di Marco D’Angelo

(Disco Super Partes @Marco D’Angelo)
L’espressione deriva dal sanscrito “Supra parti” ovvero “colui che non si sa dov’è”. Ma quando si parla di Super Partes, il cuore va immediamente al leggendario gruppo rock progressive che ha rivoluzionato la scena musicale italiana a partire dagli anni ’90.
In realtà i membri costituenti dei Super Partes, erano già attivi dal ’48 in varie formazioni jazz e blues come Action Party, La Consulta, I Presidenti. Ma è nel 1992 che nasce l’omonima formazione con il mitico George Napolitano alle tastiere, Oscar Scalfy alla batteria e Karl “The voice” Ciamps, voce e chitarra. Fin dall’album di debutto, End of First Republic, i Super Partes dimostrano di voler tagliare i ponti con la tradizione melodica italiana più conservatrice.
“In Italia per 50 anni si è sempre suonata la stessa musica. Era venuto il tempo di cambiare” rievoca il front man del gruppo Karl Ciamps, intervistato dal critico musicale Gino Gasparro. “La gente era stanca del rock fracassone e terrorizzante alla Frankie Kossigan, volevano un gruppo in cui si potessero riconoscere tutti. Noi glie l’abbiamo dato.”
Una promessa musicale mantenuta dai Super Partes, nei tre album incisi in questi anni, attraverso vibranti ballate di protesta instituzionale come Io non ci sto o No, non firmo, o in canzoni intimistiche quali Per il bene del paese e Cari italiani, fino ad arrivare al successo intramontabile di Constitutional Song , inno intergenerazionale di un intera nazione.
Ancora oggi, nonostante gli acciacchi dell’età e le molte critiche ricevute, i Super Partes continuano a suonare con passione. “Purtroppo i gusti del pubblico sembrano cambiati.” spiega il critico Gino Gasparro “Vanno di moda le neomelodie di facile acchiappo alla Miky Apicella, o il rap volgare e brutale dei Padània. Le case discografiche producono ormai solo in base a sondaggi e e televoto. In questo contesto, è sempre più difficile fare musica per tutti come fanno i Super Partes…”
Ma loro, i vecchietti terribili del rock progressive, non si arrendono. Continuano a girare lo stivale in lungo e largo, per proporre i loro pezzi fuori dal coro e fuori dai cambi di moda, fedeli solo a se stessi e all’indimenticale ritornello di Constitutional song: La sovranità appartiene al popolo. iMille.org – Direttore Raoul Minetti




