Ti piace perdere tutto?

di Tommaso Caldarelli


(Checkmate @Antonella R.)

Il centrodestra laziale ha rotto gli indugi, annunciando che Renata Polverini correrà per la Regione nel 2010. Si tratta, come avevamo già sottolineato, di una candidatura forte e autorevole, dunque pericolosa per il centrosinistra.

Renata Polverini non è direttamente identificabile con “la destra”, almeno non in modo automatico; è donna e sindacalista, si è fatta apprezzare e conoscere nelle sue frequenti ospitate a Ballarò – ma è solo un esempio, e in breve, è un avversario che si annuncia ostico, capace di attirare consensi anche al di la del tradizionale centrodestra, drenando voti dalla sinistra (e non per forza solo dalla sinistra moderata). Renata Polverini può piacere, e forse già piace.

Il quadro non è rassicurante, soprattutto tenendo presente la linea piatta nell’elettroencefalogramma della sinistra laziale. Voci insistenti raccontano di un pressing indefesso sul presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti, combattuto fra il mandare al diavolo tutti coloro che bussano alla sua porta, chiedendogli di mollare quel che ha conquistato, e la tentazione di rimettersi in gioco.

Resta da capire se, anche accettando la sfida, Zingaretti abbia possibilità di vincerla. La risposta, per parte mia, è: non per forza, e non sicuramente. La Polverini è un buon candidato e ha qualche valore aggiunto spendibile, che Zingaretti non ha. Ma più di tutto, chi potrebbe rimproverare alla destra una campagna elettorale che sottolineasse a tamburo battente come il centrosinistra viva le istituzioni a mo’ di asilo privato, un parco giochi in cui si inseriscono caselle che, al momento del bisogno, possono venir spostate ad altra destinazione?

Zingaretti ha i voti sul suo nome e sulla sua persona per governare la Provincia di Roma, con una maggioranza che lo sostiene personalmente. Con quale scusa mollare tutto e ripartire da zero?

Io ricordo bene la campagna elettorale per Zingaretti Presidente. Ricordo che era Europarlamentare, e disse una cosa tipo “mi trovavo bene, ma quando la squadra chiama, io rispondo”: neanche un anno dopo, risiamo da capo. Evidentemente nel Lazio non c’è una classe dirigente politica in grado di raccogliere questa sfida con un nome nuovo. Evidentemente si ritiene corretta, e vendibile con successo agli occhi dell’elettorato – magari giustificandosi con un “e che altro dovevamo fare?” – la riproposizione a brevissimo intervallo dello stesso candidato per un altro incarico.

Con il rischio, peraltro (dopo la vicenda Marrazzo), che vada a perdere. E sai che risate. Anche perchè per vincere probabilmente servirà l’UDC: la quale, davanti all’alternativa fra un centrosinistra che schiera un candidato riciclato, e un centrodestra che presenta un nome credibile e con buone possibilità di vincere, non avrà difficoltà a fare la sua scelta.

E con il rischio, aggiunto, conseguente alla liberazione della casella della Provincia: e chi ha intenzione di candidare il Centrosinistra alla Provincia? A questo si è pensato, si sta pensando? Come si spera di convincere l’elettorato a votare un secondo presidente di Provincia di centrosinistra, quando il precedente si è appena dimesso per ambire ad altro incarico? Che figura ci fa, la sinistra romana, in tutto questo? Con quale faccia va in giro a chiedere i voti?

Tralasciando l’argomento, forse demodè, che Zingaretti stava facendo molto bene alla Provincia, e chissà, magari a qualcuno avrebbe fatto piacere che continuasse così. A me, per dirne uno.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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8 Commenti

  1. giulio

    Tommaso bravo! Non potevi esprimere meglio quanto molti di noi pensano. Se sei d’accordo, lo metterei sul mio profilo facebook.

  2. Gianni

    Significativo che i fondamentalisti del “ricambio” disprezzino un quarantenne capace come Zingaretti a favore di una vecchia carampana come la Bonino.

  3. @Gianni credo invece che sarebbe una gran bella battaglia: due donne, due personaggi a loro modo vincenti. E poi, scusami, chi ha detto che uno capace deve essere sacrificabile? Io ad esempio la penso esattamente come Tommaso e spero che il Pd romano non faccia la str***ata di pensare al nome famoso piuttosto che alla candidatura forte.

  4. giulio

    zingaretti ha rinunciato alla candidatura. ci faranno fare le primarie come avevano promesso?

  5. vittorio

    se candidano la melandri, io non vado neanche a votare. direi che le primarie sarebbero l’ideale.

  6. Leoperutz

    Grazie Tommaso,
    per chi vive lontano da Roma ma e’ sempre interessato ai fatti “laziali” il tuo reportage e’ stato essenziale!

  7. martelun

    Uno dei pilastri strategici per vincere l’elezioni regionali.

    In Italia c’è la brutta abitudine, in qualsiasi tipo di elezioni, di indicare il candidato alla carica istituzionale, nazionale o locale, e poi di redigere il programma, Penati in Lombardia.
    Non considerando la cattiva abitudine, di catapultare dall’alto la candidatura senza prendere come metodo la consultazione dei circoli interessati, sia per le candidature sia per i punti programmatici, ne aprire la possibilità ad auto candidature con dirimere eventuale concorrenze con le primarie, non esiste la mancanza di tempo, almeno nel contesto attuale, elezioni il 28 marzo 2010.

    Già da questo minimo comportamento possiamo individuare nella segreteria di Bersani, un debolezza di democrazia.

    Un’altra cattiva abitudine e quello di vincolare le candidature gradite ad eventuali alleanze, no a Vendola in Puglia in quanto non gradito all’Udc di Casini, si ad Emiliano perché gradito all’Udc, nonostante che un sondaggio, con tutti i limiti che questo metodo di rilevazione delle opinioni comporta, dice che gli elettori che qualche mese fa lo hanno eletto non sarebbero contenti di questo sua candidatura alle regionali.
    E tutto ciò perché Massimo D’Alema, in segreteria, detta la linea e afferma che alle regionali bisogna andare con l’Udc.

    Questo è un altro punto di demerito alla segreteria Bersani, la linea la danno i circoli e la segreteria sintetizza le discussioni propositive, è compito della segreteria dare un ruolo definito ai circoli, coinvolgerli nelle scelte, favorire la partecipazione degli iscritti, dei cittadini. In questo momento i circoli sono in apnea aspettano fermi, esclusi alcuni che si muovono su iniziative sporadiche e spontanee, non c’è da parte della segreteria degli imput per farli muovere come un corpo solo, e gli argomenti non mancano, dall’Annullamento dei processi, alla vendita dei beni confiscati alle mafie, alle regionali.

    In Italia non è il programma ad essere privilegiato ma il candidato, forse lo è anche in altre nazioni, ma in Politica la via maestra è il Programma e poi si cercano le più vaste alleanze per realizzarlo, confrontandosi punto su punto e adottare anche punti programmatici di altri partiti se sono migliori, e poi il candidato che possa implementare e gestire il Programma.

    Quindi noi abbiamo l’obbligo e la volontà di cominciare a elencare punti del programma che possono convincere gli elettori/governati della proposta politica del PD alle regionali.

    Il punto di partenza è la sanità.

    1) Le pietre, le mura, l’aria, tutti gli operatori sanitari e anche il resto del paese, sanno che il sistema degli appalti è il motore della corruzione.

    Non si capisce per quale motivo i denari pubblici devono arricchire chi gestisce le società appaltatrici e devono impoverire i dipendenti che ci lavorano.

    L’eliminazione del sistema degli appalti lascerebbe i soldi nel pubblico che potrebbe capitalizzare e investire.

    Guardiamo chi si arricchisce con il sistema degli appalti e capiremo chi l’ha promosso e continua a sostenere la sua validità.

    Quindi bisogna invertire la tendenza, assunzione dei lavoratori dei servizi attualmente appaltati, direzione in prima persona da parte delle Aziende Ospedaliere di tutti i servizi appaltati, non proporre più appalti, ma ricercare nel proprio interno le capacità necessarie, anche con nuove assunzioni.

    2) Oggi eliminiamo spazi pubblici adibiti a ospedali e poi, con perseveranza paghiamo spazi privati, (Angelucci, De Benedetti, ………), servizi di diagnosi e cura gestiti da società private. Non è economico questo comportamento, non è logico.

    Nella realtà attuale ogni volta che la magistratura è intervenuta ha costatato che il danno dei privati nei confronti del pubblico, si muove su due linee fondamentali:

    a) i pazienti sono stati curati per malattie che non avevano, tipo Santa Lucia in Lombardia, dove si faceva il calcolo economica di quanto poteva essere l’introito su quel tipo di intervento di quella malattia inventata.

    b) si fanno delle prestazioni e si notifica alle Asl e alla regione prestazioni diverse per aumentare il vantaggio economico.

    Entrambi i metodi sono basati su un non controllo da parte di Asl e regione.

    La proposta logica e di adottare sistemi ci controllo e di certificazione veri sganciati da influenze economiche/politiche. Gli atti debbono essere pubblici, in rete, consultabili da tutti i cittadini, associazioni, partiti.

    Gli atti amministrativi sulla sanità debbono avere una logica chiara che deve essere tesa al risparmio e al migliore utilizzo delle risorse in funzione dei bisogni veri di chi ha bisogno di diagnosi e cure.

    Dove è possibile, comprare, costruire spazi per la sanità pubblica.

    3) Abbattimento delle liste di attesa nel volgere di due anni ad un mese per qualsiasi tipo di analisi diagnostica o prestazione sanitaria, e poi a quindici giorni.

    4) Percorsi delle prestazioni sanitarie uguali in tutta le regione e non diverse tra Asl, Aziende, basate sulle esigenze degli utenti e non di chi opera nei servizi.
    L’utente deve avere chiaro come si deve muovere nel mondo complesso della sanità, informazioni semplici e durature nel tempo.

    Si può partire dalla sanità perché le maggiori risorse che la regione ha a disposizione sono riversate su questo fronte, all’incirca 75%.

    Questo argomento non è esaustivo, tutti quelli che condividono questo tipo di impostazione sono pregati di intervenire, arricchire, correggere e proporre.

    Anche altri punti di un Programma regionale possono essere dibattuti, analizzati e proposti.

    per quanto mi riguarda questo documento è la base di un serio programma di governo anche ma soprattutto per la regione Lazio.

    La canditatura di Emma Bonino, se lei accettase, sarebbe più che gradita, sono convinto che ha tutte le qualità per implementare una sanità migliore e vicina a noi cittadini.

    e comunque che sulla sanità si giochi la partita lo dimostra l’incontro fatto lunedì 14 dicembre 2009 all’ospedale san giovanni alle 16,30 dove sono intervenuti: battaglia, foschi, montino, d’ubaldo, cosentino, mazzoli e fioroni con diversi direttori generali di varie aziende della regione.

    fraterni saluti.

    antonino.caiola@gmail.com

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