I cittadini di Urbania, fra non molti anni, potrebbero trovarsi a dover decidere se restare al freddo e spegnere le luci, oppure pagare bollette salatissime per la poca energia fossile ancora disponibile, o ancora bruciare i boschi attorno alla loro bella città. In quel momento, si potrebbero amaramente pentire della loro scelta contraria all’installazione di un parco eolico nel loro territorio, di cui ha riferito Vittorio Emiliani sull’Unità del 22 gennaio, dandone un giudizio entusiasta.
Un simile scenario apocalittico comincia ad essere considerato non del tutto fantascientifico da chi si occupa di energia: ormai anche l’IEA (l’Agenzia Internazionale per l’Energia) accetta l’idea che il picco della produzione petrolifera, se non è già avvenuto, è molto vicino nel tempo. Il futuro ci riserva petrolio e gas sempre più scarsi e, quel che più conta, sempre più difficili da estrarre, più costosi e meno produttivi in termini di energia.
In una simile situazione, paradossalmente poco contano perfino gli effetti deleteri sul clima di un’economia basata sulle fonti fossili. Ciò che conta è, in modo molto più diretto e drammatico, la possibilità di continuare a disporre di sufficiente energia per sostenere le nostre economie.
In questo senso, mi preoccupano discorsi come quelli di Emiliani che, partendo da osservazioni condivisibili sulla tutela del territorio e del paesaggio, finisce per portare acqua al mulino di chi vuole l’immobilismo o – peggio – di chi immagina soluzioni miracolistiche ma – vivaddio – da costruirsi in luoghi già brutti di loro, come le ipotizzate centrali nucleari. Tra l’altro, Emiliani fa affermazioni inesatte sull’eolico quando sostiene che le pale sarebbero terribilmente rumorose e allontanerebbero la fauna, e dopo aver sostenuto che in Italia c’è poco vento, propone di installare l’eolico proprio dove ce n’è di meno – nelle zone industriali in pianura…
Certo, è vero che sarebbe necessaria ben altra pianificazione delle politiche energetiche. Per puntare davvero sulle energie rinnovabili (eolico, solare, geotermico) non basta un sistema di incentivi che tende a concentrarsi sui grandi impianti, e che per di più sarà sempre più “mangiato” dalle scelte nucleariste del governo. Servirebbe aiutare lo sviluppo distribuito su piccola scala non solo del fotovoltaico ma anche del micro eolico e del geotermico a bassa entalpia. Puntare sull’eolico off shore, privo di controindicazioni paesaggistiche (eppure rifiutato da alcuni). E dare spazio e fiducia a nuove tecnologie ormai tecnicamente disponibili ma ancora imbrigliate nelle difficoltà organizzative, burocratiche e finanziarie, come il kitegen (eolico d’alta quota), che tra l’altro risolve in gran parte anche i timori “paesaggistici” di Emiliani.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti







Ma Emiliani che ha detto? Un link, o un virgolettato, ce lo potrebbe fornire?
Ops, i link sono saltati tutti. Ecco intanto quello dell’articolo di Emiliani.
ari ops: ora i link ci sono!