Idee che non condivido

di Corrado Truffi

A volte mi vengono idee che non condivido. Eccone un bel po’, tutte assieme e magari pure confuse.

Perché a molti fa schifo l’accordo con l’UDC? perché è il partito di Cuffaro?
E allora? nel PD non ci sono forse politici inquisiti o chiacchierati, perfino per contiguità alla mafia? Ci sono, ci sono, son pochi ma ci sono.

Oppure il motivo è perché l’UDC è contro le unioni di fatto, è per il crocifisso a scuola e non è laico ed è totalmente dipendente dalle volontà vaticane? Bah, per ora la Binetti è ancora nel PD, e il PD aveva appunto l’ambizione di fondere sensibilità laiche e cattoliche. Oppure abbiamo deciso che questa fusione non ci interessa più, e ci acconteniamo al massimo di qualche vecchio cattocomunista e qualche raro “cattolico adulto” come foglia di fico da aggiungere al corpaccione ex comunista? Un po’ come i vecchi indipendenti di sinistra nel PCI?

Si può essere contrari alla strategia dell’accordo con l’UDC per molti motivi. Però ci sono motivi buoni e motivi meno buoni, e ci sono pure un bel po’ di processi alle intenzioni e pregiudizi che, militando in uno stesso partito, sarebbe pure ora di togliere di mezzo.
I miei compagni ed amici seguaci di Marino e di Franceschini contestano, come pure ho fatto e continuo a fare io stesso, la vocazione minoritaria che c’è sotto alla linea di Bersani. E fin qui, si tratta di una contestazione legittima e con molte ragioni, salvo che Bersani ha vinto il congresso ed è stato eletto direttamente dagli elettori del PD alle primarie. Si deve quindi supporre che quegli elettori sapessero che Bersani proponeva chiaramente una stagione di nuove alleanze e molto meno di “vocazione maggioritaria”. E approvassero.

Di più, la linea di Bersani, come ben spiega oggi sull’Unità, e come qualche giorno fa spiegava Reichlin, non è quella di “allargare all’UDC”, insomma di fare inciuci e vendersi, ma quella di ricostruire un blocco sociale e politico di forze “costituzionali” – inclusi infatti IdV e sinistra – che riescano alla fine a sconfiggere Berlusconi e il berlusconismo. Bisogna sempre ricordare che chi è oggi al governo – i berlusconiani, la Lega e i finiani – sono le uniche forze politiche italiane che non hanno nulla a che fare con la nostra Costituzione repubblicana. Non a caso l’UDC è parlamentarista e rifiuta qualunque accordo con la Lega, dovunque.

Personalmente, credo che il livello del ceto politico locale UDC (ma anche IdV, se è per questo), sia spesso deprimente, e che la quantità di compromessi realmente fattibili con questa gente sia assai limitata. La questione della laicità e della libertà di pensiero, assieme al familismo economico asfittico dell’UDC, rendono poi nel concreto dei programmi davvero difficile andare d’accordo. In più, la strategia dei due forni di Casini è anche moralmente assai difficile da digerire.
Tuttavia, il punto di verità nella strategia bersaniana è che la società civile italiana è davvero – è sempre stata – lo specchio fedele di questo ceto politico così scadente. E con questa realtà bisogna pur fare i conti. Per cambiarla, dico io. Per trovarci un accordo in qualche modo, dicono loro.

Penso, sopratutto, che il modo con cui è stata gestita dai nostri dirigenti questa strategia dell’attenzione verso l’UDC abbia qualcosa di letteralmente disastroso. Un conto è trattare eventuali accordi partendo da una posizione di forza e credibilità, un altro è infilarsi in casini come quelli pugliesi, o nel nulla eterno del Lazio.
Ma se la nostra opposizione interna fosse stata un po’ meno pronta a fare – a parti invertite – quel che i dalemiani hanno fatto a Veltroni, forse anche quelle trattative avrebbero avuto un esito un pochino migliore…
iMille.org – Direttore Raoul Minetti