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Diritti

Diliberto il Travagliato

28.02.10 | 6 Comments

di Marco Campione

Oggi ho ricevuto un paio di mail che rilanciano questa iniziativa di Diliberto. Il senso è: Mambro e Fioravanti sono due assassini (due fascisti assassini, per la precisione) e dunque Bonino non dovrebbe avvalersi della loro collaborazione (seppure, per stessa ammissione di Diliberto, dalla “terza fila”). A parte che non so cosa voglia dire “collaborare in terza fila”, a parte che non sono stati candidati a nulla, a parte che non mi risulta che Bonino abbia amici fascisti, mentre non posso dire lo stesso della Polverini, a parte tutto questo, qui si pongono due questioni un po’ più spesse.

La prima: un cittadino, scontata la sua pena, è libero oppure no? Fioravanti ha scontato ventotto anni di carcere (dei quali dieci in semilibertà) e Mambro pochi di meno. Tanti? Pochi? Ai fini di questo post, quelli previsti dalla legge italiana. Qui non è in gioco il garantismo o il perdonismo, come qualcuno ha detto, ma i fondamentali dello Stato di Diritto: un cittadino – scontata la pena – è un cittadino come gli altri (cittadino peraltro lo è – o lo dovrebbe essere – anche quando è in carcere, seppur privato di alcuni diritti) e dunque non deve subire ulteriori limitazioni della libertà. E quanto a limitazioni della libertà – converranno i miei venticinque lettori – ce ne sono assai poche peggiori dell’ostracismo al quale Diliberto vorrebbe condannare i cittadini liberi Mambro e Fioravanti.

Qui non è in gioco il garantismo o il perdonismo, ma se Diliberto e chi concorda con la sua uscita condividono o meno la Legge che consente di scontare una parte della pena fuori dal carcere e la possibilità di godere di sconti di pena, a maggior ragione se il reo dimostra di essere riabilitato. E sul fatto che di riabilitazione si possa parlare non credo si possa dubitare, visto il lavoro che Mambro e Fioravanti portano avanti da moltissimo tempo a fianco dell’associazione Nessuno tocchi Caino. Come ha scritto Francesco Costa in una lista di discussione: “a me il recupero alla società di queste due persone sembra una gigantesca vittoria dello Stato, specie in ragione dei crimini orrendi che hanno commesso nel passato”.

E così veniamo alla seconda questione: quando – a sinistra – diciamo che il carcere deve riabilitare, lo diciamo perché – come si dice per alcuni abiti casual alla moda – “fa figo e non impegna”, oppure lo pensiamo veramente? Troppo facile dichiararlo quando si discute di ex amici e dimenticarsene quando ci sono in ballo ex nemici, non trovate? La coerenza (soprattutto in politica) costa anche un po’ di fatica e impegno: che non abbia voglia di far fatica il leader di un partito ridotto ai minimi termini mi interessa poco, ma che certe scorciatoie continuino a cercarle persone che continuano a dichiararsi di sinistra mi fa un po’ rabbia. E non mi fa ben sperare per il futuro.

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