L’economia politica delle primarie

di Marco Simoni (per L’Unitá)

(Labeled by Christi Nielsen)

Il disarmante risultato delle primarie pugliesi potrebbe suggerire una valutazione al gruppo dirigente del PD: se usate come un espediente politicista per risolvere piccoli intralci, le primarie sono inutili o dannose. E’ difficile non vedere come, nel suo complesso, la vicenda pugliese abbia danneggiato sia il PD che l’opposizione, apparsa confusa e litigiosa. E’ difficile trovare altresì una qualche utilità in primarie plebiscitarie, come quelle che ratificarono la segreteria Veltroni o la leadership di Prodi, che non rafforzano davvero la legittimità del leader, in realtà decisa in caminetti riservati da cui alla fine sempre dipende.

Le primarie non sono nemmeno uno strumento necessario a favorire la partecipazione, che ha molti canali per esprimersi, o tantomeno un modo per contrapporre la società civile ai professionisti della politica: anche le primarie più combattute sono di norma state vinte da professionisti della politica, da Vendola a Renzi, com’è naturale che sia. Nella società dell’economia frammentata, invece, le primarie potrebbero essere – e a volte sono state – un formidabile strumento col quale portare a sintesi interessi e identità diverse, ossia per superare la maggiore debolezza strutturale che il centrosinistra ha nei confronti del centrodestra. Quest’ultimo si nutre delle spaccature della nostra società, la narrativa di Berlusconi e la politica di Tremonti tengono assieme il signore delle tessere meridionale con il piccolo imprenditore leghista.

Il centrosinistra, al contrario, rimane schiacciato dalle divisioni crescenti della società globalizzata, in particolare le fratture profonde tra diversi settori del lavoro dipendente, che si sommano a molte altre diseguaglianze. Il migliore esempio di come le primarie possano favorire un lavoro di sintesi politica viene dalla competizione che elesse Bersani. I tre candidati esprimevano mondi sociali ed economici, oltre che culturali, molto diversi tra loro che – a seguito di quel processo – finivano tutti per sentirsi rappresentati nel progetto complessivo. Infatti, nelle settimane successive, e prima della gestione chiusa e oligarchica delle regionali, il PD era risalito nei sondaggi. Tuttavia, per svolgere questa azione di sintesi, le primarie dovrebbero essere una istituzione seria, convocate con largo anticipo (Bersani e Renzi lavorarono per oltre un anno alle loro candidature), celebrate senza eccezioni per dar modo agli interessi di coagularsi attorno a leader riconosciuti.

Pensare, al contrario, di comporre una sintesi tra gruppi sociali eterogenei, tramite alchimie tattiche e alleanze tra gruppi di notabili che spesso non rappresentano altro che piccole consorterie di potere significa, in ultima analisi, non avere capito molto della società contemporanea.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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