Giornale – eh, lo so, peccato – che pubblica un articolo sul voto cattolico. Interessante perchè ogni volta che sento qualcuno parlare di voto cattolico, vorrei fermarmi per spiegargli che il “voto cattolico”, semplicemente, non esiste.

Mi piacerebbe innanzitutto capire cosa intendiamo, quando ne parliamo. Chi è il votante cattolico? E’ uno che vota come gli dice il prete? O è uno che vota chi porta avanti i valori in cui lui crede?

Chi è d’accordo con la prima ipotesi evidentemente non conosce i preti: perchè nessuno di loro ti dirà chi votare. Sarebbe una posizione attaccabile. I preti che conosco ti diranno come votano loro (ma raramente), e principalmente, una frase qui, una parola la, ti diranno per chi non devi votare; per chi sarebbe meglio non votare, in generale. Certamente il risultato è lo stesso, perchè l’indicazione di voto “sacerdotale” si deduce dal complesso di questi comportamenti, di frasi mezze dette, dell’atteggiamento generale: ma i sacerdoti raramente si prenderanno la responsabilità di indicare chiaramente una preferenza. Suonerebbe strano, irrituale, sarebbe controproducente.

Si tratta, del resto, di quello che la Chiesa italiana ha fatto fin dal 1948: si spingeva, si invitava – implicitamente – a votare DC, non perchè essa fosse “affidabile” (la Chiesa, della DC, non si è mai fidata), ma perchè di la c’erano i comunisti brutti, cattivi, mangiapreti e senza Dio.

Chi è d’accordo invece con la seconda ipotesi potrebbe fare il favore di dirmi quali sono, questi convincimenti che inducono il cattolico a scegliere un partito piuttosto che un altro. Penso, ripenso, e non trovo nulla nei Vangeli che possa suonare come un “indicazione di voto”.
La realtà, con buona pace di quelli che attaccano il Concilio, è che il Vaticano II ha semplicemente ribadito ciò che a parer mio è innegabile: e cioè che il Cristianesimo con la politica non c’entra niente, e che il Cristiano è chiamato a rimboccarsi le maniche insieme agli uomini di buona volontà per far migliore il mondo. E chi siano gli uomini di buona volontà, beh, non si sa mai a priori.

Quindi smettiamola di parlare di “voto cattolico”; diciamo invece la verità. Diciamo che, con questa espressione, intendiamo “i pacchetti di voti gestiti dai preti”, ipotesi di gran lunga più aderente alla realtà. Certo che esisterà ancora gente che vota come dice il prete, o che ascolterà indicazioni di voto che vengono dall’alto. Succederà sempre, succede con la mafia, succede quindi con chiunque abbia l’ascolto dalle persone, la loro fiducia e perciò una qualche presa su di esse.

Ma ragionare su come votino i cattolici è un discorso tipico di chi in parrocchia non c’è mai entrato, e che ragionando in questo modo rinuncia a capire la questione: e che quindi, rinuncia anche a conquistare il voto dei cattolici.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

4 Commenti

  1. “E perciò, miei cari fedeli e amati concittadini, io vi esorto a dare il vostro suffragio ad un partito che sia popolare, e cioè democratico e quindi rispettoso della nostra fede cristiana: un partito, per concludere, che sia democratico e cristiano”
    (Sacerdote dal pulpito in “Divorzio all’Italiana” di Pietro Germi)

  2. Leoperutz

    Tommaso,
    tu, come me, sei cresciuto in stretto contatto con quello che e’ l’ambiente e l’associazionismo parrocchiale romano. Condividiamo lo stesso genere d’esperienze anche se divisi da una consistente “gap” generazionale e per questo mi risulta assai strano quello che scrivi. Poiche’ chi condivide con noi il genere di provienza sa bene che il “voto cattolico” esiste e sebbene si sia andato trasformando negli anni (non siamo piu’ all’epoca della riscossa DC del 1985, quando i parroci esultavano dal pulpito per la elezione di Signorello a sindaco) oggi non si esprime certo in una indicazione da parte del clero e nemmeno nella testimonianza, nel segreto dell’urna, di determinati valori cristiani. Il voto cattolico infatti oggi e’, come allora in parte, legato ad una forma di conformismo culturale che vive “a ridosso” delle parrocchie e dell’associazionismo cattolico, nelle parrocchie si ritrova per le “incombenze domenicali” e che coinvolge soprattutto le generazioni avanzate. Difficile dire se le parrocchie e le organizzaioni in genere veicolino attivamente questo conformismo oppure si limitino passivamente ad aggregarlo ma di fatto queste rappresentano spesso un punto di grossa resistenza culturale al cambiamento al punto che alcuni messaggi evangelici di rottura trovano le maggiori difficolta’ di accoglienza proprio in questi contesti. Non a caso, facendo riferimento al Nord, la Lega tenta di strumentalizzare l’identita’ cattolica espressa in forme del tutto superficiali. Essa ha compreso che giocare su certi istinti di conservazione del “popolo delle parrocchie” puo’ risultare politicamente assai vantaggioso. Quindi io direi di si, il voto cattolico esiste, si e’ numericamente e geneticamente modificato ma continua ad esistere, a Roma come in altre zone d’Italia.
    Saluti.

  3. Antonio

    La locandina e’ una chicca dei bei tempi andati.

  4. luca

    Quel manifesto della Democrazia Cristiana che ho trovato in un libretto edito da Savelli negli anni ’70 è parte integrante della mia tesi di laurea. Nella stessa ho esperito una profonda ricerca in merito al periodo antecedente alle elezioni del 1948. Quello che mi era già noto è stato confermato dalla vasta documentazione che ho analizzato. L’influenza della Chiesa nelle elezioni di quell’anno fu determinante, soltanto sei mesi prima delle elezioni, dopo quelle non felicissime per la Dc del 1946, si scatenò una profonda campagna di odio nei confronti del Fronte Popolare (pci + psi). Al giorno d’oggi, dopo la caduta di Berlino, dopo la ventennale ricorrenza di quel fatto, la Chiesa entra a gamba tesa nelle vicende politiche italiane con vari ditkat. Quello di oggi è “Non votate chi difende l’aborto”. Al di là dell’opinione morale che ciascuno può conservare ed esprimere, credente e non, l’aborto è materia regolata da una legge dello Stato. Oggi come allora, anche di fronte ad un profondo cambiamento della società la storia si ripete. Io dico che la locuzione “voto cattolico” ha un senso in quanto richiamo culturale ma dico anche che di fronte ad un processo di secolarizzazione così rapido il “voto cattolico” è un richiamo al conservatorismo politico e non sa salvaguardia della società. Esistono purtroppo decine di costumi sociali che la Chiesa non denuncia in prossimità delle elezioni e che sono vere e proprie piaghe della società. Per usare un linguaggio purtroppo usato da una politica che chiamarla tale è il vero atto di fede, ci saranno le toghe rosse per qualcuno ma le toghe viola non sono da meno. Il tutto è detto con rispetto per le opinioni e le aspettative sociali di ognuno. Saluti e grazie per l’ospitalità.

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