Allora maestra Tiziana, come va il progetto avviato dall’istituto scolastico dove lavori in collaborazione con la Provincia di Lucca per l’integrazione degli stranieri?
Bene. Le famiglie immigrate stanno rispondendo alle nostre proposte e le mediatrici sono persone fantastiche, che lavorano per due soldi, ma soprattutto per la passione, la voglia di dimostrare che l’integrazione è possibile, il desiderio di cancellare tutti gli stereotipi sugli immigrati.
Puoi parlare più dettagliatamente delle attività che portate avanti?
Le mediatrici hanno innanzitutto contattato tutte le famiglie per presentare le iniziative. Poi hanno fatto da interpreti in alcuni colloqui con realtà molto problematiche. In seguito, abbiamo organizzato serate con le famiglie per presentare l’organizzazione delle nostre scuole (anche realizzando un libretto informativo tradotto nelle varie lingue) e gli adempimenti necessari per la frequenza dei bambini, dando chiarimenti soprattutto per la documentazione necessaria per avere i buoni libro e l’esenzione o la riduzione dei pagamenti per buoni pasto e trasporti.
C’è stato anche un confronto culturale?
Abbiamo parlato delle varie festività durante l’anno e abbiamo scoperto che in Albania c’è la Festa del maestro, una ricorrenza in cui si ricorda la figura di un insegnante che lottò contro la dominazione turca per mantenere la lingua madre albanese nelle scuole e quindi la loro identità culturale: in questo giorno non ci sono lezioni e i bambini vanno a far visita ai maestri a casa, portando fiori e cioccolatini. Nelle classi stiamo preparando unità didattiche in cui il mediatore presenta, assieme ai bambini immigrati, il proprio paese d’origine, partendo da vari spunti: le fiabe per i più piccoli, le tradizioni e la storia per i più grandi. Per esempio, con la scuola media stiamo preparando un lavoro sull’influenza della Repubblica di Venezia sull’Adriatico e su usi e costumi comuni tra Albania e Puglia, e un lavoro con l’insegnante di arte e quella di religione per il confronto architettonico tra chiesa e moschea. Inoltre si parlerà della seconda guerra mondiale, dell’occupazione italiana in Albania e del dopo 8 settembre, con gli albanesi che danno rifugio ai militari italiani ricercati dai tedeschi.
Fate anche corsi di alfabetizzazione…
I corsi di italiano li organizziamo su tre livelli, due per i bambini e uno per gli adulti. I primi li fanno a scuola, di prima e seconda alfabetizzazione, con insegnanti specializzati in italiano come seconda lingua, mentre gli adulti li fanno al sabato pomeriggio, anche lì con l’insegnante specialista. Le mediatrici hanno introdotto i corsi con gli adulti e assistito l’insegnante nelle prime lezioni.
Che risultati state ottenendo?
Le iscrizioni continuano ad aumentare e sono soprattutto donne: partecipano di più alle nostre iniziative, ora che capiscono maggiormente la lingua. Richiedono di imparare a comunicare soprattutto perché vogliono trovarsi un lavoro, anche umile: pulizie o badante. E poi vogliono prendere la patente auto. Vogliono capire le lezioni per aiutare i propri bimbi nei compiti: come le mamme italiane, non sono affatto diverse. Anzi, rispettano di più la scuola, quello che dice l’insegnante per loro è sacro. Non si permettono mai di metterlo in discussione, come invece fanno sempre più spesso i genitori italiani.
Senti, e del tetto del 30 per cento ai bambini stranieri nelle classi cosa pensi?
Assurdo. Non si può e non si deve negare il diritto all’iscrizione alla scuola del proprio territorio di residenza. Già queste famiglie hanno tanti problemi per muoversi (la maggior parte dei bambini utilizza il trasporto pubblico), se poi cominciamo anche a mandarli in altri istituti, più lontani da casa, finirà che i figli a scuola non andranno proprio. E comunque il tetto è in contrasto con la normativa vigente che dice che le scuole devono iscrivere tutti i bambini, anche quelli non in regola col permesso di soggiorno.
Beh, meglio il tetto del ghetto, non trovi?
Quella è solo una scusa. Le scuole serie hanno predisposto un protocollo di accoglienza che determina tutti i criteri per l’inserimento nelle classi e anche in questo caso la normativa stabilisce che gli immigrati non vengano raggruppati tutti nella stessa classe.
Il ministro Gelmini in una intervista al Tempo ha detto che la lotta alla disuguaglianza passa anche attraverso l’orgogliosa difesa delle nostre radici cristiane. Ha citato Panebianco, secondo il quale se noi rinunciamo al presepe o al crocifisso diamo il messaggio che il nostro popolo non ha tradizioni. O che siamo disposti a farne a meno. E allora siamo in balia degli altri.
Il crocifisso a scuola non è affatto una tradizione. Nella nostra scuola non l’abbiamo e nessuno ce lo chiede: da anni non c’è più, si ruppe durante il trasloco nella nuova sede e nessuno l’ha mai ricomprato, perché nessuno ne ha fatto richiesta.
Ohibò, se lo viene a sapere il Calderoli…
La mia mediatrice marocchina ha preparato l’albero di Natale per il suo bambino, per non farlo sentire troppo diverso dagli altri. I miei alunni marocchini e albanesi hanno tranquillamente partecipato al concertino di Natale cantando canzoni natalizie ed è stata una loro scelta.
Nessuno ha posto problemi?
In genere la questione della canzone natalizia, ma anche dell’inno nazionale, del disegnino della zucca, dei coriandoli, dei compleanni dei bambini lo pongono gli italiani Testimoni di Geova, che non sono tolleranti su niente.
Mettiamo il caso che un genitore marocchino avesse invece posto il problema della canzoncina natalizia…
In genere scelgo contenuti fruibili per tutti, comunque cerco di parlare con le famiglie per spiegare che i contenuti sono finalizzati a obiettivi didattici ed educativi e non viceversa. In ogni caso, non ho mai incontrato problemi con i marocchini: l’unica attività a cui mi fanno storie per far partecipare i figli sono le gite, ma perlopiù per il costo che devono sostenere e che spesso non possono permettersi.
(si ringrazia Tiziana, insegnante dell’area scientifica e bravissima educatrice musicale; e si ringrazia pure la chat di Facebook, senza la quale non ci sarebbe stato questo colloquio)iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Ottima esperienza e ottima intervista, che mostra quanto in alcune realta’ locali si lavori sodo e con risultato importanti. Mi permetto alcuni suggerimenti a Tiziana sulla base dell’esperienza multiculturare americana (nelle scuole delle citta’ dove abito ci sono bambini piu’ di 50 nazionalita’ diverse, inclusa quella italiana).
(a) Problema del Natale e delle feste religiose. Qui in America c’e’ una rigidissima separazione tra Stato e Chiesa e nessuna religione e’ maggioritaria o puo’ essere insegnata a scuola. Il problema del Natale non lo si supera eliminando ogni riferiemnto ad esso, ma insegnando ai bambini l’esistenza di TUTTE le feste religiose. Cosi’ magari il prete cattolico o il pastore vengono invitati a scuola a spiegare ai bambini (la maggior parte dei quali non sono cristiani) che cosa e’ il Natale per i cristiani, e l’ebreo spiega cosa e’ la Pasqua ebraico e i musulmani spiegano che cosa e’ il Ramadan. L’esistenza delle religioni e’ un fatto culturle del quale i bambini vanno informati. Cattolicesimo e italianita’ non si identificano. Anche il protestantesimo, l’ebraismo e l’islam fanno parte da secoli della cultura italiana. Sono anch’essi la nostra religione. Gli ebrei ad esempio sono in Italia prima ancora dei cristiani: forse che per questo non sono italiani?
(b) Corsi di doposcuola settimanali in arabo, albanese, etc. a livello di distretto scolastico (mi pare di capire che queste siano le etne di maggioranza nel scuola di Tiziana). Spesso si pensa che i bambini “stranieri” diventino bilingui per “eredita’ familiare” Non e’ cosi’. I ragazzi stanieri che vivono in Italia tendono a perdere la lingua materna. Si pensa anche che la conoscenza della lingua materna ostacoli o ritardi l’apprendimento dell’italiano. Non e’ cosi”! Anzi tutti gli studi dimostrano il contrario. Il minore coscientemente bilingue apprende l’italiano piu’ in fretta e non “mischia” le lingue, come accade invece a chi non studi anche la propria lingua. Inoltre il bilinguismo offre in prospettive piu’ ampie opportunita’ di lavoro. Gli studi mostrano che basta un incontro di un paio di ore alla settimana per “conservare” l’uso della lingua materna. Inoltre si da’ lavoro come maestri a emigrati che hanno titolo di studio. Spesso nell’urgenza di far apprendere l’italiano ai bambini le famiglie e la scuola si dimenticano di questo aspetto. E quando ci se ne ricorda e’ spesso troppo tardi. Per una piena integrazione i corsi di madre-lingua sono altrettanto importanti di quelli di italiano.
(c) Un ultimo consiglio. Non perdiamo tempo a contrastare il tetto del 30% (che e’ solo un elemento propagandistico e che riguarda di fatto solo un numero limitato di realta’). Come e’ stato gia’ ricordato la normativa gia’ prevedeva che gli “stranieri’ fossero distribuiti in tutte le classi per evitare classi-ghetto. L’intervista dimostra che abbiamo cosi’ tante belle esperienze costruttive di integrazione. Forse se parlassimo piu’ di queste, la gente capirebbe meglio quale e’ l’alternativa all’intolleranza della destra (che non vuol dire che i problemi non esistano e che non si debba far nulla). Purtroppo la percezione generale e’ che la Lega magari esagera, ma almeno tenta di far qualcosa, mentre la Sinistra e’ il partito del buonismo e del lasciar fare. Dobbiamo ribaltare questa falsa percezione, altrimenti sul problema dell’immigrazione giocheremo sempre e solo di rimessa.
Infatti anche noi abbiamo percepito che a lungo andare i bambini stranieri tendono a perdere la lingua materna, ce ne siamo rese conto quando abbiamo cercato il loro aiuto per le primissime traduzioni destinate ai loro genitori. Contemporaneamente abbiamo visto quanto si illuminano e si aprono quando è presente la mediatrice che parla loro nella lingua del loro paese ed abbiamo deciso di favorire anche questi momenti, assieme alle feste e alle ricorrenze. Stamattina per esempio ho approfittato di un bambino di V parcheggiato in classe mia (senza compresenza e senza soldi per le supplenze sono scene all’ordine del giorno) che ha recitato la tabellina del 2 in albanese ad una bambina di II. Spero che ripeterla in due lingue l’aiuti a memorizzarla meglio.
Faremo anche il Natale di Maometto, in marzo, magari non avrà la risonanza di quello cristiano, ma abbiamo bisogno di lavorare ancora tanto, di formarci noi per prime a livello interculturale per proporre attività veramente di integrazione.
Posso solo dire che le esperienze finora fatte mi hanno arricchito tantissimo da un punto di vista umano e professionale e che ci credo veramente. E mi fa molto piacere che l’esperienza da me coordinata venga apprezzata e valorizzata con la diffusione in rete. Spero di poter continuare a lavorare con buoni risultati e voglio sottolineare l’impegno della mia Provincia, a guida centrosinistra, per questi obiettivi.
Tiziana Ulivieri
FS Disagio ed integrazione
Istituto Comprensivo Statale di Montecarlo (LU)
Qui in America siamo tutti immigranti e quindi per certi versi la situazione e’ piu’ facile, anche se esistono ancora forti pregiudizi verso alcuni gruppi in particolare. I ragazzi vengono tutti integrati nella scuola pubblica ma e’ normale che esistano dei doposcuola una volta alla settimana per le varie etnie. Alcuni gruppi (cinesi, giapponesi, coreani, ebrei, russi, ucraini, armeni…) sono molto organizzati. Fanno scuola il sabato o la domenica mattina per 4-5 ore (lingua, letteratura, storia, geografia). Altri (come gli italiani, tedeschi, o francesi) fanno un incontro di un paio di ore alla settimana (lingua, ma anche cultura, storia e geografia). I doposcuola sono organizzati a livello di distretto scolastico, non di singola scuola. Gli insegnanti sono di madre lingua. Sono spesso le famiglie a pagare l’insegnante, talora c’e’ un sostegno dei consolati, talora tutto si basa sul volontariato.
Raccomanderei vivamente di cominciare anche voi (e in tutti i distretti scolastici italiani) questa esperienza. Pochi si rendono conto di quanto i ragazzi psicologicamente soffrano dalla perdita della lingua materna (che li priva di una parte essenziale della loro identita’ e li rende estranei a buona parte della loro famiglia, specie ai nonni!!) e di quanto sia difficile per i ragazzi preservare la lingua materna (la scuola si vuole che imparino la nuova lingua il piu’ in fretta possibile e la loro famiglia spesso ha bisogno di loro per comprendere l’italiano). Spesso e’ la famiglia stessa che proibsce loro l’uso della lingua materna per ignoranza, per la paura (assolutamente fuori luogo) che non imparino l’italiano. Quando con gli anni questa pressione cessa, e’ troppo tardi per i ragazzi reimparare la lingua materna e subentra allora la recriminazione verso la scuola e verso la loro stessa famiglia che li ha privati di una ricchezza che avevano.
I fondi si trovano, si devono trovare. Ci sono dei fondi che si possono richiedere dalla Comunita’ Europea. Ma si puo’ cominciare con il volontariato o con un piccolo contributo dalle famiglie o da associazioni culturali o di assistenza con la scuola (o la parrocchia o la casa del Popolo) che mettono gratuitamente a disposizione i locali. Basta cominciare con una classe con la materna- prima elementare (con un animatore, anche una mamma, che giochi e parli solo nella lingua materna). Poi una classe per le elemntari (in cui con un a maestro i ragazzi imparino a leggere e a scrivere nella propria lingua), E infine una classe per le medie (dove l’insegnante fa essenzialmente storia e geografia).
Ci sono in Italia dei distretti scolastici o delle realta’ locali in cui queste cose gia’ si fanno ma sono poche e poco collegate. Occorrebbe che questo diventasse un movimento nazionale. Il Partito Democratico lo potrebbe favorire capillarmente in tutte le realta’ locali con il sostegno del volontariato. Sarebbe un modo splendido per dare un’alternativa visibile alle politiche della destra e per impegnarci tutti assieme in una battaglia per l’integrazione e la tolleranza.
Ti ringrazio moltissimo dei preziosi suggerimenti. Mi offri veramente moltissimi spunti, da discutere con le colleghe della commissione per l’integrazione. Cercherò di farne tesoro e di portare queste esperienze anche all’interno del mio partito con dibattiti ed iniziative che diventano sempre più necessari, soprattutto alla luce di ciò che abbiamo visto in questi giorni…
solo una precisazione: la circolare non discrimina in alcun modo i figli di irregolari e non dice che devi respingere quelli che superano la soglia. Ripeto: non porterà alcun cambiamento se non in qualche scuola delle grandi città.
E non sono sicuro che sia un bene: si è persa l’ennesima occasione per fare qualcosa di buono…