Chi sarà il candidato del centrosinistra in Umbria?

di Paolo Borrello

Solamente da alcuni giorni le difficoltà del Pd ad individuare il candidato alla presidenza della Giunta Regionale dell’Umbria sono state rese note da alcuni giornali a diffusione nazionale.

Certo l’Umbria ha poco più di 800.000 abitanti, come un quartiere di Roma, si dice spesso. Ma la situazione verificatasi all’interno del Pd umbro meriterebbe una maggiore attenzione anche in altre regioni italiane, da parte della stessa segreteria nazionale del Partito Democratico e dai “vertici” della ex mozione Marino (che io ho sostenuto, candidandomi all’assemblea nazionale, in provincia di Terni) soprattutto perché quanto avvenuto e quanto avviene nella nostra regione potrebbe essere considerato il modello da non seguire per affrontare problematiche simili.

Ma qual è appunto la situazione in Umbria?

Non è facile spiegarla.

Che il candidato del centro sinistra dovesse essere indicato dal Pd non è stato mai messo in discussione, almeno fino ad ora. Occorre peraltro considerare che ancora non è dato sapere quale sia la coalizione di centro sinistra che si opporrà a quella di centro destra (forse l’Italia dei Valori potrebbe non farne parte, l’Udc dovrebbe presentarsi da sola senza appoggiare né il centro sinistra né il centro destra, Sinistra e Libertà dovrebbe contenere al proprio interno anche i socialisti e far parte insieme alla federazione tra Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani della coalizione di centro sinistra).

Rita Lorenzetti, già parlamentare e molto vicina a Massimo D’Alema, nonostante abbia svolto l’incarico di Presidente della Giunta Regionale per due mandati e nonostante la sua attività non abbia riscosso unanimi consensi (e questo è un eufemismo), anche se il suo operato è stato apprezzato dalla totalità delle imprese edili umbre, si è intestardita a voler essere riconfermata, non chiedendo l’autorizzazione prevista dallo statuto del Pd umbro dei due-terzi dei membri dell’assemblea regionale ma dichiarandosi a disposizione del partito e auspicando una “chiamata” da quasi tutto il Pd. E per questo motivo la Lorenzetti e i lorenzettiani, la componente più ampia dei bersaniani umbri, osteggiavano, inizialmente, le primarie. Ma poiché la “chiamata” non è avvenuta e poiché i bersaniani non hanno la maggioranza dei componenti dell’assemblea regionale, la Lorenzetti si è successivamente dichiarata disponibile a candidarsi alle primarie, perché certa di una sua vittoria in considerazione soprattutto del sistema di potere che è riuscita a creare e a guidare in dieci anni di governo dell’Umbria,

E i franceschiniani? Non hanno un solo leader, ne hanno più di uno, ed inizialmente erano più che favorevoli alle primarie poi, quando hanno appreso della disponibilità della Lorenzetti a candidarsi anche alle primarie, si sono mostrati più “tiepidi”.

E noi, i mariniani? Siamo un po’ divisi al nostro interno. C’è qualcuno che sosterrebbe la Lorenzetti anche se dovesse andare a sbattere contro un muro, altri, come il sottoscritto, preferirebbero una candidatura davvero innovativa, esterna al “gruppo dirigente” più ristretto del Pd umbro. Tutti siamo piuttosto contrari alle primarie perché non sarebbero vere primarie ma una disfida di Barletta in cui ci sarebbe la resa dei conti definitiva tra bersaniani e franceschiniani, e noi eventualmente faremmo la fine di un vaso di coccio stretto tra due piccole corazzate che ci ridurrebbero in mille pezzi.

Tutti, a chiacchiere, sono a favore di una candidatura “condivisa”, “unitaria”, ma questa candidatura non è stata ancora avanzata. E nell’ultima riunione dell’assemblea regionale i rappresentanti delle tre mozioni si sono tutti dichiarati disponibili ad individuare una candidatura comune. Poi Agostini, molto vicino a Veltroni, ex tesoriere nazionale del Pd e parlamentare per la terza o quarta volta, esponente di punta dei franceschiniani umbri, si è autocandidato, non in rappresentanza della sua mozione ma individualmente. Comunque la sua candidatura ha quanto meno sbloccato un po’ la situazione e chissà se alla prossima riunione dell’assemblea regionale prevista, forse, per il 4 gennaio, che è anche la data ultima per convocare eventualmente le primarie o meglio per presentare le candidature alle stesse, ci sarà l’ “habemus papam”?

Io francamente ho dei forti dubbi.

Dimenticavo, una delle candidature ipotizzate, non si sa bene se per finta o sul serio (il diretto interessato sembrerebbe non disponibile) è anche quella di Guglielmo Epifani, che ha genitori umbri e che ha una seconda casa nella nostra regione, che così potrebbe passare dalla segreteria della Cgil alla Presidenza della Giunta Regionale dell’Umbria.

Mah! Questo è il commento finale, all’ipotesi della candidatura Epifani ma anche a tutta la vicenda.

Ci avete capito qualcosa? Spero di sì.

Considerazione finale: chissà se riusciremo a perdere anche il governo della Regione Umbria (da notare che alle ultime elezioni comunali siamo riusciti a perdere alcuni Sindaci anche quello di Orvieto, la mia città, dopo solo 60 anni di governo da parte del centro sinistra)? iMille.org – Direttore Raoul Minetti

5 Commenti

  1. Post molto interessante grazie. La situazione umbra conferma il disastro nazionale e c’è chi intanto si bea di qualche punto percentuale in più nei sondaggi, che tristezza. Paolo, se tu potessi scegliere, chi candideresti?

  2. Gianni

    Allora: l’ attuale presidente della regione umbria si candida alle primarie. Fine della storia. Cosa c’e’ che non va? Il fatto che la corrente dei mariniani (della quale mi pare non faccia piu’ parte nemmeno Marino) non ha nessuno da contrapporle? E chissenefrega?

  3. Antonio

    Per l’autore:
    “Tutti [noi mariniani] siamo piuttosto contrari alle primarie perché non sarebbero vere primarie ma una disfida di Barletta in cui ci sarebbe la resa dei conti definitiva tra bersaniani e franceschiniani, e noi eventualmente faremmo la fine di un vaso di coccio stretto tra due piccole corazzate che ci ridurrebbero in mille pezzi.”

    Cioe’ non siete favorevoli alle primarie perche’ sapete di non aver chances? Poi, naturalmente, il PD ha bisogno di democrazia, di rispettare la volonta’ della base, di nuovi metodi di far politica, blablabla…

  4. MP

    Sta storia di Epifani è divertente. Visti i precedenti, mettiamoci un bel segretario nazionale di un sindacato in un bel “collegio sicuro”! Un po’ come Cofferati sindaco di Bologna, Del Turco presidente dell’Abruzzo, che fulgidi esempi di fallimenti! Se mi compro una seconda casa in Umbria e mi trovo un lontano parente umbro quasi quasi mi candido pure io…

  5. Alcune risposte:
    Marco, io credo che il migliore sarebbe il professor Fabrizio Bracco, ex parlamentare, ex segretario regionale dei Ds, oggi franceschiniano e presidente del consiglio regionale uscente, e soprattutto docente universitario di Scienze Politiche presso l’università di Perugia;
    Gianni, il fatto è che la presidente della giunta regionale per candidarsi alle primarie secondo lo statuto regionale dovrebbe chiedere l’autorizzazione dei due terzi dei componenti dell’assemblea regionale ma lei non lo vuole fare;
    Antonio, sarebbero delle primarie “false”, falsate dal fatto che i candidati dispongono di una sistema di potere tale che tutti gli altri eventuali candidati sarebbero “stritolati” non essendoci pari oppurtinità tra loro e gli altri due.

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