Premesse
Partiamo da un presupposto. Noi non siamo figli del berlusconismo. E’ il berlusconismo che è figlio dell’Italia ed è li, qui, che si è ingozzato, è divenuto ben pasciuto. E quindi è lì che dobbiamo intervenire.
Il berlusconismo è figlio di una sinistra che non ha saputo emozionare, proporre una visione, una tensione. Figlio di una generazione che aveva abdicato ai proprio sogni di gioventù e che non ha saputo capire, non sa capire, che è venuto il tempo.
E’ figlio di un Paese che convive con la Mafia da più di un secolo. Di un Sud morto e ammazzato da millenni di spartizione latifondista che poi si solo trasformata in gestione di qualsiasi cosa portasse soldi: sanità. Rifiuti. Eccetera. Eccetera.
Il berlusconismo al sud ha sostituito i vecchi equilibri democristiani.
E’ figlio di un nord che era troppo avanti (come qualità della vita) e troppo indietro (come capacità culturale di esercitare l’accoglienza). Il fenomeno della Lega.
E’ figlio di una destra che voleva uscire dal fascismo e cercava qualcuno che la legittimasse e che ha finito per fagocitarla, diseredarla persino di quelle tensioni sociali così simili al vecchio PCI. Nel bene o nel male, pur su fronti opposti, le famose sezioni in mezzo alla gente le avevano An e il PCI. Berlusconi ha impoverito quei luoghi. O la televisione? O è la stessa cosa?
Il No B-Day
Come già spiegato ho aderito al No B-Day perché non era una convocazione di cartello “nascosta”. Malgrado il titolo anti, il No-BDay è stata la discesa dai monti dell’Ignavia di una nuova generazione, che ha poi saputo far convergere su di se diverse anime: la sinistra e l’IDV in cerca di visibilità cannibale a scapito del PD, molta parte di piddini (la vera maggioranza nascosta di quella manifestazione), di quei piddini che hanno ben presente il senso vero di cosa sia il PD: non un accozzaglia di ex, non un partito catto comunista all’emiliana che ripropone vecchi equilibri e vecchi compromessi. No. Una forza alternativa e di governo, un partito progressista che legge la liquidità della società, piantato nel nuovo millennio. Laico davvero e con la consapevolezza che il lavoro e la sanità e l’istruzione e la ricerca sono settori da liberare (non liberalizzare). I ragazzi viola vogliono la democrazia. La democrazia è una roba che anche senza Berlusconi, se non cambiamo le cose, non avremo comunque. E’ democratico un paese che convive con la mafia? Un paese dove parlamentari, consiglieri comunali, o regionali collezionano preferenze sulla base del clientelismo di antica memoria ciceroniana?
Il titolo della manifestazione non era azzeccatissimo. Ma incontrare quei ragazzi ha sbaragliato in me ogni dubbio sulla loro buona fede. Bisogna toccarle le persone. Non leggerne annoiate descrizioni sui giornali di oggi.
Cosa adesso
Le recenti dichiarazioni d’amore tra Casini e Bersani mi preoccupano molto. E non in quanto lesbica perché so benissimo che l’accordo passa per il sacrificio dello stato laico, uno stato dove le persone possano perseguire la propria serenità civile (lo dice la costituzione non la lobby gay). E nemmeno mi piace perché non vedo l’ora, come tutti, che finisca l’era del nano.
Supponiamo che non me ne freghi nulla di omofobia e di matrimonio gay. La mia preoccupazione non si smuove di una virgola. Non è per questo, non solo per questo, il motivo per cui sono molto scettica su questa alleanza.
Esautorare Berlusconi con un cartello elettorale non è la soluzione. Non significa avere un’idea diversa di Sud e lo dimostra persino il nostro insistere con Bassolino in Campania. E lasciamo perdere che nelle file dell’UDC ci milita uno come Cuffaro.
Non cambierebbe i potentati che imbrigliano le università. Anzi. Tornerebbero all’improvviso i cervelli in fuga? Improvvisamente fare un concorso in Italia sarebbe una vera competizione meritocratica?
Non avrebbe un’idea di scuola pubblica perché le nostre scuole continuerebbero ad avere tetti sfondati. Aule distrutte. Insegnanti frustrati. E quelle private, quante cattoliche, soldi dallo Stato.
Non cambierebbe l’idea sanità. Vogliamo forse dimenticare quante cliniche – e quante in mano al Vaticano o ai vari Opus Dei – campano con soldi pubblici e quanti ospedali non hanno infrastrutture: non ultimo il caso dell’uomo morto ad Albano perché in 48 ore nessun ospedale ha letto un fax che chiedeva un letto? Un fax? Non ci sono fondi per dotare i nostri ospedali, i nostri pronto soccorsi di una rete informatica? Per quale motivo conosco almeno 10 persone tra i miei coetanei che potrebbero fare quel sistema in una settimana e farlo funzionare?
Non cambierebbe infine l’evoluzione obbligata di un’idea di protezione dei lavoratori. Provate a pensare Vendola al tavolo con Casini. Risultato: resta tutto come adesso.
Infrastrutture. Finiremo di spartire gli appalti? Ma chi ci crede.
Berlusconi è solo la faccia ben definita dello stato morente dell’Italia. L’apoteosi di una cancredine. Ma non vi preoccupa che ci sia una parte d’Italia che per quanto lui sia immorale (politicamente parlando), pluri_inquisito, pluri_auto_assolto da leggi ad personam, non vi preoccupa che ci sia gente che continua a votarlo?
Allora è lì che dobbiamo intervenire. E’ una questione culturale. E’ una questione di dire al Paese che è ora di diventare un paese europeo. Non di mettere una faccia più pulita allo stesso stato di cose.
La generazione che era in piazza il 5 dicembre, quelli vestiti di viola, non vuole Berlusconi, ma non vuole nemmeno il Paese così.
Io sono contro il berlusconismo. Io sono contro l’antiberlusconismo. Sono contro la politica del consenso sterile.
Io sono per un’Italia diversa, sono contro l’alleanza frigida tra Pd ed UDC.
Adesso a fare l’agenda politica deve essere quella generazione (con mamme e papà e nonne e nonni volenterosi). Quella generazione – iscritta o no ai partiti, militante cuoca di patatine alle feste dell’Unità o cervello in fuga o appassionato pensatore politico, operaio della Fiat e precario dell’Eutelia, ragazza madre senza asilo nido, coppia gay senza matrimonio, aspirante dottorando senza calcio in culo, eccetera, eccetera -deve prendere in mano il Paese. E’ ora di imbracciare i cervelli e di scendere dalle montagne. Abbiamo un dovere. Subito.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Il solito delirio confuso e inconcludente della Alicata, con l’ aggiunta dell’ ironia sul “nano”. Per una che vuol far credere di battersi contro le discriminazioni direi che non c’e’ male.
un tempo si diceva “conta fino a 10 prima di parlare”.
la stessa cosa può essere detta all’alicata riguardo l’uso della tastiera.
il mondo va avanti anche senza leggere queste sciocchezze, non è necessario postarne una ogni settimana, puoi prenderti tranquillamente una pausa…