E’ fatta. Usciamo dal pantano pugliese. Dopo mesi di si, no, nì, no, qualche ma e molti se, il Partito Democratico nella corsa alle elezioni regionali si affida al 41enne Francesco Boccia. Nomen omen, verrebbe da dire, nella bocciofila di Bersani.
A parte le battute, Francesco è uno bravo davvero. Un economista brillante con un pedigree accademico di rilievo e una esperienza politica ormai consolidata. Un “giovine sperimentato” come ama dire il titolare della ditta.
Sperimentato lo è di sicuro, infatti, ha già sperimentato una bella batosta lì nel tacco dello stivale. Eh si : è il Massimo (D’Alema) del deja vu: fu Boccia ad essere sconfitto da Vendola del 2005 nelle primarie di coalizione, nonostante i sondaggi della vigilia lo dessero per favorito.
Nel suo feudo gallipolitico, il tavoliere degli inciuci, D’Alema assistette, percosso e attonito, alla debacle del suo giovin sperimentato economista nei confronti di quell’ improbabile “catto” Silvestro comunista con l’orecchino.
Una cosa da pazzi, come se la Juventus perdesse in casa con il Catania all’ultimo minuto. Cose che però (ahimè per la mia squadra e per il buon Boccia) a volte accadono. Perché purtroppo ste’ benedette consultazioni, in cui tutti possono dire la loro, hanno un difetto di fondo (un po’ come le partite di calcio, quando non c’è di mezzo Moggi): sono democratiche. Capita quando dai alla gente la libertà di scegliere, capita che venga voglia di scegliere sul serio. E quella volta scelsero Nichi.
Al nostro leader Massimo, la cosa non deve essere andata proprio giù. Perché cinque anni dopo, invece di ricandidare il governatore in carica senza primarie e senza problemi, si sceglie la via in salita dell’alleanza allargata a tutti quelli che Vendola non lo vogliono, dall’Italia dei Livori all’Unione Delle Convenienze. La liason con l’UdC – predicata anche in altre regioni – sta diventando il vero caso Godot delle regionali. Ma se ancora non possiamo permetterci il lusso di un Casini alleato, in compenso non ci facciamo mancare i mejo casini a casa nostra.
Così si è andati avanti in questi mesi, con una tragicommedia degli equivoci, guest star il sindaco democratico di Bari, Emiliano. Uno che prima aveva detto:
Sputatemi in un occhio se farò mai il presidente della Puglia. Prometto solennemente: non mi candiderò mai a quel posto.
Poi si era “immolato” e aveva chiesto le Primarie perché era cambiato il quadro. Infine ha reso noto che si ritira dalla corsa alle Primarie (quali?), ma che non si tratta di una rinuncia.
Rinuncia, invece, il povero elettore di Centro-Sinistra a capirci alcunché quando scopre che il mandato a Boccia è solo “esplorativo”. Come se la Puglia fosse un Afghanistan politico, dove bisogna andare in perlustrazione per non saltare sul terreno minato dai signori della guerra della tessere. E l’incarico al povero Francesco B suona come “vai avanti tu, che a noi vien da piangere”. Come agnello in mezzo ai lupi. Come boccia nella bocciofila.



















“Economista brillante con pedigree accademico di rilievo” lo dici tu
Condivido in pieno tutto ciò che è stato scritto. Con un accento in più su un punto: ma possibile che il Pd 5 anni dopo non sappia esprimere una figura diversa da una che ha perso? Lo stesso avviene a Milano dove Penati viene ricandidato dopo 6 mesi dalla sconfitta elettorale “bruciante” contro un signore pressochè sconosciuto, tal Podestà.
L’apoteosi sarebbe una candidatura del grande Walter nel Lazio…
Peccato che il Pd non faccia uso delle Primarie che qualche volte danno sorprese che paiono rivoluzionarie: vedi Vendola 5 anni fa, Renzi, e forse altrove nel silenzio altri.
@francesca
“Laureato in Scienze politiche a Bari, ha ottenuto il master MBA alla Bocconi, ha svolto per quattro anni attività di ricerca alla London School of Economics ed è stato Visiting Professor alla University of Illinois, Chicago, nel 2002. ” (da wikipedia)
Ammetto di non essere un esperto, ma a me non sembra malaccio…
@Andrea C.
come hai “regione”!
E invece il paradosso è come ormai le primarie stanno diventando un disturbo per i nostri manovratori… E chi non si allinea, viene considerato eretico.
Ma perchè non hanno nominato D’Alema “ministro degli esteri” della UE? Forse per un po’ si sarebbe disinteressato della politica italiana…
@Paolo: appunto per consentirgli di continuare a occuparsene. La cosa più divertente è che lui ci aveva creduto, al Berlusconi che lo aiutava. Della serie, errare è umano, perseverare è diabolico…
ecco Marco, se non sei un esperto forse non ti cimentare a valutare curriculum
aggiungo un sorriso che’ sembrava sgarbato
@Francesca
Va bene, eviterò, intanto ricambio il sorriso:)