Primo marzo: sciopero!

di Giacomo Lagona

Non volete immigrati tra i piedi? Benissimo: provare per credere. Che cosa accadrebbe se i 4 milioni di immigrati presenti in Italia incrociassero le braccia per un giorno? Cosa succederebbe se migliaia di infermieri, pizzaioli, muratori semplici e specializzati, saldatori, mulettisti, badanti, baby sitter, cassiere, capireparto, artisti, mediatori culturali ed educatori, addetti alle pulizie negli uffici, custodi e concierge, camerieri, operatori turistici, centralinisti, magazzinieri, operatori informatici, insegnanti, medici, politici, opinionisti, giornalisti…si fermassero tutti insieme? E cosa succederebbe se insieme a loro si fermassero studenti medi e universitari, casalinghe, liberi professionisti dell’edilizia, dei trasporti privati, dei settori dei servizi? E se a questi si aggiungessero anche i loro colleghi italiani, impiegati negli stessi settori, partecipi delle stesse attività, accomunati dal senso di squilibrio e disuguaglianza che colpisce tutti?

Nadia Lamarkbi, una giornalista di origine marocchina, ha lanciato in Francia, nel suo Paese, la proposta di una giornata senza immigrati: il primo sciopero degli stranieri che dovrebbe celebrarsi il prossimo 1 marzo. Quel giorno, i lavoratori immigrati dovrebbero astenersi dal lavoro e tutti gli altri (disoccupati, casalinghe, studenti) dalle comuni attività di consumo (acquistare cose, prendere i mezzi pubblici). L’obiettivo è rendere evidente il danno e il disagio che la società verrebbe a soffrire se tra le sue maglie non ci fossero gli immigrati.

Daimarely Quinterno, cubana, e Stefania Ragusa, giornalista italiana, dopo aver letto la notizia, hanno deciso di formare un gruppo su Facebook e hanno aperto anche un blog per provare a organizzare una giornata analoga anche in Italia. Il gruppo è stato creato e in poche ore ha già raccolto migliaia di adesioni, persone di ogni provenienza, genere, fede, educazione e orientamento politico, immigrati, discendenti di immigrati e autoctoni, accomunati dalla consapevolezza di quanto sia importante, da un punto di vista sociale, culturale e economico, l’apporto dell’immigrazione al nostro Paese.
(via Meltiparaben e BeffaTotale)iMille.org – Direttore Raoul Minetti

3 Commenti

  1. Una grande idea.
    Ne aggiungo una seconda. Immaginate di costruire un muro che separi i paesi del mondo ricco da quelli da cui se ne fuggono i migranti, per bloccare non solo le persone umane, ma anche il petrolio, i minerali pregiati, molte materie prime e molte derrate agricole, i manufatti a basso costo ecc; e per bloccare ovviamente anche i flussi in senso inverso: gli eserciti imperialisti, i turisti occidentali (magari dediti al turismo sessuale), i rifiuti tossici e nocivi ecc.: secondo voi: chi ci guadagnerebbe? anzi: chi sopravvivrebbe e potrebbe pensare a un futuro migliore e chi vedrebbe crollare immediatamente la propria economia e il proprio benessere?
    E’ un utile “esperimento mentale” per capire chi invade chi e chi deruba chi…

  2. E se succedesse quello che accade a Gaza o in Cisgiordania? Cioè che il mondo ricco sopravvive (neanche tanto male e senza il rischio che qualcuno si faccia saltare in aria in mezzo alla strada), e che la gente del mondo povero muore più di prima? Per non parlare delle tonnellate di attività umanitarie messe in piedi meritoriamente dal cosiddetto mondo ricco, senza le quali il mondo povero se la passerebbe molto peggio. Lo sciopero degli immigrati è un’ottima idea, sicuramente sarebbe lo sciopero più sensato tra tutti quelli insensati degli ultimi dieci anni. Ma lasciamo stare i muri: per capire e risolvere determinati problemi serve meno demagogia facilona e qualche libro da studiare in più.

  3. Jack

    L’idea dello sciopero mi piace e ne sono stato il promotore esattamente per questo motivo, però nel mio blog si è aperto un dibattito molto più ampio del tipo che abbiamo lasciato spazio agli immigrati di vivere e lavorare nel nostro paese, ma chi non vuole “lasciarlo” questo spazio diventa automaticamente un razzista? Scioperare dando una data con largo anticipo, è utile agli immigrati – e agli italiani che partecipano – oppure da la possibilità alle aziende di mettersi al riparo dalle assenze con vie alternative?
    Ecco, non vorrei che alla fine tutto si tramutasse in fuffa e ci rimettesse, come al solito, l’immigrato regolare non discriminato nel lavoro, perché ce ne sono e ne conosco parecchi anche dove lavoro io.

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