Anche sul testamento biologico si può discutere

di Marco Surace

Un successo al di là delle aspettative l’incontro del 12 gennaio sul testamento biologico organizzato dal PD di Sesto Fiorentino, sia per i partecipanti (circa 60 persone) che per la qualità delle sollecitazioni poste dai relatori e degli interventi dei presenti.
E’ stata premiata la scelta del partito di porsi un problema, parlarne e proporne poi una sintesi, seppur perfettibile, da discutere in consiglio comunale. Abbiamo avuto il coraggio di rompere il meccanismo per cui si parla di un determinato tema solo quando questo è sotto i riflettori dei mass-media salvo poi metterlo nel dimenticatoio ben prima di averlo risolto non appena arriva una nuova problematica.

La discussione, che si è protratta con grande interesse oltre la mezzanotte, ha toccato molteplici aspetti di una tematica che è apparsa subito complessa e sfaccetata, ma non per questo meno coinvolgente, portando tutti ad interrogarsi senza cercare di tracciare un confine netto tra posizione giuste e sbagliate o tra ragione e torto, ma piuttosto ponendo riflessioni e domande.
Il Prof. Caretti ha illustrato la questione giuridica relativa alle sentenze presenti in assenza di una normativa, alla valutazione della genuinità delle dichiarazioni anticipate di trattamento e della loro durata, delle possibili deroghe del medico a tale vincolo o della sua eventuale obiezione di coscienza, nonchè del contenuto pratico di un testamento biologico – cosa ci scriviamo? – senza dimenticare il fatto che il testamento biologico è una possibilità, una libertà data all’individuo, e come tale da valutare positivamente.

Il Prof. Cerruti ha sottolineato alcuni aspetti etici, ad esempio il concetto solo apparentemente banale che l’accanimento terapeutico dovrebbe essere vietato sempre, per legge, il problema semmai sta nella sua definizione, o il confine spesso labile tra l’interruzione di un trattamento e l’eutanasia, e il rapporto tra eutanasia attiva e passiva. Altro interrogativo interessante è stato posto relativamente alla difficoltà sicuramente reale di chi è perfettamente sano ora nel decidere in maniera pienamente consapevole cosa vorrà fare quando sarà in una situazione grave ma completamente ignota. Ha cercato anche di superare la dicotomia cattolici-non cattolici sollevata da alcuni, notando il fatto che visioni contrastanti e forti contrasti su temi del genere avvengono in molti paesi europei dove i cattolici sono una minoranza esigua e senza influenze significative sulla società.

Infine il Sindaco Gianassi ha fatto presente l’importanza che parta proprio dai Comuni un contributo alla questione del testamento biologico, Comuni che sono già gli interlocutori privilegiati dei cittadini per i momenti decisivi dell’esistenza: la nascita, il matrimonio, la nascita dei figli, la morte, e come è un peccato che i temi etici diventino una radicaclizzazione dello scontro politico invece che un confronto tra i valori delle persone al di là degli schieramenti.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

2 Commenti

  1. Gabriele Boccaccini

    Penso che una delle difficolta’ maggiori in Italia nell’affrontare le questioni etiche sia dovuta al fatto che a causa del monopolio cattolico pensiamo che ci sia (o si debba raggiungere) una comune visione etica, mentre su queste questioni dovremmo abituarci all’idea che ci sono diverse visioni etiche (tutte egualmente legittime) e che e’ compito dello Stato accoglierle, purche’ l’esercizio di esse non vada contro alla liberta’ altrui. Invece di porsi il problema di come visioni diverse possano convivere all’interno di una stessa societa’ si ragiona in termini di maggioranza, dove la visone maggioritaria (anche solo per il 51%) dovrebbe imporsi a tutti. In Italia esiste una posizione cattolica (rispettabilissima) e coloro che ad essa liberamnete aderiscono debbono essere messi nelle condizioni di farlo senza costrizioni o impedimenti. Esistono poi altre posizioni in materia (laiche, cristiane-non-cattoliche, o di altri gruppi religiosi) e coloro che ad esse liberamente aderiscono vanno messi anch’essi nella condizione di farlo. Non si tratta di stabilire quale posizione sia piu’ giusta ne’ quale sia maggioritaria. La funzione del testamento biologico e’ proprio questa: lasciare all’individuo la liberta’ di decidere la propria posizione senza che essa sia imposta dalla Stato o da una Chiesa o da qualsiasi comunita’ religiosa o laica. In paesi dove non c’e’ un monopolio religioso di una confessione (in Italia pochi si ricordano che il cattolicesimo non e’ neppure rappresentativo dell’intero momdo cristiano, ma ne e’ solo una componente), il testamento biologico e’ una realta’ accettata da tempo.

  2. marco surace

    come è stato fatto notare ieri sera “visioni contrastanti e forti contrasti su temi del genere avvengono in molti paesi europei dove i cattolici sono una minoranza esigua e senza influenze significative sulla società.” E poi la visione della Chiesa cattolica non è maggioritaria, tutt’altro. Non lo è stata nemmeno ai tempi dei referendum su aborto e divorzio…

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