di Raoul Minetti
Mi scuso con chi legge queste poche righe. Primo, perché è abbastanza poco scientifico utilizzare un campione limitato di osservazioni personali per formulare delle considerazioni. Secondo, perché in un certo senso sequestro qualche riga del nostro blog anche per sfogarmi un po’. Fatto è che sono su un treno superveloce delle Ferrovie dello Stato di ritorno da Milano a Roma e una voce ha appena annunciato che il treno viaggia con almeno 40 minuti di ritardo. Il che, considerato che il superveloce FrecciaRossa ha un tragitto previsto di 2 ore e 59 minuti (notare la ipotetica precisione svizzera dei 59 minuti…) ammonta a circa il 25 per cento.
Il treno non fa altro che fermarsi, il che mi fa anche sospettare che la “voce” sia stata ottimista. Il signore qui accanto sta telefonando a sua moglie a casa per avvertire (come il resto del vagone, tutti al cellulare imprecando…) e le sta dicendo molto “inquieto” che il superveloce FrecciaRossa su cui viaggiava stamane ha fatto un ritardo di circa un’ora da Roma a Milano. Il che si aggiunge alla quasi mezz’ora di ritardo che io ho sperimentato ieri per andare da Roma a Milano sempre sul FrecciaRossa: in quel caso il ritardo non era stato neanche annunciato da alcuna voce durante il tragitto, creando notevole confusione nei passeggeri. Mi vengono in mente due altre immagini in questo momento, semplici (magari indebite) associazioni di idee. Una sono i trenini svizzeri che ho preso l’anno scorso per andare ad una conferenza sulle Alpi, nel mezzo della neve.
Non posso non rammentare che sul tabellino vi era in alcuni casi scritto “arrivo 16.56”, e il trenino non certo superveloce collegante due sperduti paesini (non Roma-Milano) spuntava serio e regolare all’orizzonte alle 16.52, come nei cartoni di Heidi. Il secondo è la ora e dieci minuti che a Fiumicino alcuni giorni fa ci hanno messo i bagagli del mio aereo dagli USA per apparire sul rullo dell’aeroporto. Vi lascio immaginare i volti perplessi degli Americani che aspettavano accanto a me, i quali probabilmente non sapevano che in un aeroporto si potesse aspettare un’ora e dieci per raccogliere il proprio bagaglio. Ovviamente anche lì nessuna voce ad annunciare il ritardo o a dare informazioni.
Il treno e’ arrivato alla fine a Roma con circa un’ora di ritardo. La cosa piu’ curiosa e’ stata la strana solerzia con cui la “voce” si e’ affrettata ad annunciare – quando ancora il treno stava semplicemente rallentando e la stazione Termini era molto ben a distanza – “che il treno Frecciarossa era giunto alla stazione Termini con 47 minuti di ritardo e le Ferrovie dello Stato si scusavano del ritardo”. La solerzia del messaggio mi ha molto incuriosito. Ho parlato il giorno dopo con una collega che mi ha detto che per tre volte in un mese ha preso il Frecciarossa, regolarmente il treno ha fatto ritardo di circa 50 minuti e un messaggio ha annunciato il ritardo quando il treno era ancora ben lungi dal fermarsi e dall’aprire i portelloni. Dato che il limite di ritardo sopra il quale le Ferrovie sono tenute a rimborsare il biglietto a tutto il treno e’ un’ora, viene da chiedersi se ci sia un collegamento con questa solerzia nell’annunciare i ritardi.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti







Classico post ombelicale.
Ombelicalissimo, come avvertito nel preambolo. Viene anche dall’ombelico della meta’ delle persone sul mio vagone che, scendendo dal treno, ha giurato “niente piu’ treno, la prossima volta Ryanair…”
ahha se hanno detto “la prossima volta Ryanair ..” si vede che non hanno mai preso la ridente compagnia giallo-blu, né l’ancor più ridente compagnia arancione, la cui specialità è lasciare i passeggeri a terra senza neanche filarseli.
Ero tentato di approntare una difesa d’ufficio delle Ferrovie italiane, ma poi ho pensato che il “conflitto di interessi” mi impone di astenermi (oltre al fatto che sarebbe mission impossible).
Mi concedo però una riflessione leggera, “di colore” e chiaramente provocatoria.
Ma a voi non fa un po’ strano sentire tutti gli italiani (qua escludo Raoul, sia perchè è l’autore del post, sia perchè ormai ha una mentalità “straniera”) protestare anche per 20 minuti di ritardo su un treno Milano Roma, e poi sopportare passivamente e senza mai alzare la voce i ritardi (spesso molto più onerosi in termini di minuti) a cui siamo obbligati quotidianamente, ad esempio per riunioni politiche, o d’ufficio, o anche da parte degli amici quando organizziamo una cena in pizzeria? O la puntualità (e l’importanza del tempo) va misurata solo in funzione di un treno?
Delle ferrovie italiane, io non ho mai capito perché non si possa limitare l’accesso ai binari ai passeggeri muniti di biglietto come avviene in altri paesi europei (UK, Spagna, ecc). Mentre invece tocca aspettare sui binari con una marea di gente che non sono viaggiatori stando sempre allerta per evitare che ti freghino qualcosa rendendo il viaggio sempre un avventura.
@ G.V.: se non ricordo male le ferrovie ci provarono alcuni anni fa (almeno a Roma Termini) suscitando prima di tutto le proteste dei viaggiatori.
Ma proteste a parte, il problema credo sia soprattutto pratico. Per realizzare quello che dici te sarebbe necessario mettere dei tornelli per l’accesso alla stazione (o ai binari). In stazioni con un forte affollamento e “ricambio” tra viaggiatori in arrivo e viaggiatori in partenza, questo significherebbe creare resse e “imbuti” in prossimità dei varchi di accesso.
Pero’ l’osservazione di Giuseppe e’ molto giusta. Alla stazione Centrale di Milano non si riusciva neanche a mettere piede sulla piattaforma.
@Carlo: beh 15 minuti si possono anche tollerare, anche se non su un treno superveloce. L’ora di ritardo sistematica e’ altra cosa. comunque ho capito che era una provocazione simpatica la tua
“O la puntualità (e l’importanza del tempo) va misurata solo in funzione di un treno?” La puntualità è solo questione di educazione, il paese da tempo ne è ormai carente!
@ Raoul (seriamente):sul ritardo “sistematico” di un’ora (parlo dell’Alta Velocità) ti posso assicurare che non è così (statistiche generali alla mano). E’ evidente che quando siamo “toccati” in prima persona da un disservizio siamo portati a credere che sia la norma. Da “dentro” (anche se il mio settore è tutt’altro rispetto alla circolazione dei treni) posso assicurarti che gli sforzi che si stanno facendo sono tanti, ma spesso basta poco per annullare o vanificare le cose buone che pure ci sono. A titolo di esempio: non so se hai seguito la vicenda del disabile intorno a Natale (compresa la lettera inviata infine dalla assistente protagonista). In quel caso si era subito trovato inevitabile accusare di insensibilità il personale delle FS senza prima sentire la loro versione o verificare.
In quanto alla utilità di impedire l’accesso ai binari ai non viaggiatori: quante proteste arriverebbero da parte di famigliari che non possono andare a prendere o accompagnare fino al treno genitori anziani o disabili? Con questo non voglio dire che non si possa fare, dico soltanto che in quel caso sentiremmo le proteste “dell’altra campana”. Per cui è veramente difficile trovare una soluzione oggettivamente valida per tutti.
Infine Marco: certo che la puntualità è questione di educazione. Da parte mia ho speso buona parte della mia vita ad aspettare gli altri vista l’ansia che ho di arrivare sempre prima, proprio per essere puntuale.
Purtroppo la puntualità di un treno non è legata all’educazione o meno del personale FS, ma ad una serie di fattori ben più complicati, compreso – tra gli altri – alla conformazione della rete ferroviaria italiana, che in pratica si sviluppa in due grandi dorsali (a differenza, ad esempio, di quella francese, che invece ha una struttura a raggiera). Questo significa che in Italia un guasto sulla linea si ripercuote su una percentuale di treni molto più alta rispetto a quello che succede in altri paesi. Non è una giustificazione, ma una motivazione per tentare di fare capire quanto il fenomeno sia più complesso di quello che possa apparire.
@Carlo Traina
Ricordo bene come la puntualita’ di trenitalia sia oggetto di numerosi studi da parte delle associazioni dei consumatori. I risultati, contrariamente a quanto afferma lei, sono sempre infausti. Lei pero’ dice che i ritardi non sono “sistematici”, ma assai meno diffusi di quel che si pensa. Ci potrebbe citare delle statistiche?
@Carlo Traiana (aggiunta, mi scuso)
Questo significa che in Italia un guasto sulla linea si ripercuote su una percentuale di treni molto più alta rispetto a quello che succede in altri paesi. Non è una giustificazione [..]”
Forse non sara’ una giustificazione, ma suona tanto come lo fosse. Che la rete italiana sia a dorsali non e’ certo una novita’ dell’ultima ora. Ogni paese ha le sue difficolta’, e cerca di affrontarle al meglio per garantire un servizio puntuale ai passeggeri (paganti). La sua risposta invece suona come il classico scaricabarile italiota – mai nessuno ha una responsabilita’, e’ sempre colpa del destino infausto o del fatto che all’estero e’ tutto facile e dai noi tutto difficile. Fantastico poi l’accenno al “tentar di far capire il fenomeno”. Tentare, appunto, la sicurezza del risultato non e’ scontata – si sa, la complessita’ e’ una cosa brutta, spiegarla no? – la responsabilita’ neppure. Sono decenni che Trenitalia (ma non solo) ha abituato il paese a questi teatrini. Intanto il servizio continua a far schifo uguale, la costosa alta velocita’ dei nuovi frecciarossa risibile. Ci puo’ spiegare la complessita’ del fenomeno?
@ Antonio: naturalmente mi riferisco all’Alta Velocità. In attesa di avere dati più aggiornati a me risulta che – secondo i dati ufficiali di Trenitalia – nel 2009 il 92,2 % dei treni è arrivato in orario.
Secondo “Altroconsumo”: il 45% dei treni è arrivato con più di 1 minuto (ma entro i 15); il 10% con più di 15 minuti; il 6% con più di 30 minuti.
Se i dati riportati da Carlo fossero corretti, considerando i due ritardi indipendenti (il che non so se e’ vero) il mio aver sperimentato due ritardi uno di mezz’ora uno di circa un’ora sarebbe un evento di probabilita’ 0.08*0.08=0.0064, cioe’ meno dell’1%, lo 0.64% . Ammazza sono proprio sficato…ma non e’ che questi dati sono un po’ come i conteggi delle persone nelle manifestazioni, ognuno dice quello che gli pare tanto nessuno controlla la fondatezza dei dati?
@Carlo, se ci riescono nelle stazioni di Londra e Madrid magari non e’ impossibile farlo a Roma…
@ G.V.: sono d’accordo … anche se magari sarebbe utile – oltre al sistema – importare anche un rilevante numero di spagnoli e di inglesi
@ Raoul: ho chiesto dei dati aggiornati e ufficiali (a magari le modalità di calcolo). Se me li mandano li rendo noti, altrimenti ti auguro (ma quello in ogni caso) di fare parte, la prossima volta, del campione statistico che mangia i due polli
@Carlo: hai proprio ragione me lo ricordo quando avevano limitato l’accesso ai treni, se non sbaglio, vivevo lontano da Roma ed ero ancora un ragazzino ed i miei nonni dovevano borbottare un pó col tipo ai tornelli per potermi accompagnare. Se non sbaglio, ma è possibile che lo faccia, a Termini prima di levare definitivamente i tornelli introdussero poi un biglietto che dovevi pagare se volevi accedere ai binari senza essere munito del biglietto di treno. Poi è finito tutto ed ora tutti scorazzanno allegramente con e senza biglietto.
E`che la scrematura dovrebbero farla all’inizio del singolo binario ( e solo per determinate linee (vedi caso francese in basso).
@GV: Contresempio di un paese dove le ferrovie funzionano mediamente bene: la Francia, li puoi accedere alla stazione senza problemi anche senza biglietto, Salvo eccezzioni (operazioni sicurezza, alcuni treni-letto e pure per l’altavelocitá che lega Parigi e Londra ma li è soprattutto per questioni di visa). Allora li si piazzano all’inizio del binario e scremano chi non ha il biglietto. Senza bisogno di tornelli. E’ una cosa puntuale.
Riguardo alla Spagna confesso che a me il biglietto prima di salire sul treno me l’hanno chiesto una sola volta a Barcellona. Credo che quello che dici tu avvenga solo per pochi casi: ossia nelle grandi cittá ed alle partenze delle grandi linee.
A Bilbao, a Vitoria, a Tarragona od a San Sebastian nessuno ti si fila. Puoi girare allegramente per la stazione senza biglietto.
@ Carlo: Altra cosa in Francia dopo un certo ritardo scatta il rimborso del biglietto (che arriva anche se è condizionato… tipo il ritardo non deve essere legato a cause esterne: tipo una volta dei ragazzini verso la frontiera col Belgio avevano preso a fucilate una centralina ed i treni erano rimasti bloccati per ore…)
Il ritardo è una malattia cronica italiana, è un serio problema, generale che non riguardo solo i treni. Per fare un solo esempio, lo stesso Ivan più volte ha lamentato questo vizietto del ritardo nelle riunioni di partito…
my two cents alla statistica dei polli. L’anno scorso ho preso spesso il Milano-Roma (e viceversa) ed è stata quasi sempre una piacevole sorpresa. Arrivava quasi sempre in anticipo, sulle 3h30 annunciate il diretto (quello che non fa fermate) ci metteva anche 20 minuti di meno.
Non è che ora hanno, per fare i fichi, cercato di accorciare i tempi ma in realtà non gliela fanno?
p.s. in tutto il mondo tutti si lamentano dei propri treni …
Francia: i tgv vanno, pero’ quando si intoppano … (mi è successo parecchie volte);
Inghilterra: ora forse va meglio ma 10-15 anni fa era il panico, mi ricordo che la linea che andava da Londra verso Oxford era sempre un’incognita … con ritardi cronici e poi corrispondenze tra compagnie diverse che impazzivano;
Anche in olanda si lamentavano … avevano anche fino a 5 minuti di ritardo! (tutto è relativo …).
In USA i treni de facto non esistono.
In Germania? poca esperienza, mediamente funzionano, ma tempo addietro era un casino con i supplementi (vabbé quello sarà stata la lingua pure che non aiuta …)
Ah e ricordo perfettamente che il sistema della chiusura di Termini a Roma c’era e la detestavano tutti. Concordo con Filippo che il sistema francese di chiudere i binari sarebbe meglio. Pero’ bisogna trovare chi lo fa e lo fa rispettare …
Ho cercato di acquisire informazioni “dirette”. Sembra che il problema di ritardi “ricorrenti” nell’ultimissimo periodo sia dovuto a quanto sotto riportato (dal portale interno delle FS). Io per primo dico che – se è valida come giustificazione tecnica – lo è meno dal punto di vista del rapporto con il cliente. Credo sia il solito conflitto tra marketing e produzione presente in ogni grande azienda: da un lato con la pubblicità di magnificano doti o risultati che – probabilmente, in una fase di avvio, sarebbe meglio fare precedere da una sperimentazione.
Questo il comunicato delle FS
“In relazione a notizie pubblicate da alcuni organi di informazione, Ferrovie dello Stato precisa che i guasti e i conseguenti effetti negativi sulla regolarità della circolazione registrati negli ultimi giorni sulla nuova linea AV Bologna – Firenze sono stati causati da un’indebita interferenza tra i fili della linea aerea di contatto (“LAC”: la linea elettrica da cui i treni, attraverso il pantografo, ricevono energia) e un cavo di alimentazione del cantiere dell’impresa costruttrice della linea, impegnata in piccole opere accessorie all’interno delle gallerie.
Le Ferrovie dello Stato hanno effettuato un immediato e radicale intervento di rimozione che tuttavia ha richiesto alcuni giorni di lavoro.
Più in generale, Ferrovie dello Stato sta ultimando, anche con l’intervento dei fornitori, la ricalibratura dell’intero sistema ad Alta Velocità, rete e materiale rotabile.
Questa messa a punto, effettuata nei giorni passati, è assolutamente normale per un sistema così complesso e tecnologicamente all’avanguardia, tanto più lo è in ragione di una offerta di servizio che prevede un numero di treni giornaliero decine di volte superiore a quelli circolati durante i test di pre-esercizio.
Tutti i test effettuati hanno comunque sempre messo in risalto gli altissimi standard di sicurezza che rendono da anni il nostro Gruppo leader mondiale in questo ambito.
Oggi la puntualità sta mostrando un trend in netto miglioramento ed entro il mese di gennaio i dati torneranno ai livelli standard per il sistema ad Alta Velocità. “
Esattamente, concordo con il tuo commmento Carlo. Aggiungo: se il problema era previsto in quanto dovuto ad un lavoro di svariate giornate o settimane le Ferrovie avrebbero potuto mettere un annuncio sulla pagina web di FrecciaRossa, una cosa da ragazzi, ched avrebbe comunque avveretito i passeggeri dei cospicui ritardi.
@Carlo Traina
commentare la bonta’ del servizio di Trenitalia citando i dati di Trenitalia stessa e’ come chiedere a Mediaset di dar un giudizio sull’obbiettivita’ dei propri TG. Riesce a citare qualche studi fatto da terzi? Molte, moltissime associazioni dei consumatori riportano che Trenitalia, comparata alle altre ferrovie europee, ha servizi piu’ scadenti ma prezzi piu’ alti. Ci potrebbe spiegare?
@ Antonio chiariamo una cosa: non sono il responsabile “Relazioni con il pubblico di Trenitalia”, nè ho alcun ruolo (nè interesse) del genere. I miei commenti tendevano solo a a dare un contributo tendente a considerare il problema “ritardi” sotto un punto di vista più complesso rispetto alla fin troppo facile considerazione che “i treni arrivano tutti e sempre in ritardo” e le Ferrovie fanno schifo.
Tutto qui.
Beh, ve lo dico. Nei primi due (due!) giorni della mia vita in Svizzera mi sono capitate due cose.
La prima cosa e’ stata che il Zurigo-Berna aveva ben tre minuti di ritardo (sui 66 di allora: ora sono 58). Il controllore e’ andato personalmente da tutti i costernati passeggeri e, con una faccia mortificata al limite dell’ umiliazione, ha presentato a ciascuno le scuse della SBB. In tedesco e in francese, ovviamente, dato che l’ arrivo era in un cantone bilingue.
Il giorno dopo ho incontrato sotto casa una signora da sola che caracollava per strada con le borsone delle spesa alla coop. La persona che era con me la ha salutata, e io ho chiesto se fosse una nostra vicina di casa. “No”, mi ha risposto, “e’ il ministro degli interni”.
Magari questo secondo episodio non c’entra niente col primo, magari invece si.