di Pietro Raffa
Il dibattito tra il Ministro del Tesoro Tremonti e i cosiddetti ministri della spesa si sta stucchevolmente protraendo. Il presidente della Commissione finanze e tesoro del Senato, Mario Baldassarri, ha addirittura presentato una sorta di controfinanziaria da 37 miliardi di euro. Giulio Tremonti ha invece deciso che questa legislatura, almeno nella prima fase, debba essere caratterizzata dal rigore dei conti pubblici. Sembra che, in attesa del passaggio alla Camera dei Deputati, sia questa seconda linea a prevalere, stando alla manovra di Bilancio che il Senato ha approvato il 13 Novembre e alle scelte riguardanti la finanziaria 2009 (quella varata in 9 minuti). Nulla di male, per l’Italia è opportuno e necessario rispettare i vincoli di bilancio per cercare di togliersi di dosso quel macigno che porta il nome di debito pubblico.
Ma se non ve ne foste accorti, il problema sta proprio qui. Osserviamo questo grafico:

(Fonte: Banca d’Italia)
La figura rappresenta l’andamento storico del debito pubblico italiano. Tenendo da parte il caso particolare delle guerre mondiali, il punto di massimo viene raggiunto nel 1994, quando l’incidenza del debito sul prodotto arriva al 121,8 per cento (per un valore nominale di 1.069.415 milioni di euro). Da questo momento in poi, grazie a privatizzazioni e manovre straordinarie come quella del 1993 (90.000 miliardi di vecchie lire, 47 miliardi di euro), il debito scende in maniera continua, tornando a crescere solo negli ultimi due anni del governo Berlusconi II. Il governo Prodi II cadrà, nel 2008, dopo aver portato il debito pubblico al 104 % del Pil.
Cosa succede a questo punto?
Tremonti, con lo scettro che gli è stato donato per aver(dicono, dice) colto prima di tutti l’avvento della crisi, prende in mano la situazione. E sceglie (o meglio, dice di aver scelto) la linea di cui abbiamo parlato sopra. Ma eccoci arrivati al punto: sapete a cosa ha portato la scelta del “non_agire_stare_fermi_immobili_e_contenere _tanto_la_crisi_è_psicologica”, sacrificando la liberazione di risorse importanti da investire al fine di rendere l’Italia più competitiva, tra le quali quelle riguardanti l’istruzione, la ricerca e sviluppo?
A un debito pubblico che si avvia spedito verso il 120 per cento.
Noi siamo onesti: diamo a Giulio quel che è di Giulio.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





L’italia è il paese dei furbetti…. I problema della corruzione e del clientelismo ci ha portato ad avere un debito pubblico del 141,6% del PIL.
Dobbiamo cominciare a pensare ai fatti altrui (e se non ci piacciono denunciarli) perche facendo sempre i c…. nostri quelli che devono pagare siamo sempre noi.
Per l’italia c’è bisogno di un’ OVERdose di giustizia e che quelli che devono pagare siano raggiunti dalla pena anche dopo morti, altro che processo breve.