di Corrado Truffi

(Atoms for Peace, 1962 @ pdxjmorris)
Il nucleare è stato un bel sogno giovanile, quando le speranze nell’illimitata potenza della scienza ci consentivano di sognare energia illimitata per tutti, viaggi spaziali e altre bellissime favole tecnologiche.
Il nucleare è stato l’equilibrio del terrore, il
dottor Stranamore,
Krushev che piazza la scarpa sul tavolo dell’ONU, la crisi dei missili a Cuba.
Il nucleare è stato il luogo del terrore irragionevole per la scienza e per qualunque tecnologia, la paura perfino di mangiare innocenti fragole del dopo
Chernobyl.
Il nucleare è stato una forma di energia dal basso costo di vendita e dall’alto costo di produzione, perché tanto i
costi veri sono ben nascosti dalla produzione congiunta con gli usi militari.
Il nucleare è stato un tentativo di dare una risposta semplice alla fame di energia del nostro mondo moderno, e qualcuno continua a dire che questo è ciò che serve. Ma a giudicare da
questo grafico, non è detto che in futuro serva tutta questa energia, se la crisi italiana – come temo – è destinata a durare a lungo. E sopratutto non è detto che l’energia che serve non possa essere prodotta in altri modi.
Il nucleare è stato venduto come soluzione per tutti i nostri mali energetici, ma sono stati
ben nascosti i siti delle future centrali. E’ prudente evitare i possibili
effetti negativi sulle elezioni regionali…
Il nucleare è stato venduto come un business che può interessare imprese private. Questa, almeno, è la favola raccontata da Scajola e dall’Enel. Il quale tuttavia, guarda che strano, chiede
centralismo,
assicurazioni governative e meccanismi di prezzo vincolati: la lentezza del ritorno dell’investimento in nucleare – ammesso che mai ritorno economico vi possa essere – implica che in realtà, se davvero l’energia fossile finisse, se davvero le energie rinnovabili non fossero sufficienti, se davvero non saremo capaci né di efficienza né di risparmio, allora l’unico modo di avere davvero energia nucleare è dire che il
nucleare è Stato.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti