Giornalismo a tesi: “si ribellava alle nozze combinate”

di Elena Tebano

Almas Mahmood, 17 anni, era in una casa famiglia dopo che il padre, Akatar, 40 anni e molti problemi economici, l’aveva picchiata perché non voleva che uscisse e pretendeva che fosse più remissiva e timorata di dio. Lunedì scorso l’uomo ha caricato in macchina tutta la famiglia ed è andato a “riprendersi” la figlia: non accettava che i servizi sociali l’avessero sottratta alla sua “autorità”.

La faccenda, di per sé, è grave. Per fortuna i carabinieri – dopo 20 ore di ricerche – hanno rintracciato la sua auto e fermato la sua fuga. Sono stati arrestati padre e madre, si valuta la posizione di un fratello sedicenne. “Almas è lacerata”, ha spiegato la sua tutrice legale. “Disapprova i metodi educativi del padre, ma è mentalmente onesta ed è dispiaciuta da un punto di vista affettivo”. Da queste parole emerge una ragazza intelligente, ben consapevole di quello che le differenze generazionali, in particolare tra prime e seconde generazioni di immigrati, significano.

Subito dopo l’arresto, nella tarda mattinata di ieri (martedì), un carabiniere – così almeno si capisce dalle agenzie di stampa – si lascia sfuggire che la ragazza sarebbe stata rapita per farla sposare con uno sconosciuto connazionale. I tristi matrimoni combinati per cui ormai India e Pakistan sono famigerati.

I giornali si lanciano in una serie di titoli (quelli sopra, con relativi articoli), le agenzie ricordano le storie di Saana e Hina (uccise da padri-padroni): la tentazione di paragonare le tre vicende è irresistibile. Nonostante che – dalla reazione di Almas – la situazione sembri diversa. E che la sua tutrice dica che il padre della ragazza “non è un delinquente”.

Poco dopo le cinque la stessa tutrice afferma: “Sembra che il motivo del rapimento non fosse una matrimonio combinato”. Alle sei altre agenzie di stampa smentiscono questa versione. L’uomo – sembra- considerava “un’onta” che la figlia fosse affidata allo Stato. Magari poi emergeranno altri particolari, e anche questa versione cambierà. Però i media italiani, per intanto, se ne fregano.

Alle sette il Tg3 titola “Si ribellava al matrimonio combinato”. Alle otto il Tg1 titola “si ribellava al matrimonio combinato”. Alle otto e trenta il Tg2 conferma “si ribellava al matrimonio combinato”. Ora gli italiani lo sanno: Almas si ribellava al matrimonio combinato. Anche se la notizia era stata smentita.

“Rimedieranno i giornali stamattina”, ho pensato ingenuamente. Invece no: la Stampa riporta le testimonianze di ragazze di origine indiana o pachistana sfuggite ai matrimoni combinati (non c’è nella versione online). Repubblica toglie il pezzo dalla home del sito, toglie dal titolo il rifermineto alle nozze, ma ci lascia una frase molto ipocrita “Secondo le prime ricostruzioni, sembra che il padre volesse costringe la giovane a sposare un connazionale”. Il Corriere della Sera dedica ben due pagine all’argomento: l’articolo sulle duemila spose bambine citato nei titoli sopra e un commento su “Quei padri-padrone che l’Occidente non può tollerare”.

Bene, penso ancora ingenuamente, non fa una piega: i padri-padroni sono intollerabili. Poi leggo l’incipit: “Due buone notizie: non solo Almas, la diciassettenne pachistana rapita dal padre perché troppo attirata dalla vita occidentale, è salva, ma sfuggirà a un matrimonio combinato con qualche sconosciuto della sua stessa etnia, contro la sua volontà” (tra parentesi: quella pachistana è una nazionalità, non un’etnia).

Immagino che ormai i giornalisti avessero scritto i loro pezzi o registrato i loro servizi, e non ci fosse di che riempire le pagine o i tg. Ma quanto è successo a Fano è già abbastanza grave: aggiungerci i nostri preconcetti sulle supposte “etnie” straniere non aiuta. Né le presenti o future Almas, né noi italiani. Come è possibile integrare gli “immigrati” se neppure sappiamo vederli per quello che sono?

In più ad Almas noi tutti abbiamo fatto una seconda violenza: abbiamo negato la profondità del suo conflitto, e la verità della sua esperienza. La ragazzina, che è solo un’adolescente, si trova ad affrontare questioni enormi, e ne è “lacerata”, appunto. Però ci tiene a far sapere che i suoi “non volevano farle del male”. Rifiuta l’oscurantismo e la violenza, dimostra forza, è intellettualmente onesta.

Non facciamole l’ulteriore torto di mascherare la sua esperienza, così difficile, con le nostre soap opera su quello che pensiamo siano i pachistani.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

3 Commenti

  1. “Più voci, in questa storia di integrazione mancata, smentiscono che all’origine ci sia la sua volontà di costringere la figlia a un matrimonio combinato. Magari, voleva solo riprendersi una `cosa´ sua.”
    ANSA 19 gennaio 2009, ore 18,50

  2. “Intanto si è appreso che il padre della giovane, quando è stato bloccato, ha lamentato soprattutto il fatto di non poter vedere la figlia. Da qui il `blitz´ di ieri, teso a riportarla a casa. Ma il fatto che si sia diretto a Roma, dove Mahmood aveva vissuto in precedenza e dove aveva ancora delle amicizie, lascia pensare che forse nella capitale era stato organizzato un matrimonio combinato, mandato all’aria dal gran clamore suscitato dal rapimento e soprattutto dalla forte pressione esercitata dalle forze di polizia”
    ANSA, 19 gennaio 2008, ore 15,18

  3. Il pressapochismo giornalistico che mischia in un blob incomprensibile tutto ciò che riguarda l’immigrazione è effettivamente desolante.

    Vorrei però anche notare che, pure fosse vera la storia del matrimonio combinato, sarebbe una buona cosa ricordare che si tratta di usanze familiari molto diffuse – in forme più o meno violente – anche nella nostra Italia fino a tempi non così lontani. E senza scomodare i matrimoni delle case reali, o i sensali di nozze, o tutta la letteratura sugli amori contrastati dalle famiglie, mettere in evidenza che non si tratta di religione ma di strutture economiche familiari tradizionali.

    La storia di Almas ricorda quella di molte nostre ragazze fino ai primi anni ’60. Lo sviluppo, l’integrazione, l’istruzione, porterà a superare anche in Pakistan la forza delle strutture economiche tradizionali. Provando a capire questi meccanismi storici e demografici, forse faremmo un passo avanti.

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