di Gabriele Boccaccini
Una battaglia di buon senso è quella che la cittadinanza sia data non automaticamente ai minori stranieri nati in Italia ma ai minori stranieri che abbiano completato con successo il ciclo della scuola dell’obbligo. Questo avrebbe fra l’altro un grosso impatto positivo nell’incentivare l’educazione e l’integrazione dei minori stranieri in Italia e nello scongiurare fenomeni di evasione scolastica, rendendo conveniente alle famiglie investire sull’educazione dei minori e ai minori stessi di impegnarsi nella scuola. Evitiamo il tranello di dividerci su questa questione tra chi guarda solo ai doveri (la Lega) e chi invece (a Sinistra) parla solo di diritti. Diritti e doveri devono sempre andare uniti.
Una battaglia di buon senso è quella di affermare che la presenza di minori stranieri è una ricchezza per la scuola italiana (non un problema), purché non si creino delle classi-ghetto o delle scuole-ghetto. Quindi ben venga lo stabilimento del tetto del 30 per cento, applicato con flessibilità e buon senso, attraverso una revisione flessibile dei confini dei distretti scolastici. La maggioranza dei distretti scolastici del resto questo principio già lo ha applicato d’istinto da tempo, distribuendo gli alunni “stranieri” nelle varie classi. La diversità è una ricchezza per tutti, la ghettizzazione è una catastrofe collettiva.
Una battaglia di buon senso è quella che nel momento in cui pone come obbligo proritario e imprescindibile l’apprendimento dell’italiano e la piena integratazione linguistica dei minori stranieri, consente loro di mantenere con orgoglio la propria lingua e cultura attraverso corsi di doposcuola settimanali (esistono a riguardo fondi già stanziati dalla Comunità Europea che nessuno utilizza). Nei prossimi anni e decenni il nostro paese e le nostre industrie (specie quelle del Nord!) avranno bisogno del loro bilinguismo per affrontare con successo le sfide di un mondo globalizzato. Il bilinguismo dei minori stranieri è una grande risorsa che rischiamo stupidamente di vanificare.
E’ troppo sperare che il Partito Democratico dica queste semplici e chiare parole di buon senso all’opinione pubblica? Di fronte alla facile intolleranza di tanti, non dobbiamo apparire come il partito del buonismo e del lassismo, ma il partito del buon senso, che su tutte le questioni relative all’immigrazione coniuga con la stessa forza la richiesta dei doveri e il riconoscimento dei diritti. iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Scusate l’autocitazione, ma in questo caso mi tocca. il sottoscritto (che è responsabile istruzione e formazione del pd lombardo: la regione più colpita dal “fenomeno”) queste cose le va dicendo da mesi e anche sulla stampa locale siamo usciti quasi tutti i giorni.
E se il sottoscritto non ti basta, ti segnalo filippo penati (che oltre ad essere candidato in lombardia è coordinatore della segreteria politica di plb): http://archiviostorico.corriere.it/2010/gennaio/09/Penati_una_misura_blanda_Troppo_co_9_100109007.shtml
se vedi, sia lui che io andiamo anche un po’ oltre: http://marcocampione.wordpress.com/2010/01/10/classi-ghetto-retromarcia/
è la gelmini quella che non ha nessuna intenzione (e il suo provvedimento ne è la ulteriore prova) di affrontare la cosa: nè dal nostro nè da qualsiasi altro punto di vista
Sul tetto del 30%: scusate l’espressione, ma trattasi di ca..ta megagalattica ammantata di apparente buon senso.
Mi spiego: stiamo parlando di scuola dell’obbligo, di bambini che vanno accompagnati. Chi li accompagna, la madre che deve alzarsi alle 6 per andare a fare la colf dopo due ore di viaggio?
Che succede se in una scuola si possono creare, mettiamo, cinque sezioni con il 40% di immigrati, e applicando il tetto invece se ne formano di meno e degli insegnanti vanno in soprannumero?
Portiamo i ragazzini negli altri plessi con lo scuolabus…e chi lo paga? non sarebbero soldi spesi meglio per insegnanti di supporto all’educazione linguistica?
Siamo sicuri che il bambino nato all’estero e venuto in Italia a due o tre anni abbia competenze linguistiche significativamente peggiori di quello nato in Italia?
Come fanno le segreterie a gestire le iscrizioni: lista degli studenti italiani e nati in Italia appartenenti al bacino d’utenza, studenti italiani e nati in Italia non appartenenti al bacino d’utenza (capita, c’è la scuola con una buona reputazione didattica, o che offre il tempo pieno, o che è di strada per il genitore che va al lavoro), studenti stranieri non nati in Italia ma appartenenti al bacino d’utenza, studenti stranieri trasferiti d’ufficio in applicazione del tetto… si accettano scommesse sui ricorsi. Gelmini, se la conosci la eviti.
Non mi risulta (ne’ dalle mie conoscenze, ne dal materiale che mi e’ stato segnalato) che queste tre proposte siano state fatte proprie dal Partito Democratico a livello nazionale. Non ho mai sentito di alcun progetto di legge del PD che leghi esplicitamente cittadinanaza e obbligo scolastico, cosi’ come non vedo nessuno impegno per il bilinguismo degli immigrato (dove sono i corsi di doposcuola settimale in arabo, cinese, rumeno, spagnolo, ecc. che si potrebbe benissimo promuovere a livello locale in tutte le regioni, province e comuni e distretti scolastici dove siamo maggioranza?). Anche sul “tetto” della Gelmini sento solo cori discordi. Io e molti altri per esempio continuiamo a pensare che, nonostante la malafede dei suoi proponenti, non sia un’idea sbagliata per la scuola dell’obbligo e che la sua attuazione (se fatta con flessibilita’ attraverso una revisione mirata dei confini dei distretti scolastici) non comporti ne’ traumi ne’ disagi eccessivi (vedi mio blog precedente). Il problema delle classi-ghetto non e’ solo un problema di competenza linguistica (l’integrazione – vedi USA, Francia e Inghilterra – e’ un problema che rimane anche quando tutti parlano la stessa lingua e siano nati nello stesso paese, anche da molte generazioni). Negli USA, Francia e Inghilterra, il rifiuto di affrontare il problema con provvedimenti amministrativi come lo stabilimento di tetti e la revisione dei confini dei distretti scolastici ha portato a risultati disastrosi, mentre laddove provvedimenti amministrativi (per quanto imperfetti) relativi a quote, tetti, ecc. siano stati presi hanno dato risultati eccellenti, in confronto alla politica del non intervento. I problemi che abbiamo oggi in Italia non sono nuovi in altri paesi: forse non sarebbe sbagliato imparare dalle esperienze altrui, onde evitare il ripetersi di scelte sbagliate.
Ribadisco: Penati è un esponente del pd nazionale. Le critiche alla gelmini sono su altro (vedi mio ultimo post appena pubblicato anche qui sul blog de I Mille).
Io rispondo per il pd lombardo (che non è esattamente una regione che non conta nulla) e quello che il pd lombardo dice (portata a casa la marcia indietro sui nati in italia) è che:
1) il tetto del 30% è troppo alto se si calcola sulla competenza linguistica;
2) la redistribuzione deve avvenire in modo graduale (e su questo la circolare è ok) e deve essere accompagnata da politiche positive (tassazione agevolata ecc e su questo i comuni si muovono a macchia di lepardo);
3) va salvaguardata l’autonomia scolastica (la gelmini la esautora investendo gli usr della questione).
Questo per quel che riguarda la scuola in senso stretto, poi c’è il capitolo cittadinanza su cui il pd ha una posizione chiara di sostegno allo “ius soli”
Per quanto riguarda i corsi di arabo ecc si fanno in tutte le scuole con alta densità di stranieri e sono pagati per lo più dallo stato, ma anche dai comuni (ottima su questo l’iniziativa della moioli a milano, iniziativa che ha alcune ombra ma va nella direzione giusta)
Del tuo articolo precedente ho già detto che ne condivido il senso (si deve intervenire) e ho cominciato a dirlo da prima della gelmini se è per questo… e il pd non solo lo dice ma là dove goberna lo fa da anni (in emilia ad esempio). Questa condivisione però non mi fa da velo nel segnalare cosa non va nel provvedimento gelminiano. A cominciare dal fatto che non farà cambiare pressochè nulla rispetto alla situazione attuale.
Siamo perfettamente d’accordo su tutto (dalle critiche al provvedimento Gelmini alla necessita’ di politiche attive di integrazione). La mia critica non riguardava certo esperienze positive portate avanti da esponenti anche di rilievo del PD (anche in realta’ importanti), ma dall’incapacita’ di trasformare queste esperienze locali positive in una strategia globale di immediata comprensione da parte dell’opinione pubblica nazionale (quanti in Italia sanno che il PD e’ a favore del bilinguismo?). So di bellissime esperienze di doposcuola, ma perche’ non si fanno dappertutto e si propongono dappertutto (non solo l’arabo, ma il cinese, lo spagnolo, il rumeno, l’albanese…)? Perche’ queste esperienze pilota non diventano politiche e slogan nazionali, da attuarsi in TUTTE le realta’ locali? E’ su questo che vorrei una risposta.
Riguardo allo “ius soli” non e’ quella panacea che si potrebbe pensare (anzi rischia di innnestare ulteriori elementi di discriminazione e ingiustizia). Perche’ una persona nata (per caso) in Italia dovrebbe ricevere la cittadinanza, mentre la si nega a chi (non nato in Italia) ha frequentato per 10 anni la scuola? La mia proposta di legare la cittadinanza come “premio” al conseguimento positivo dell’obbligo scolastico, mi pare possa rappresentare un giusto equilibrio tra ius sanguis e ius soli, tra diritti e doveri, e possa riscuotere anche anche maggor successo tra l’opinine pubblica ed essere meno facilmente contrastata dalla Destra rispetto all’applicazione meccanica dello ius soli.