La Puglia e la classe dirigente del Pd

di Marco Campione

Ho detto in tempi non sospetti quello che penso delle primarie in generale e di quelle in Puglia in particolare. Aggiungo che proprio i tempi sono la variabile impazzita di questa vicenda. Non perché ci sia stato poco tempo per organizzarle, ma perché si è passato troppo tempo a trovare una soluzione alternativa. Questo ha da un lato rafforzato Vendola (facendo così – ironia della sorte – ripetere alla segreteria Bersani lo stesso “errore” della segreteria Veltroni con Renzi) e dall’altro messo il Pd in un cul de sac.

Ovvero, per usare le parole di Sofri Jr. (il grassetto è mio):

E così il risultato di una cosa che se ben costruita avrebbe avuto senso e non sarebbe stata un problema – le primarie e la sconfitta del candidato del PD – è diventato la solita conferma dell’inadeguatezza e scarsa intelligenza di chi prende le decisioni in questo partito.

Con una precisazione (ma credo che Luca concordi con me): quando io parlo di inadeguatezza di una classe dirigente (ovvero di “chi prende le decisioni in questo partito”), non mi riferisco al Segretario o alla segreteria (peraltro “unitaria”, come si dice ora), ma al gruppo dirigente complessivamente inteso. Ciascuno pro quota, ovviamente, ma tutto, tutto, tutto.

Dunque “le primarie si fanno solo quando serve”. E in Puglia le primarie servivano perché si doveva scegliere non solo e non tanto una persona, quanto scegliere una coalizione. Gli elettori pugliesi del Pd (del Pd, non gli altri che hanno votato ieri) hanno preferito Vendola a Boccia, proprio per questo: per dire no all’alleanza con l’Udc, anche a costo di perdere la partita più importante e dunque sono certo lo abbiano fatto riflettendoci parecchio.

Anche molti dirigenti del Pd hanno preferito Vendola a Boccia per questo motivo, non certo (se non i più meschini) per prendersi una rivincita sul congresso o per dare uno schiaffo a D’Alema. Che il motivo del loro sostegno più o meno velato a Vendola fosse questo, lo si capiva benissimo leggendo i blog di molti di loro, leggendo le dichiarazioni alla stampa di molti di loro, guardando ieri sera le facce compiaciute di molti di loro. Lo si è capito meno, vedendo il voto della direzione pugliese del Pd che qualche giorno fa ha approvato il sostegno a Boccia all’unanimità.

Ripeto: all’unanimità! E visto che il motivo del loro sostegno a Vendola era politico e non meschino, siccome hanno votato contro l’alleanza con l’Udc e non contro D’Alema, poiché hanno votato per Vendola presidente e non per fare un dispetto alla moglie tagliandosi ciò che proverbialmente ci si taglia per fare dispetto alla moglie, per tutti questi motivi proprio non si capisce come mai di questi dirigenti, parlamentari, personalità pugliesi non ce ne sia stato uno che sia uno pronto ad assumersi la responsabilità politica di alzarsi e annunciare pubblicamente questo dissenso politico, votando contro il sostegno del Pd a Boccia. Ne bastava uno solo.

Se questo fosse accaduto, se uno solo avesse avuto la forza di fare a viso aperto ciò che ha fatto nel segreto (di Pulcinella) dell’urna, avremmo oggi il nome e il cognome di quel “professionista della politica”, invocato da Francesco.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

5 Commenti

  1. Alla domanda, perché il dissenso non esce allo scoperto direi che la risposta è chiara. Per lo stesso motivo per cui Bersani e D’Alema hanno mugugnato per due anni, senza mai candidarsi apertamente all’alternativa, se non dopo la debacle sarda e le dimissioni di Uolter. Pare che usi così tra i grandi professionisti, da Bruto in poi.

  2. Questo lo dici tu. E peraltro non ti fa onore, visto che sono certo che se tu fossi stato in quella direzione avresti votato contro il sostegno a Boccia.

    E poi, vedi, io pensavo che tra i sostenitori di Vendola ci fossero i paladini della Bella e Nuova Politica, della Trasparenza e di cose così contrapposte aggli Inciuci e ai baffi. Evidentemente mi sbagliavo.

    E potrai non crederci ma questo mi preoccupa. Potrò sbagliare ma ho maturato la convinzione che ciò di cui abbiamo bisogno sia proprio la battaglia a viso aperto: forgia le classi dirigenti e per giunta piace al Popolo. Il fatto che (ammesso che su Bersani tu abbia ragione) anche l’alternativa all’alternativa sia per l’attesa del cadavere sulla sponda del fiume è una brutta notizia per tutti, non credi?

  3. Gianni

    Praticamente perfetto, Marco. Io penso che si possa trarre una conclusione da questa ed altre recenti vicende: il progetto politico del PD e’ fallito. L’ idea di creare a tavolino un partito che riunisse culture riformiste diverse, di stampo socialista, cattolico, libertario, ecologista non e’ riuscito. Il fallimento e’ sia sul piano culturale, ossia sulla inadeguatezza culturale dei miltanti (non dei dirigenti) del PD di trovare una sintesi delle loro epserienze di origine, sia sul piano tecnico e organizzativo, dato che le legittime ambizioni personali e le ancora piu’ legittime correnti politiche non hanno trovato un modo per condividere gli stessi spazi senza autodistruggersi. Gli irresponsabili che gongolano per la sconfitta di d’Alema (non per la vittoria di Vendola, alla quale non hanno avuto il coraggio di contribuire a viso aperto, negandosi il diritto di goirne) non si preoccupano minimamente ne’ della Puglia ne’ del paese. Una patetica guerriciola per bande, senza quell’ elemento di coesione, di condivisione, perlomeno di rispetto (non voglio di fratellanza, non esageriamo) senza la quale non c’e’ nei fatti alcun partito politico. D’ altra parte, tutto quello che inizia con Veltroni finisce in poltiglia.

  4. @Marco C
    io sono d’accordo con te! Ma se rimaniamo a Uolter versus Max sarà sempre così. E, per inciso, io potrei permettermi di fare l’uomo libero perfino in una direzione di partito (?!), fintanto che faccio altro nella vita. Ma conosco tante brave persone, impegnate nel partito a livello di circolo, cittadino o anche più in alto, che tutte le volte che hanno cercato di ribadire la loro autonomia dalla corrente, dall’orientamento, dai “capi”, si sono ritrovate emarginate. Forse in questo meccanismo c’è la chiave profonda di ciò che giustamente stiamo discutendo.

  5. io passo la vita a ribadire la mia atipicità e la mia autonomia dalla linea ufficiale e sto in segreteria regionale (e da poco campo anche – in parte – grazie alla politica). Ci ho messo più di altri, ma almeno mi sono sempre guardato allo specchio la mattina… E’ il solito discorso: basta volerlo. E basta decidere se si è disposti a farsi passare avanti da gente oggettivamente meno preparata di te e a non concepire la politica solo come “un far carriera”, tanto per citare i classici. Ma – specchio a parte – così è molto ma molto più divertente :-)

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