Out of touch

di Gianluca Galletto

Out of touch, cioè non in sintonia [con la realtà]. Questo viene in mente a proposito della primaria pugliese vista dagli USA, il paese che ha inventato e pratica le primarie da oltre una generazione.

Una primaria, per definizione, serve a scegliere un candidato a una carica elettiva. Chiunque nel partito può candidarvisi (non ha senso quindi se i concorrenti sono prestabiliti e ognuno corre per un partito). È generalmente consentita solo agli elettori del partito.

Vista da qui è una vera caricatura, cui si aggiunge il fatto che non è regolata dalle autorità. È assolutamente incredibile che in Italia fra giornalisti e accademici nessuno sappia o voglia spiegare come sono le primarie americane.

Ma ciò che fa pensare di più è la mancanza assoluta da parte del grosso del gruppo dirigente pugliese e nazionale di senso della realtà. Esattamente quello che Obama, il giorno dopo la molto significativa sconfitta del candidato democratico in Massachussts, il più blu degli stati blu, ha detto, scusandosi, della sua amministrazione: “We are out of touch”. Non ci siamo resi conto di quello che il paese vuole.

Anche i muri sapevano che Vendola avrebbe stravinto, soprattutto dopo la pantomima dell’ultimo mese. Il costo politico di questa operazione è altissimo. A che serve fare primarie del genere, spendere soldi, far perdere tempo a tanti elettori? Eliminatele per favore.

Il partito con Bersani sembrava aver ritrovato una bussola. Dov’e finita? Se le primarie sono rito fondativo del PD e si sono impropriamente utilizzate per eleggere il capo, allora il capo decida. Ha la legittimità per farlo. Il PD ha voluto trasferire alla selezione dei suoi vertici un meccanismo che serve all’esterno, a selezionare candidati. Una legittimazione fortissima per chi diventa capo, che, secondo me, giustifica pienamente che questo scelga senza bisogno di primarie a ogni elezione.

Diamanti dice che il PD è sospeso fra modello americano (sbagliando anche lui a descrivere cosa questo sia e cosa siano le primarie) e modello di partito-apparato. Scegliete una strada. Dubito però che oggi sia praticabile la seconda. Quel tempo è purtroppo finito.

Il partito balcanizzato (prendiamone atto), come è in America data la sua vastità territoriale e struttura federale, può funzionare solo se si fanno primarie vere e sempre, regolate con calendario di fisso rispetto all’elezione vera e propria, aperte a chiunque del partito voglia presentarsi: si recupera unità e credibilità nelle urne e si risolve il problema della coalizione. Infatti, se un partito alleato molto più piccolo non è in grado di far vincere il suo candidato, sarebbe certamente più competitivo contro un PD con più di un candidato o addirittura determinante nel far vincere uno o l’altro candidato del PD. iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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