Pessima Figura

di Tommaso Cadarelli

Faccio una certa fatica a commentare le parole del Ministro degli Interni che, davanti alla rivolta di Rosarno, non trova di meglio da dire che “è colpa della troppa immigrazione“. Sinceramente non mi aspettavo che la buttasse in caciara in questo modo. Speravo che avrebbe tirato fuori un volto compassionevole: ma sono stupido io, evidentemente.

Ed è allo stesso modo disarmante la reazione dei cittadini di Rosarno che si comportano come padroni arrabbiati dall’alzata di cresta dei loro schiavi, che finchè raccolgono mandarini, arance e stanno zitti li possiamo anche tollerare, ma se iniziano a pretendere che non gli spariamo addosso quando ci annoiamo, passano veramente il segno.

Non conosco la situazione di Rosarno, non ci sono mai stato, non so quale è il livello di accettabilità della vita urbana. So però che un africano che viene a raccogliere arance in Italia non è equiparabile alle famiglie Rom che strutturalmente – ed è, comunque, un luogo comune – rifiutano l’integrazione. Qui stiamo parlando di rifugiati politici e di persone con regolare permesso di soggiorno, che fanno il giro delle regioni del meridione agricolo seguendo le stagioni della raccolta, per far mangiare tutti noi quei rossi pomodori e quelle clementine senza semi che colorano i mercati di tutta Italia.

Il comportamento dei Neri di Rosarno ci dimostra inoltre come l’essere umano abbia una soglia di tollerabilità e di dignità che, se superata, rende la vita inaccettabile; e che noi Italiani, i Rosarnesi come Maroni, dimostriamo di aver spostato molto più in alto: moltissimo si può tollerare, prima che diventi inumano.

E’ possibile, se non probabile in effetti, che saranno gli Africani a salvare Rosarno: in fondo nessuno di loro deve qualcosa a quella ‘ndrangheta che gestisce la Piana di Gioia, che li sfrutta, li paga poco e li fa star male, e senza donargli quel benefico controllo del territorio e rapida soluzione dei problemi che chi vive sotto mafia ha ben presente. Ci rimane l’immagine inquietante dei nostri schiavi negri che si ribellano al conformismo criminale che tutti noi, invece, in fondo accettiamo, perchè è troppo pericoloso ribellarsi e perchè i vantaggi superano gli svantaggi. Loro invece non hanno paura di morire, evidentemente perchè non hanno più niente da perdere (al massimo, diceva quello, le loro catene).

C’è troppa tolleranza con questa gente, ripete Maroni. Mi chiedo se gli piacciano le spremute d’arancia: perchè bisognerebbe provare a fare come nella scena di Fahrenheit 9/11, di Michael Moore. Se questa gente non vuole gli immigrati in Italia, potremmo chiedergli se è disposta a mandare il proprio figlio a lavorare nei campi di agrumi calabresi.

Dovremmo trattare questi poveracci non allo stesso modo, ma molto meglio di come trattiamo noi stessi.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

Nessun commento

Puoi essere il primo a lasciare un commento su questo articolo !

Lascia un commento

Subscribe without commenting