Tutti sul tetto?

di Francesco Cerisoli

Si è conclusa l’occupazione del tetto dell’Istituto da parte dei precari dell’ISPRA. L’accordo siglato fra rappresentanze sindacali e Ministero dell’Ambiente prevede che saranno rinnovati fino al 31-12-2010 i contratti scaduti a fine 2009, e sarà stilato un piano di nuove assunzioni tramite concorso per il triennio 2010-2012.

E’ certo positivo che si sia trovata una soluzione, sebbene temporanea, per coloro che rischiavano di restare senza uno stipendio (circa 200 persone). La promessa di nuovi concorsi lascia invece un po’ perplessi, per una serie di motivi.

Nessuno ha parlato apertamente di stabilizzare (ovvero far diventare contratti a tempo indeterminato) i contratti dei precari accampati sul tetto dell’ISPRA. Questo non perché non sia possibile (basta un provvedimento ad hoc del Ministro o, al limite, un DL, o un emendamento a qualunque legge in discussione in Parlamento), ma perché quelle pratiche meritocratiche invocate da tutti a parole verrebbero “saltate” nei fatti (hai fatto x anni di precariato=ti stabilizzo… e il merito?). Però la promessa dei nuovi concorsi arriva proprio in risposta alle proteste dei precari dell’ISPRA, e, in teoria, un concorso pubblico è una competizione aperta fra tutti i candidati che rispondano a determinati requisiti. Quindi, sempre in teoria, se venissero messi a concorso 200 posti di qui al 2012, niente garantirebbe ai “precari sul tetto” che sarebbero proprio loro a vincerli (sennò dove starebbe, di nuovo, il merito)?

Nasce quindi un sospetto: che i concorsi siano, come capita ormai sempre in Italia, un paravento. Guardando il regolamento in uso all’ISPRA fino ad oggi, il sospetto trova conferma: i candidati devono sostenere 3 prove (2 scritte, una orale), che assegnano fino a 90 punti sui 100 totali. Al curriculum scientifico dei candidati sono riservati 10 punti, di cui 5 specificamente assegnati in base all’anzianità da precario accumulata proprio all’ISPRA. Saranno queste stesse regole a individuare i vincitori degli annunciati concorsi? E in tal caso chi, tra quelli che hanno una minima conoscenza del “sistema”, potrebbe sbagliare ad indovinare i nomi dei vincitori il giorno in cui usciranno i bandi?

Anche se in maniera discutibile, il DL180 ha stabilito che nei concorsi per ricercatore all’università non ci saranno prove scritte od orali, e che il 100 per cento della valutazione dei candidati sarà effettuata su titoli e pubblicazioni. E, soprattutto, non saranno concessi “punteggi riservati” a chi ha fatto il precario nella stessa struttura che bandisce il concorso. Che piacciano o meno, queste regole aiutano ad evitare che i candidati interni abbiano per legge e per pratica d’uso un vantaggio sugli altri che prescinde dal merito. La domanda è: perché si invoca la rivoluzione meritocratica nelle Università e negli enti di ricerca si lasciano invariate quelle regole che nella pratica hanno dimostrato di poter far vincere un candidato a prescindere dal merito? Che differenza c’è fra un ricercatore universitario e un ricercatore del CNR o dell’ISPRA? O meglio, che senso ha applicare regole meritocratiche in un “giardino” e in quello vicino continuare a fare tutto come ai vecchi tempi? Caro Ministro Prestigiacomo, possiamo cambiare il regolamento anche all’ISPRA? Se teme la rivolta, e una nuova occupazione (beh, fare il Ministro significa assumersi responsabilità, ogni tanto), allora scriva un bel DM e consenta l’assunzione per chiamata diretta dei precari ISPRA. Così ci eviteremo la manfrina del concorso farlocco e faremo dell’ISPRA il primo istituto di ricerca con un sistema di reclutamento simile agli omologhi europei (sperando che il Ministero poi faccia giustizia nel caso di assunzioni di incapaci).
Per concludere, vorrei riassumere alcuni preziosi insegnamenti che possiamo trarre alla vicenda ISPRA.

1) Il Governo è debole. Va bene che era freddo, ma 50 persone accampate sul tetto per due mesi, in un istituto commissariato, hanno strappato il rinnovo di contratti che erano “a progetto” (se erano progetti, erano conclusi… però li hanno rinnovati), e nuovi concorsi per i prossimi 3 anni. Forse non tutte le Universita’ hanno tetti accoglienti come quello dell’ISPRA, ma certo nelle università per un risultato del genere se ne potrebbero smuovere 5000 di precari!
2) Le iniziative “eclatanti”, se ben coperte dal punto di vista mediatico, pagano. La webcam, la rubrica giornaliera sul Fatto Quotidiano (ad opera dell’ex-addetto stampa dell’ex-Ministro Mussi), i filmati su youtube rilanciati dai principali quotidiani nazionali sono tutte trovate che hanno aggiunto un peso determinante all’occupazione.
3) I sindacati sanno dell’esistenza dei precari, ma finché non vengono fatti incontrare (e questo tipo di iniziative lo rendono possibile, perché l’occupazione rientra nel vocabolario del sindacato) non se ne interessano. Lamentarsi dell’assenza dei sindacati e’ una pratica sterile: tirarli in ballo funziona di più.

Allora… Tutti sul tetto?

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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3 Commenti

  1. michela

    ciao. sono una delle ricercatrici precarie dell’ISPRA, occupante del tetto. Concordo su alcuni dei punti riportati dal collega: 1- anche noi abbiamo contestato la scarsa valorizzazione del cv (solo 5%). Ci hanno detto che la stessa valutazione è prevista nei bandi cnr…ma non ho ancora verificato. 2- Anch’io credo che dopo 10-12 anni di precariato e partecipazione attiva nell’ente si debba evitare la farsa del concorso e utilizzare l’art.5 del CCNL. All’ISPRA come in ogni altra università 3- mi auguro e ci auguriamo che le situazioni eclatanti come l’occupazione si moltiplichino.
    Su altri punti vorrei fare chiarezza: l’Ispra rientra nelle Pubbliche Amministrazioni; come CNR, ENEA, INGV; INRAN, INEA, l’Ispra gode di alcune deroghe riservate agli Enti Pubblici di Ricerca. Questo spiega il punteggio per il servizio svolto nell’ente. Riguardo alla copertura mediatica: abbiamo deciso in 6 di occupare, nell’incoscienza di ciò che sarebbe successo, e con un sindacato di base a supporto. In due minuti sul tetto eravamo 30. E poi siamo diventati 60, facendo dei turni, specie di notte. C’erano anche ricercatori e tecnici di ruolo. Ti assicuro che siamo stati i primi a meravigliarci del riscontro mediatico. Avevamo nelle nostre agende i contatti di un anno e mezzo di manifestazioni ed installazioni in piazza, passate tutte sotto silenzio. Resta il fatto che mi pare quanto meno sconfortante che in questo paese si debba passare in TV perché un ministro della repubblica conceda ciò che la legge prevede già. Perché di questo si è trattato!!! La scelta di seguire un sindacato di base si spiega nella consapevolezza che sarebbe stata la base, ovvero noi, a decidere e lavorare per la vertenza, supportata dai nazionali. Più scrivo e più mi verrebbe da raccontare…Mi rendo disponibile per ulteriori dettagli e spiegazioni. Per comprendere meglio. E magari per provare a fare fronte unico. Per noi inizia ora la vera trattativa.

  2. C’è qualcosa che non mi torna in questo discorso. Non certo la polemica sul concorso taroccato, sulla quale concordo, né quel po’ di snobismo che leggo nella critica ai metodi mediatici che ormai chi vuole lottare è costretto ad usare.
    Piuttosto, credo sia errata la considerazione che si trattava di contratti “a progetto” e quindi che dovevano terminare.
    Già nel lontano novembre 2008 qui si scriveva del fatto che il controllo del protocollo di Kyoto era affidato a pochi precari dell’Ispra. Che il controllo del protocollo di Kyoto e, in generale, l’attuazione delle politiche ambientali del Paese possano essere affidati a “progetti” di breve durata, mi sembra un’ipotesi un po’ forte.
    Più in generale, sappiamo bene che molto spesso la formula “contratto a progetto” è una pietosa bugia legale per nascondere la realtà.

  3. Francesco Cerisoli

    @Michela e Corrado
    Riguardo a contratti e concorsi: una grande conquista (democratica?) nell’ottica di un cambiamento dei modi dell’amministrazione della cosa pubblica dovrebbe essere la fine delle pratiche “ipocrite”. Universita’ ed enti usano contratti a progetto, cococo et similia per coprire posizioni di lavoro subordinato, spesso per lunghi anni. I concorsi sono nella quasi totalita’ banditi ad personame per coprire stabilizzazioni di precari storici, ma sempre contabbandati come valutazioni in cui si compara il merito dei candidati. IN istituzioni come l’ISPRA (o l’INGV, per dire) ci sono poi servizi che l’ente fornisce in parallelo all’attivita’di ricerca (come del resto l’Universita’fornisce didattica e formazione). E’purtroppo argomento complesso da trattare su due righe in un blog, ma siccome abbiamo lámbizione di essere “generatori di idee” per un partito che ne ha un disperato bisogno, sarebbe il caso di ripensare queste pratiche che sono figlie di un epoca sepolta e che sono, purtroppo, alla base di molte magagne che ci tiriamo dietro. Allora, se vogliamo che trionfi il merito scientifico, che si valuti quello, non l’anzianita’ o la bravura nello scopiazzare un temino del quale ti passano il titolo il giorno prima. Se si deve selezionare il piu’”adatto”, che si lasci liberta’di reclutamento alle istituzioni, col corollario che chi recluta sia direttamente responsabile della performance del reclutato EX-POST. Perche’ i soldi che pagano lo stipendio di reclutatore e reclutato sono pubblici, e bisogna controllare continuamente che vengano spesi bene.
    I media, il Governo, i sindacati: e’triste, ma la vicenda ISPRA dimostra quanto nessuno oggi si muova se non sente “il fiato sul collo”. Chi vuole cambiare le cose deve, suo malgrado, fare i conti con questo nuovo fronte. Ovvero, cari millini, bisogna uscire da internet, prima o poi…

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