Corruzione e modello sociale da riformare

di Marco Simoni (per l’Unitá)

(Love tears apart; di neonihil )

Il nostro modello sociale è stato costruito su delle basi corporative e stataliste. Il corporativismo, che consiste nel concedere diritti sociali legati allo stato e alla professione di ciascuno, segmenta la società, e opacizza le relazioni sociali; incentiva la ricerca di rendite di posizione, stimola il sospetto reciproco e mina i meccanismi di solidarietà. Lo statalismo, che vuole regolamentare ogni ambito della società civile, nei suoi minimi dettagli, svuota il dialogo sociale dei suoi veri contenuti, ostruisce la concorrenza e favorisce la corruzione. Il mix di corporativismo e statalismo è al cuore dell’attuale sfiducia reciproca diffusa e di un modello sociale disfunzionale. La debolezza del dialogo sociale e la mancanza di fiducia nel mercato rendono necessario l’intervento statale. Ma, nell’ambito di una logica statalista e corporativa, l’intervento di quest’ultimo consiste generalmente nell’accordare dei vantaggi particolari ai gruppi che ne fanno domanda, sovente a detrimento del dialogo sociale, del rispetto delle regole della concorrenza e della trasparenza, dei meccanismi di solidarietà.

Questo circolo vizioso mina l’efficacia e l’equità del funzionamento della nostra economia. Dato che la fiducia reciproca e le virtù civiche sono essenziali al buon funzionamento dello scambio economico, il deficit di fiducia è associato alla paura della concorrenza. Questa paura stimola la domanda di restrizioni alla concorrenza che conducono a regolamenti farraginosi, i quali creano delle rendite di posizione che favoriscono la corruzione e, di conseguenza, la sfiducia reciproca».
È un estratto di un libro sulla Francia, ma sembra davvero parli dell’Italia di questi giorni. Yann Algan e Pierre Cahuc hanno dedicato il loro lavoro a spiegare la crisi del modello sociale francese (La société de défiance, CEPREMAP 2007 – disponibile online), ma la loro analisi può aiutarci non poco a dare un senso alle recenti vicende di casa nostra. Sfiducia reciproca, mancanza di civismo, frammentazione sociale, disuguaglianza e corruzione si alimentano a vicenda in un circolo vizioso. Tuttavia, la sfiducia e le sue conseguenze, sottolineano gli autori, non sono prodotti culturali immutabili. Al contrario sono caratteristiche che evolvono nel tempo e che vengono fortemente influenzate dalla politica e dalle istituzioni sociali. Valorizzare il merito del lavoro, rendere i diritti uguali per tutti, contrastare le rendite diffuse, ridurre la precarietà, favorire la libertà di impresa, rafforzare un vero dialogo sociale, semplificare i rapporti tra i cittadini e lo stato, sono tutte politiche anti-corruzione più efficaci e durature di inasprimenti del codice penale o di effimere parole di condanna verso i corrotti, tanto facili quanto vuote di reali conseguenze.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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3 Commenti

  1. raoul

    Ne abbiamo discusso anche alla presentazione del libro a NY. Pero e’ stato giustamente osservato che ci sono differenze importanti tra il modello sociale italiano e quello francese, quali un ruolo chiave della grande burocrazia (spesso fondata sulle Grandi Scuole), cosa del tutto inesistente in Italia. Non so se la grande burcrazia francese sia ancora un argine all’invasione del corporativismo e degli interessi particolari, di certo in Italia questo argine non c’e’ mai stato. Questa segna una difrrenza marcata tra i due modelli nel rapposto stato-societa’

  2. nessuno

    Penso e ripenso e nel pensar m’impazzo e dopo aver tanto pensato…..nun ciò capito un c***o!

    Perdonate il motto di spirito irriverente, ma guardate come ricompensa l’Italia coloro che tanta passione dedicano allo studio e all’analisi sociologica.

    http://www.youtube.com/watch?v=bq0M1DTwA08

    truffe culturali-artistiche con i mezzi economici dei padrini della telefonia.
    A quando un saggio studio su come eradicarli senza sporcarsi troppo di sangue le scarpe?

  3. Si inizia con l’organizzazione della corruzione e si termina con l’organizzazione del terrore.(citazione di Jan Theuninck)
    Non possiamo rimanere ciechi agli sviluppi contemporanei nel cuore delle nostre “democrazie”….

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