Marino e il Sant’Orsola

di Ivan Scalfarotto

C’è un aspetto della vicenda tra Ignazio Marino e l’ospedale Sant’Orsola di Bologna che mi interessa sottolineare e che ha a che fare non solo con la politica ma con il clima generale del Paese. Esclusa giustamente la tesi del complotto, le parole delle persone intercettate spiegano bene le ragioni per cui in Italia è così difficile coltivare il ricambio, valorizzare nuove idee, aprire il dibattito a contributi originali.

Le risorse o i talenti ci sarebbero ma in giro si respira un’aria per cui chi debba prendere una decisione, piccola o grande che sia, sa e sente a pelle che la cosa più sicura da fare nel dubbio è quella di schierarsi dalla parte di chi è percepito come il re, anche al di là dei desiderata del re. Chi prenda una decisione privilegiando il criterio di compiacere il potere, come un giornalista che si autocensuri per quieto vivere, mette sempre a rischio un interesse generale (nel caso del giornalista quello dei cittadini ad essere correttamente informati) per così conquistarsi un credito o per allinearsi a quelli che percepisce essere i comportamenti attesi per garantirsi la tranquillità o la sopravvivenza professionale.

Questo conformismo è negativo per la collettività perché tranquillità e sopravvivenza sono conquistate ad un prezzo: non solo quello che, nel nostro esempio, colpisce il lettore ma anche quello che paga un sistema dove l’innovazione e il coraggio si trovano ad affrontare sia gli ostacoli, prevedibili e attesi, dell’establishment che vuole preservarsi che quelli, diffusi a tutti i livelli e sganciati da un interesse diretto, prodotti da questo generale conformismo culturale.

La piaggeria, il servilismo e il conformismo anche quando non sono incoraggiati esplicitamente sono comunque alimentati dall’acquiescenza dei potenti, dalla consapevolezza che chi è al vertice ne sarà compiaciuto e reso benevolente. Per poter essere assolta una classe dirigente non può dunque limitarsi a non incoraggiare il conformismo: bisogna invece che sia reso chiaro da parte di chi esercita il potere che è solo col merito che si acquisisce merito. Una legge come quella che proprio Ignazio Marino ha proposto per le nomine nella sanità, un passo indietro della politica da tutte le nomine a cominciare con quelle radiotelevisive, un principio effettivo di responsabilità generale che premi i meriti e sanzioni i demeriti solo in luce dell’interesse generale, sono azioni che avrebbero un effetto virtuoso anche sulla cultura e i comportamenti, aiutando la crescita di classi dirigenti intermedie più autonome, più indipendenti, più capaci di decidere e di farsi valutare per la propria capacità di promuovere l’interesse collettivo, con l’effetto di promuovere complessivamente un ambiente più aperto, più fertile, più pulito.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

4 Commenti

  1. E’ sufficiente una legge, che peraltro riguarderebbe ovviamente solo la sanità?
    Dovrebbe cambiare radicalmente la nostra società, il modo di comportarsi di tutti noi. Non credete?

  2. Claudio Lucii

    La cosa che mi ha piu’ colpito della vicenda è stato il comportamento di Ignazio Marino. Se risulta vero che aveva chiesto 1500 Euro per un intervento per il quale l’azienda sanitaria percepòiva di DRG 22.500 Euro, sono veramente orgoglioso di aver speso il mio tempo per fare la battaglia alle primarie come coordinatore della Provincia di Siena. Se esistono persone cosi’ cìè ancora speranza per noi e per questo paese che le cose possano cambiare. Anche la risposta di Marino alle insinuazioni è di grandissima correttezza. Grazie Ignazio continuiamo insieme a sperare

  3. Barbara

    Una legge per cambiare la Sanità?
    Bisognerebbe cambiare tutta l’Italia, a cominciare da quegli assessori competenti per materia che in 10 anni non hanno cambiato una virgola su come vengono affidati gli incarichi dirigenziali nelle asl.
    Siamo pieni di direttori di u.o. che devono la nomina perché manutengoli dei vari direttori generali, perché non si possono togliere i “vitalizi” agli ex direttori in pensione anche se sono i cittadini a pagarli.
    Come ottimamente diceva Ignazio Marino durante la sua campagna per il Congresso ciascun paziente, utente o cittadino quando si rivolge ad una struttura sanitaria italiana dovrebbe aver la certezza che essa è guidata da una professionista che al momento dell’assunzione era il meglio offerto dal mercato e non sicuramente perché aveva intrallazzi di varia natura col direttore generale.
    Io a questo punto non ho più nemmeno la forza di sperare, il Paese e il PD hanno perso una grande occasione con Ignazio Marino.
    Grande Ignazio Marino… orgogliosa, sempre più orgogliosa, di essermi spesa per lui!

  4. Gianni

    Guardate che le cose che dice Ignazio Marino sono nel programma del PD da sempre, e sono praticate da sempre dalla stragrande maggioranza dei militanti del PD, che sono persone perbene come me, Marino, e tutti ma proprio tutti quelli che io conosco personalmente. Mi rendo conto il settarismo, ma l’ idolatria mi sembrerebbe un atteggiamento poco laico da parte degli adoratori di Marino.

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