di Daniela Santus
Prima papa Benedetto XVI, poi Barack Obama. Curiosamente, quando si tratta di palestinesi e israeliani (mai quando si tratta di Tamil), le vedute della Chiesa Cattolica riflettono quelle dell’intellighenzia laica europea e, adesso, anche americana: l’una e le altre vedono una realtà laddove gli israeliani ne percepiscono un’altra.
Gli israeliani, ad esempio, vedono Gaza controllata da un’organizzazione terroristica come Hamas più interessata a portare avanti la sua guerra islamista ad oltranza contro gli ebrei che non ad aiutare la sua stessa gente. E sono consapevoli del fatto che la barriera di sicurezza sia stata voluta dalla sinistra israeliana ed eretta dalla destra soltanto dopo che i terroristi palestinesi avevano assassinato più di mille persone in Israele: bambini, donne, vecchi.
Allo stesso modo gli israeliani sanno, come dovrebbe sapere il resto del mondo, che i giovani palestinesi (ma anche egiziani, giordani ecc.) sono indottrinati alla violenza sin dalla più tenera età, che vengono insegnate loro mistificazioni e che studiano su testi in cui Israele non compare neppure sulle carte geografiche. Perché il punto di vista israeliano lascia indifferenti sia il Vaticano che l’intellighenzia europea e americana? Perché lo stesso Obama sente la tentazione di voler “imporre” la pace a Israele? Non ce n’è alcun bisogno: una soluzione vera del conflitto, in cui i diritti del popolo ebraico venissero finalmente riconosciuti anche da tutti i suoi vicini, costituirebbe il più grande successo del sionismo. D’altra parte è stato il leader palestinese “moderato” Mahmoud Abbas (Abu Mazen), il 28 aprile 2009, a sostenere che non avrebbe mai “accettato uno Stato ebraico”, non viceversa.
Di fatto tutti si riempiono la bocca con parole circa la necessità di uno stato palestinese, ma sembra che nessuno si accorga del fatto che la questione più pressante sull’agenda regionale è quella della bomba iraniana. Il direttore della CIA Leon Panetta è stato di recente in Israele, a quanto pare per sollecitare i leader israeliani a non prendere di sorpresa l’amministrazione Usa con azioni precipitose in Iran. C’è un settore nell’amministrazione Usa secondo il quale “è meglio un Iran con la Bomba che un Iran bombardato”. Tuttavia lo slogan “l’Iran innanzitutto” non è certo un trucchetto israeliano per allontanare l’attenzione dal problema palestinese: è piuttosto una corretta valutazione dei fatti, che freddamente individua l’unica strada per andare avanti. Netanyahu ha già più volte chiarito che Israele “non vuole governare sui palestinesi” e che “i palestinesi devono poter governare se stessi.”
Cosa si vuole di più? I “muri” potranno essere abbattuti soltanto quando i palestinesi smetteranno di pretendere la distruzione dello Stato ebraico: nei fatti, nelle parole, nelle richieste. Come quella del “ritorno” che prevede l’ottenimento della cittadinanza israeliana (n.b.: non di quella palestinese!) per tutti i discendenti e parenti acquisiti (milioni) dei profughi causati, non dimentichiamolo, dall’aggressione araba nei confronti d’Israele.
Intanto Nabil Alqam, storico palestinese e alto funzionario dell’Olp, nega che la nazione ebraica abbia mai avuto alcun legame storico con la Terra d’Israele. Lo rende noto il Palestinian Media Watch, che cita un’intervista rilasciata da Nabil Alqam lo scorso 22 ottobre all’emittente televisiva ufficiale dell’Autorità Palestinese. E nel frattempo Hamas si riarma. Da un anno a questa parte i razzi che piovono su Israele non sono proprio dei grossi petardi, come qualcuno li ha definiti, ma sono sempre più sofisticati. Tra i nuovi acquisti spicca il C-802, più noto come Silkworm, con un raggio d’azione di 120 km e una testata da 165 kg. Fornitore, guarda caso, l’Iran di Ahmadinejad che già li aveva procurati a Hizbullah nel corso degli scontri con Israele nel 2006. Con questo missile Hamas ora è in grado di colpire Tel Aviv e di ostacolare i movimenti della marina israeliana… un’ottima tattica di pace.



















La questione israelo-palestinese è molto complessa, e nessuno degli attori in gioco ha il monopolio delle responsabilità. Tuttavia l’articolo della Santus sembra semplicemente voler sostituire una caricatura con la caricatura opposta.
Sono d’accordo con Luca: la geopolitica è una questione complessa, e merita di essere trattata come tale.
Tanto per dire, le parole vanno analizzate alla luce delle circostanze, e contano meno delle azioni. Per quanto la leadership iraniana rilasci dichiarazioni improponibili e insensate, non si è mai comportata in modo da mettere in pericolo la propria stessa esistenza: reprime il dissenso e finanzia movimenti armati come altri stati della regione, ma sa che detonare una bomba atomica rappresenterebbe la propria fine. Per questo, paradossalmente, questa leadership iraniana è a modo suo un fattore di stabilità rispetto ad alcuni scenari alternativi, e chi a Washington dice “meglio un Iran con la bomba che un Iran bombardato” ha la lucidità di chiedersi in che condizioni verserebbe e come si comporterebbe (non che dichiarazioni rilascerebbe)un Iran postbellico.
Allo stesso modo, quando si guarda alla questione palestinese più che giudicare le parole (rivolte spesso a soddisfare gli appetiti della propria opinione pubblica) andrebbero giudicati i comportamenti effettivi. E quanto a questi (nuove colonie, gestione delle risorse idriche, tutte cose ben più importanti dell’opinione di uno storico…) Israele non sembra aver imboccato la strada della conciliazione.
(Poi, per carità, Hamas è un gruppo di educande? Certo che no. Ma è anche cambiata molto da quando ha vinto le elezioni, e questo ci dovrebbe dare qualche spunto per riflettere.)
Caspita sì… sono cambiati tantissimo! Si veda il cambiamento in questo incitamento al martirio e in questa testimonianza: http://palwatch.org/main.aspx?fi=338&fld_id=338&doc_id=1240; http://www.palwatch.org/SITE/MODULES/videos/pal/videos.aspx?fld_id=139&doc_id=973
poi, è ovvio, ognuno è libero di credere alle favole… un viaggetto nella Striscia di Gaza per constatare? No, vero?
No, non sono d’accordo con Luca, ne col Mio Ononimo.
Qualla di Daniela Santus Non è una controcaricatura. La verità Non è cerchiobottista, e non sta necessariamente a metà strada fra i deliri dei professionisti della menzogna e la verità che Daniela ha trattato col massimo del rispetto.
Quanto al dire che sarebbe un fattore di stabilità, un atomica in mano a dei pazzi che, fra le altre nequizie, impiccano a gru delle donne incinte: è fuori da possibilità di commento.
Esiste una letteratura sterminata e con il termine letteratura non intendo raccolta ma piuttosto una uniformita’ di genere, che tratta l’argomento mediorientale con lo stesso approccio netto, squadrato e fortemente identitario che utilizza la Santus nel suo post. E’ una semplice letteratura di risposta, di reazione e non di elaborazione e di analisi, che punta a definire pochi fatti,veri, recenti ed evidenti, dai quali trarre modelli sbrigativi validi a breve e brevissimo termine ma assolutamente inaffidabili sulla distanza. E’ la letteratura alla quale si affidano ad esempio gli animatori di “informazionecorretta.it” ed e’ quella letteratura che percepisce costantemente come miopia, cerchiobottismo se non come “complotto” tutte quelle attivita’ politiche o diplomatiche che non risultino perfettamente allineate alla agenda politica dettata da Tel-Aviv. E’ quella letteratura che essendo costruita su una ipotesi tutta da verificare (Una insensibilita’ storica, diffusa e persistente da parte dell’occidente europeo nei confronti di Israele) tende a utilizzare questo o quel fatto in modo strumentale senza preoccuparsi troppo della sua realistica collocazione. Ecco cosi che un cambio di strategia americano nei confronti del “problema iraniano” diviene secondo questa vulgata una distanza di sensibilita’.
E’ una forma di letteratura che, in Italia almeno, e’ finalizzata all’acquisto di consenso spicciolo che ricorre al sentimentalismo del lettore e non al suo senso critico; e’ quella letteratura che plaude alla controversa Lectio Magistralis di Benedetto XVI a Regensburg nel 2006 e che invece lo critica quando interviene con toni inevitabilmente moderati sulla questione MO. E’ una letteratura che ad esempio propone una immagine monolitica della societa’ Israeliana quale essa non e’, poiche’ questa immagine unitaria, uniforme, per certi aspetti epica, e’ strumentale alla forza del messaggio che si vuole veicolare.
Da quando essa e’ nata, all’incirca nel lontanissimo 2000, ai tempi della II intifada, non ha prodotto altro che se stessa e non ha contribuito a spostare in avanti di un millimetro il baricentro del conflitto arabo-israeliano che invece ha fatto segnare progressi proprio grazie a quel gioco di compensazione, lunga integrazione e di assestamento, che la letteratura stessa vuole criticare.
Ma la cosa piu’ malinconica e’ che questa letteratura non e’ stata in grado, negli anni, neanche di adempiere a quel ruolo primario e fondamentale di tutte le letterature: quello di raccontare.
Saluti.
@Stefano
Non difendo nessun cerchiobottismo, nessuna “terzietà”, che anche in altri campi è una cosa che mi sta molto sulle balle. Per esempio, se c’è una cosa peggiore della leadership israeliana (e mi sembra lacunoso che Daniela non ne parli minimamente) è la leadership palestinese. Peggio che andar di notte: e non parlo solo di Hamas.
Tuttavia è semplicemente una grave omissione che non si dica chiaramente che l’occupazione dei territori palestinesi rappresenta un gigantesco pretesto per l’Iran e per tutti i paesi arabi, e che Israele sembra non avere nessuna intenzione di eliminare questo pretesto.
E’ una grave omissione che accanto al numero delle vittime israeliane non si dia il numero delle vittime palestinesi.
E’ una grave omissione non ricordare che – secondo la comunità internazionale – sono i Territori Occupati a essere, appunto, in stato di occupazione dal 1967 da parte di Israele. Senza contare quello che è successo prima, su cui vorrei sapere da Daniela Santus anche cosa dicono i manuali di storia delle scuole israeliane.
Ed è una grave omissione non ricordare che lo stato di occupazione significa per i palestinesi vivere – quanto ai propri diritti civili e politici – in un vero limbo. E che è questa condizione a bloccare qualunque possibilità di ripresa economica della Palestina, e a costituire un sontuoso brodo di coltura per il terrorismo e il fanatismo di ogni specie. Col quotidiano stillicidio di vessazioni a cui i civili palestinesi, de iure e contra iure, devono sottostare.
Nessuno vuole negare le pene della popolazione israeliana per il terrorismo palestinese né la completa illogicità, da parte dei palestinesi, di portare avanti quegli atti terroristici. Ma mi sembra gravissimo passare sotto silenzio le pene generalizzate della popolazione palestinese, o il fatto che esse dipendano in grandissima parte dall’occupazione israeliana. La dirigenza palestinese si distingue per miopia, ma anche quella israeliana bisognerebbe capire dove vuole arrivare, che pensieri ha per il futuro salvo la conculcazione sempre più pesante dei diritti dei palestinesi, compresa la rapina più o meno legalizzata di terreno per gli insediamenti dei coloni, per “motivi di sicurezza” (l’intera fascia verso il Giordano!) eccetera, eccetera, eccetera. Finché un articolo non mi dice questo non posso non definirlo caricaturale e, francamente, non utile alla causa della pace e del benessere degli israeliani come dei palestinesi.
Sono altresì gravi omissioni dimenticare, come fa Leo, che la capitale d’Israele è Gerusalemme, mentre lui parla di “politica dettata da Tel Aviv”, o che al ritiro completo dalla Striscia di Gaza (ritiro di tutti i coloni sbattuti da Sharon in tendopoli nel Negev) non ci sia stata una risposta di pace, ma semplicemente i razzi su Sderot, Ashkelon e Ashdod. O ci siamo dimenticati che i coloni a Gaza non esistono più e che Gaza non è più un territorio occupato?
A me sembra un po’ strano che si rimproveri alla leadership israeliana di non sapere cosa vuole quando si deve confrontare da un lato con un autorità nazionale palestinese che forse vorrebbe trattare ma è debole e divisa (e probabilmente non resterebbe due mesi in piedi se si trovasse a governare una west bank indipendente) e dall’altro lato una teocrazia islamica fanatica e votata alla distruzione d’Israele pronta ad assumere il controllo anche della west bank non appena sarà in grado di farlo.
Per quel che riguarda le pene della popolazione palestinese forse è il caso di ricordare che l’esercito israeliano si è ritirato da tutte le maggiori città palestinesi (tra una città e l’altra c’è il nulla, il 90% della popolazione palestinese vive nei centri come Ramallah, Nablus,Jenin etc dove gli israeliani non mettono piede da anni.) Le pene della popolazione palestinese sono disoccupazione e mancanza di servizi come sanità, scuole etc…
Forse il modo migliore per rilanciare l’economia sarebbe smetterla col terrorismo e quei servizi dovrebbero essere forniti dalla ANP.
Mi scusi sig.ra Santus ma quello di Leo al massimo è un errore, non un’omissione…l’omissione casomai sta nel suo sarcastico rimbrotto a proposito della capitale di Israele, quando afferma che si tratta di Gerusalemme…il che, intendiamoci, mi potrebbe anche andar bene, se però fosse integrato da un doveroso surplus di informazione attestante che la suddetta città è riconosciuta come capitale dello Stato di Israele solo dal governo israeliano (e, a partire dal 1995, da quello americano). La comunità internazionale, infatti, attraverso il suo organo più rappresentativo, le Nazioni Unite, non ha mai riconosciuto Gerusalemme come tale e, per tale ragione, non vi è un solo membro dell’ONU (nemmeno gli Stati Uniti) la cui ambasciata si trovi oggi a Gerusalemme…mi chiedo solo se tale omissione sia il frutto della sua smodata faziosità (che trasuda da ogni suo singolo intervento su questo blog) oppure di un semplice deficit di conoscenza…nel secondo caso, però, la prego: d’ora in avanti si astenga dal propinarci altri lunghi pistolotti sull’ignoranza degli studenti italiani in merito al conflitto israelo-palestinese, non ne avrebbe davvero più titolo.
Leggo troppo sofismo e troppa saccenteria.
A me piacciono le cose semplici.
Se un tale si mette a sbraitare che vuole ammazzare uno, e questi lo immobilizza, chiunque abbia sale in zucca per prima cosa chiederebbe allo strillatore di rinunciare all’insano proposito, e DOPO chiederebbe all’altro di lasciarlo andare.
Chi invece ha la testa priva di cloruro di sodio, chiede per prima cosa il ritiro dai territori.
Chi ha sale intenda e gli altri restino della propra opinione.
Stefano.
Ma basta con questi palestinesi! Sono un popolo che non esiste: il termine “Palestina” è infatti un’invenzione dell’imperatore Adriano (135 DC) nel tentativo fallito di de-ebraicizzare la Terra di Israele. Gli attuali arabi della regione non sono altro che coloni al seguito del Califfo Omar o poveri deportati dai paesi dell’est ad opera dell’impero ottomano che cercava di islamizzare la “palestina”. Queste persone, vessate prima dal fisco ottomano, sono state poi in qualche modo aiutate dagli inglesi che avevano rinnegato la dichiarazione Balfour, quindi tradite da leaders arabi senza scrupoli, poi hanno subito l’occupazione di egiziani e giordani… Quando sono arrivati gli israeliani hanno scoperto una loro “identità”, ma si sono affidati ad altri leaders sbagliati. L’OLP nasce nel 1956: Arafat da chi voleva liberare la “Palestina” se quei territori erano ancora in mano araba? Questa è storia, non faziosità. Faziosi sono tutti quei nazisti-bolscevichi che negano la storia per poter portare avanti un antisionismo che ormai è sinonimo di antisemitismo.
Gentile Francesco… io non ho parlato di ambasciate, ma semplicemente del fatto che Yerushalaim (città della pace) è la capitale d’Israele, proclamata come tale nel 1950 e riconosciuta nel 1980 da una “legge fondamentale” promulgata dalla Knesset.
Certo Gerusalemme è tuttora simbolo del conflitto, più che della pace. Già nel continuo mutare del suo nome – ebraico, latino, greco, arabo – si riflettono i contrasti tra le diverse fedi. Di quel nome non si conosce l’esatta pronuncia originaria in quanto i punti vocalici vennero introdotti nella Bibbia ebraica soltanto nel decimo secolo, così Yerushalem o Yerushalaim diviene Ierusalem nella prima traduzione greca della Bibbia (quella dei Settanta). Nel Vangelo di Matteo viene chiamata “città santa”. L’imperatore Adriano la ridenominò Aelia Capitolina, mentre nel quarto secolo Gerolamo parlava di città dai tre nomi. Nel settimo i conquistatori arabi gliene aggiunsero altri tre: Ilya (una trasformazione di Aelia), al-Balat (il palazzo), Bayt al-Maqdis (casa del santuario). I crociati la chiamarono Gerusalemme e il Saladino adottò il toponimo al-Kuds (la santa).
Non è dunque mai esistita una sola Gerusalemme, come non è mai esistita un’unica verità, e forse neppure una città tre volte santa. Affermare, infatti, che una città è santa senza dare corso a quella giustizia e a quella pace che dovrebbero essere parti integranti della sua santità, significa percorrere una via pericolosa. C’era ben poca santità nella dispotica Gerusalemme asmonea cui i farisei continuavano a ricordare l’importanza della carità e della misericordia. Neppure la Gerusalemme bizantina conobbe giustizia: i cristiani si combatterono a vicenda considerando però essenziale, per la santità della “loro” Gerusalemme, l’eliminazione dell’ebraismo e del paganesimo. La Gerusalemme crociata fu poi persino più crudele, fondata com’era sul massacro e sull’esproprio. Allo stesso modo non possiamo dire sante la Gerusalemme mamelucca o quella del malgoverno ottomano. Per certo non è stata santa la Gerusalemme della suddivisione israelo-giordana, tanto meno lo è quella ipotizzata da Arafat. Tuttavia, se i miti della geografia sacra esprimono in qualche modo le verità della vita interiore, diventa difficile, per le parti in causa e per la comunità internazionale, affrontare un dibattito razionale – sui diritti e sulle sovranità – scevro di tutta la fantasia emotiva che il mito stesso porta con sé. Resta il fatto che Yerushalaim è la capitale d’Israele: se ciò non le piace, caro sig. Francesco, non so che farci. Se non le piacciono i miei post: non li legga!
Bravo Emanuele.
Quasto si che è parlare chiaro e giusto.
Stefano.
Gentile Sig. Santus, non mi sembra di aver mai affermato che i suoi post non mi piacciono. Ho semplicemente detto che, a mio avviso, sono di una faziosità letteralmente disarmante, nel senso che lei parte da posizioni così sfacciatamente filo-israeliane che anche un interlocutore aduso al dialogo e al confronto si trova disarmato davanti a cotal fanatismo, tutto lì. Per quanto riguarda il mio intervento su Gerusalemme capitale di Israele, lei non ha assolutamente replicato nel merito, ha semplicemente sollevato una spessa cortina di fumo infarcendo il suo post con un interessante quanto superfluo resoconto delle radici etimologiche della parola “gerusalemme” (probabilmente si è sentita punta sul vivo quando ho insinuato che la sua conoscenza della materia potesse mostrare qualche lacuna). Forse lei non ci ha fatto caso, ma io mi sono dichiarato disponibilissimo ad accettare una verità (la sua) in base a cui Israele è la capitale dello Stato d’Israele a condizione che però lei, dal canto suo, evitasse di omettere completamente l’esistenza di una verità altrui. Le ho solo fatto notare che, per completezza d’informazione e per quell’onestà intellettuale che lei stessa ha decantato pochi post addietro additando un altro internauta per le sue molteplici ommissioni, sarebbe stato opportuno menzionare anche l’interpretazione di coloro per i quali Gerusalemme non è assolutamente la capitale d’Israele. Insomma, senza addentrarmi nei meandri del diritto internazionale (casi come Taiwan o il Somaliland ci insegnano che l’esistenza stessa di uno stato è pur sempre opinabile nel momento in cui non vi è riconoscimento internazionale e tale argomento potrebbe benissimo estendersi ad una capitale), prendo in prestito un passo del suo stesso post (”non è mai esistita un’unica verità”) per invitarla ad agire di conseguenza negli interventi a venire, magari mostrando quella coerenza che finora a mostrato un po’ a intermittenza. Detto questo, se poi dovesse sentire il bisogno di inondare il blog dei Mille con quotidiani contributi sul conflitto israelo-palestinese avrà tutto il mio appoggio. Le garantisco che sarò sempre il primo dei suoi lettori e, molto probabilmente, uno dei suoi più feroci critici.
@Daniela,
la politica dei razzi palestinesi è penosa, incresciosa e catastrofica. E’ quel che ho sempre pensato e lo dico volentieri. Ho detto anche sopra che la leadership palestinese versa in condizioni drammatiche, del resto se ci fosse stata meno corruzione in al-Fatah, Hamas non avrebbe avuto un successo così grande.
Per quanto riguarda Gerusalemme, senza bisogno di imbarcarmi in una retrospettiva storica, ricordo troppo bene che pochi anni fa fu proprio la questione ideologica sulla città, insieme a quella del “ritorno” dei profughi, a far naufragare il progetto di pace con maggiori speranze di successo – intendo tra Barak e Arafat.
Il mio realismo mi impone anche di dire che i palestinesi dovrebbero abbandonare la speranza di ritornare alle condizioni del 1967, o peggio ancora del 1948 – perché in fin dei conti quelle guerre gli arabi le hanno perse.
Ma vorrei anche sentirla rispondere se è d’accordo o meno con me che la politica israeliana non sembra diretta oggi verso alcuno sbocco che non sia la perpetuazione della situazione attuale, con tutti gli aspetti negativi che essa comporta, sia per gli israeliani sia – ma molto più drammaticamente – per i palestinesi.
E vorrei anche sentirla precisare le affermazioni di Carlo, che sembra non sapere che non esiste un territorio dotato di decente continuità territoriale in mano all’ANP, l’autorità palestinese esercita un’autorità solo parziale su brandelli di terreno separati, i cui collegamenti stradali sono completamente in balia delle decisioni – giorno per giorno – dell’esercito israeliano, che può decidere senz’alcuna giustificazione o preavviso di installare un check-point o di bloccare una strada, cosa che accade giornalmente impedendo alla popolazione di raggiungere i luoghi di lavoro, gli ospedali, i parenti…)
E in generale, sentirla dire che è ridicolo parlare dell’ANP come se fosse davvero uno Stato compiuto e in grado di esercitare la propria autorità e il proprio potere in modo anche solo lontanamente paragonabile a come lo può fare un qualunque Stato indipendente, e nella fattispecie ad Israele.
Cara Daniela, veramente: se lei vuol fare un servizio alla verità e contro la faziosità non otterrà nulla nel contrapporre le verità ufficiali degli israeliani a quelle dei palestinesi. E’ un esercizio in cui entrambi sono già molto bravi da soli.
Si io lo so che tra una città palestinese e l’altra ci sono i posti di blocco. Io li ho visti, c’è una jeep e quattro soldati che controllano i documenti.
Li ho visti anch’io, Carlo. La fila per noi turisti dotati di passaporto durava una buona mezzoretta. Quella per i palestinesi durava ore.
@ Francesco
Quanto all’inondazione di post su Israele e medioriente protesti con i redattori de iMille, in quanto è la redazione a chiedermeli. Non ho mai nascosto ad alcuno di essere vicina alla sensibilità israeliana, né di provenire da destra, d’altra parte basta cercarmi su un motore di ricerca per sapere come la penso e chi sono. Evidentemente i pensieri che a Lei danno fastidio altre persone li trovano interessanti o, per lo meno, trovano interessante leggere notizie che altrimenti non potrebbero… dal momento che la verità ufficiale, in Italia, è targata filopalestinese. Targata al punto da scatenare campagne d’odio anti-israeliano persino rendendo reali bufale come quelle della strage di Jenin o della morte di Mohammad al Dura, nonostante prove documentarie circa la loro infondatezza. Al punto da obnubilare le menti e continuare a tirare in ballo le risosuzioni ONU a senso unico. Come la lettura della 242 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, approvata nel 1967, la quale – quando richiama “una soluzione equa del problema dei profughi” – intende ovviamente riferirsi a tutti i profughi (compresi quelli ebrei che abitavano in diversi paesi arabi, circa 700.000, cacciati dalle loro case e privati di tutti i loro beni) e NON soltanto a quelli palestinese… altrimenti sarebbe stato specificato.
Ad ogni modo, bando a inutili parole, protesti con la redazione e chieda pure la mia estromissione dal comitato scientifico de iMille. Grazie.
@ a Carlo e Luca
Per caso avete anche visto le ambulanze che trasportano i terroristi? No? Ecco, ve le faccio vedere io: http://www.youtube.com/watch?v=7Sow8R9uZ_4
Io ho visto, Daniela. Francamente mi sembra che sia tu a vedere, ma da una parte sola.
[Ero convinto che IMille fossero un gruppo sostanzialmente interno al PD. Ora apprendo che "vieni da destra", anche se non ho capito bene in che direzione, e mi stupisco meno di quanto scrivi (anche se posizioni come le tue sono filo-israeliane oltre la media perfino a destra, dove pochi negano, come tu fai, che Israele abbia una parte tutt'altro che trascurabile di responsabilità); sono un po' più stupito, invece, del fatto che lo scrivi qui. Beninteso, sono lieto di leggerti e di confrontarmi, e non sarò io a volere che tu te ne vada altrove.]
Posti di blocco, discontinuità territoriale, profughi… sono tutte balle! 1)La maggior parte dei palestinesi che fanno la fila ai posti di blocco la fanno perchè si recano a lavorare nello stato di Israele (e allora cosa hanno da lamentarsi?). 2) Ho già parlato nel mio primo post dell’ inesistenza di un’identità nazionale palestinese, ma se proprio devo riconoscere il loro diritto ad avere uno stato, non posso fare a meno di notare che un loro stato già c’è: è la Giordania (70% di palestinesi) e non mi sembra che abbia problemi di continuità territoriale. 3) I profughi si rendono conto di essere tali solo quando si tratta di osteggiare Israele. In fondo sono arabi e il mondo arabo si estende dal Marocco all’Indonesia. Gli ebrei invece hanno solo uno stato che per estensione è più piccolo del Piemonte. E comunque dopo la guerra dei sei giorni il PIL dei palestinesi è aumentato del 700%, gli israeliani hanno costruito strade, università, reti idriche ecc… Chi ha un minimo di onestà intellettuale dovrebbe riconoscere che i palestinesi non hanno nulla da pretendere.
Giusto, Emanuele Filiberto (?). Ammazziamoli tutti un po’ alla volta.
Gentile Signora Santus,
io non la conosco e pertanto non posso essere tacciato di avere alcun pregiudizio su di Lei. Non sono nemmeno un esperto di conflitto israelo-palestinese. Anzi, le dirò di più, mi dichiaro profondamente ignorante e non entro nel merito delle sue posizioni.
Mi limito però ad invitarla a:
1) rispondere con coerenza alle critiche che eventualmente le vengono rivolte (cosa che con il Signor Francesco assolutamente non ha fatto, lasciandosi andare a lunghissime quanto inutili divagazioni e contestando accuse che nessuno le aveva mai rivolto)
2) cercare di evitare, se possibile, l’espressione “bambini, donne, vecchi”. Sa veramente di stantio e maschilista e su un blog progressista come questo spererei davvero di non doverla leggere. Mi spieghi, se sotto una bomba muore un 30enne di sesso maschile nel pieno delle sue funzioni è forse meno grave?
Grazie
Lasciali perdere Daniela.
Sono orfani del comunismo, e purtroppo il loro papà è morto senza fare in tempo ad avvisarli che sulla questione mediorientale gli aveva raccontato un sacco di balle.
Questi non li convince più neppure lo Spirito Santo.
La “politica di Tel-Aviv” e’ una allocuzione che nel linguaggio comune ha un significato univoco e preciso, indipendente da dove la capitale israeliana sia collocata o riconosciuta.
L’incedere con insistenza su questo genere di pretesti retorici, polemici o su simili argomenti e dettagli che oltre a non essere assolutamente significativi, sono anche fuorvianti per il discorso, e’ un altro di quegli elementi caratteristici di quella letteratura epica ma sgonfia alla quale lei, D.ssa Santus, sembra volersi ispirare.
Non e’ piu´una questione di idee o visioni diverse e tantomeno di toponomastica, qui non c’entrano piu´i conteggi delle vittime e le attribuzioni di responsabilita’ e nemmeno i consuntivi storici del conflitto. Chi scrive come Lei viene semplicemente superato a destra dalla realta’ che non puo´aspettare, come capita a chi, credendosi perennemente veloce sul suo carrozzone, si ostina ad occupare la corsia di sorpasso di una autostrada e viene superato dalle moderne utilitarie che sopraggiungono.
E’ la necessita’ continua di sviluppare moderni modelli di interpretazione e di previsione aggiornati per il problema MO che impone nuovi linguaggi e rende automaticamente obsoleto quanto lei ha scritto e come lei parla. Lo scenario evolve rapidamente, terminologie e definzioni non risultano piu’ praticabili, gli schieramenti culturali e politici che in Europa si fronteggiavano sino alla meta’ degli anni 90 si sono dispersi sotto la accelerazione della realta´, formule sulle quali si insisteva con tenacia da parte delle diverse diplomazie oggi risultano obosolete prima ancora che realizzate e Lei ci viene a parlare di “diverse sensibilita’”, di intellighenzia, di distanza di vedute, di omissioni. Lei ci viene a parlare di OLP! Una organizzazione che ormai non riesce piu’ a controllare politicamente nemmeno il personale delle pulizie nei suoi uffici.
Ma non si rende conto che il problema MO oggi ha quasi smesso di essere un problema politico tradizionale ed e’ divenuto un immenso problema di gestione dell’immediato? Si e´accorta che questa contingenza incombe anche sulla stessa leadership politica israeliana che non riesce ad esprimere piu´ maggioranze stabili da un bel pezzo se non incentrate sulla gestione corrente della situazione?
E’ in questa ottica che il muro si e’ rivelato svolgere una sua funzione. Parafrasando le parole che lei attruibuisce alla amministrazione USA potremmo dire forse:” meglio un combattente palestinese armato dietro ad un muro piuttosto che uno disarmato a colpi di Cobra davanti”.
Sembra averlo compreso anche Netanyahu ma non Lei. Per lei e’ piu’ facile abbandonarsi ai sentimentalismi e citare il Palestinian Media Watch!
Saluti.
Felici sogni a tutti quanti. Ma non è con la disinformazione o con le parole che trasudano odio (mi riferisco al sig. Leo) che cambierete le cose a vostro vantaggio. Tra l’11 e il 24 luglio 2000, per discutere questioni relative ai confini tra il futuro Stato palestinese e Israele, agli insediamenti, a Gerusalemme, al rifornimento idrico e ai profughi, si ritrovarono a Camp David Arafat e il Primo Ministro israeliano Ehud Barak, con la mediazione di Clinton. Barak propose all’Autorità Palestinese la cessione del 97% del territorio cisgiordano (l’ulteriore 3% sarebbe stato discusso sulla base di possibili scambi territoriali)e accettò di assorbire diverse migliaia di profughi, nel corso di dieci anni, come parte di un progetto di riunificazione famigliare e di partecipare al pagamento di compensi per le proprietà perdute dai profughi stessi: proposta che nessuno Stato arabo ha mai fatto relativamente ai profughi ebrei. Inoltre Barak, pur di addivenire ad una situazione di pace definitiva e conoscendo le aspettative palestinesi su Gerusalemme, offrì ad Arafat anche la sovranità sulla maggior parte dei quartieri arabi della zona orientale di Gerusalemme, compresi i quartieri cristiano e arabo della Città Vecchia. Gerusalemme, in nome della pace, sarebbe dunque tornata ad essere divisa: una città, due capitali. Tuttavia Arafat rimase inamovibile e la storica risposta alle proposte israeliane di pace a Camp David fu lo scatenamento della cosiddetta intifadh di Al-Aqsa. Arafat voleva l’invasione di 6 milioni di “profughi” (compresi i discendenti e i parenti acquisiti) in Israele (NON nello Stato Palestinese) e voleva anche il quartiere ebraico della Città Vecchia, in altre parole voleva i luoghi santi ebraici… per farsene cosa? Forse per islamizzarli come fece con la Tomba dei Patriarchi non appena Hebron passò sotto l’autogeverno palestinese. Ma a voi tutto ciò non interessa. Solo fatemi un favore: non celebrate la giornata della memoria! Gli ebrei sono stufi dell’esaltazione degli ebrei morti e della condanna di quelli vivi. Siate onesti con voi stessi e, come fecero molti palestinesi nel corso della seconda guerra mondiale, arruolatevi nelle SS islamiche. La storia non insegna nulla a chi non ha gli occhi e il cuore per leggerla.
Ovviamente in senso metaforico
Ad ogni modo sono stanca di parlare a vuoto. Ho avuto miglior fortuna nel 2005: dopo due aggressioni fisiche un “antagonista” ha letto alcuni miei libri ed è venuto a bussare alla porta del mio studio per dirmi: “Sa, in realtà non è così di parte”. Evviva! Però ha aggiunto: “Qui lo dico e qui lo nego”… e già, ci mancherebbe altro.
Ecco! temevo che sarebbe arrivato: l’Olocausto!…del resto c’era da aspettarselo, la Shoah è il convitato di pietra in ogni conversazione sulla parabola del conflitto israelo-palestinese, nonché un classico del giustificazionismo sionista (e ripeto: SIONISTA!,non ebraico). Anche stavolta, è stato immancabilmente brandito come un’ascia dalla “crociata” di turno per irrobustire i suoi argomenti con una ben collaudata strategia di manipolazione emotiva (a onor del vero, in vita mia, ho assistito a una comparabile strumentalizzazione dell’Olocausto anche da parte di indefessi fanatici filo-palestinesi, ovviamente per suffragare tesi opposte). E, insieme all’Olocausto, la Sig.ra Santus ci ha poi deliziato con tutto il repertorio di invettive da avanspettacolo che solitamente corredano argomentazioni come la sua. Fondate su sillogismi inguaribilmente e (ahimè!) pericolosamente semplicistici del tipo: “chi non la pensa come me è per forza un antisemita–>un terrorista islamico–>un nazista (a seconda dell’intensità del dissenso) / tu non la pensi come me / tu devi per forza rientrare in una delle 3 summenzionate categorie”. Insomma, la fiera del manicheismo, il mondo a due colori dei cartoni animati, dei fumetti della Marvel o dell’Amministrazione Bush (non so se rendo l’idea!)…e la cosa più agghiacciante è che, seguendo il consiglio della Sig.ra Santus medesima, nel pomeriggio ho digitato il suo nome in Google, scoprendo che è una docente della Facoltà di Lingue e Letterature Moderne dell’Università di Torino…un brivido mi ha percorso la schiena!…saluti!
PS: gentile Sig.ra Santus, mi permetto di richiamare la sua attenzione su quanto ho scritto nei miei precedenti post perché, in contrasto con le sue interpretazioni “altamente oggettive” della realtà storica, mi sembra che lei tenda a dare all’italiano una interpretazione alquanto soggettiva. Ho infatti affermato che se dovesse sentire il bisogno di inondare il blog dei Mille con quotidiani contributi sul conflitto israelo-palestinese godrà di tutto il mio appoggio e continuerò ad essere un suo assiduo lettore. Perché allora persiste nel rivolgermi inviti a non leggere quello che scrive o a protestare con la redazione per chiedere la sua estromissione? Proprio non capisco…cordiali saluti!
certo che ci vuole un certo coraggio a ridurre un orrore come “la Shoah un convitato di pietra in ogni conversazione sulla parabola del conflitto israelo-palestinese, nonché un classico del giustificazionismo sionista” …
Onde fugare spiacevoli dubbi lo dico a chiare lettere: io non sono un negazionista e non ho la più pallida intenzione di sminuire l’enormità della Shoah! Credo che l’Olocausto sia esistito in tutto il suo inenarrabile orrore, una di quelle cesure nella storia dell’Umanità (se non la Cesura) che hanno messo a nudo fino a che punto la malvagità umana si può spingere…Credo fermamente che ci fosse un chiaro disegno politico da parte del regime hitleriano di sterminare per cancellare dalla faccia della terra il popolo ebraico e credo che tale disegno sia stato messo in atto con tutta la brutalità, la spietatezza e scientificità che l’epoca moderna ha prodotto…
Detto questo, dalle posizioni esposte nel mio precedente post non retrocedo di millimetro…credo che ognuno di noi abbia il dovere civile di tramandare il monito che Auschwitz ha prodotto nella coscienza storica dell’Umanità, esso non può e non deve essere dimenticato, MAI! D’altro canto, sono convinto che l’invocazione continua e assillante dell’Olocausto per alimentare un certo tipo di vittimismo, che poi si trasforma in giustificazionismo, vada esattamente nella direzione opposta. Piegare l’Olocausto alle esigenze della politica e della propaganda israeliana, strumentalizzandolo ad ogni pié sospinto per difendere a spada tratta l’operato del governo israeliano (NB: non sto parlando dell’esistenza di Israele, che è ben altra cosa) e screditare i suoi critici non fa altro che banalizzarne il significato…tutto qui!
Saluti!
Prof.sa Santus, i Suoi libri non li ho letti e quindi non posso valutarli. Magari troverei le considerazioni critiche sulla politica del governo israeliano (che non sono “gli ebrei”, come Berlusconi non è “gli italiani” e Brown non è “gli inglesi”: La diffido a considerare una mia valutazione sulle politiche di Israele come se fosse rivolta verso la cittadinanza israeliana o, tantopiù, verso il popolo ebraico), che latitano completamente nei Suoi post. Se ce ne fosse anche solo una, anche piccolina, anche marginale, sarei già più confortato. Penso che il governo israeliano stesso non si veda così perfetto come lo descrive Lei.
Sig.ra Santus,
mi perdoni il messaggio personale reso pubblico ma non ho altro modo per comunicare con Lei.
Ho commentato, argomentando credo, le sue parole come obsolete, sentimentali e sostanzialmente inutili ma Lei, per quanto mi riguarda, puo’ scrivere qualsiasi cosa e dissentire su tutto cio’ che crede opportuno.
Cortesemente, visto che non ci conosciamo a sufficienza, lasci fuori dalle sue evoluzioni retoriche le considerazioni morali sulla mia coscienza e si limiti agli ambiti di sua stretta competenza o per lo meno utilizzi nei mei riguardi la stessa premura che io utilizzo nei suoi.
Saluti
Wow… e quale governo israeliano è piaciuto ai miei critici? Quello laburista di Barak? No, qualcuno l’ha criticato: non ha accettato di cedere il quartiere ebraico della Città Vecchia e nemmeno di assorbire una quantità di arabi superiore al numero di cittadini ebrei(in altre parole, visto che in Israele gli arabi votano propri rappresentanti arabi di partiti arabi in Parlamento, non ha accettato di far scomparire Israele come stato ebraico e di sostituirlo con l’ennesimo Stato arabo, riducendo i cittadini ebrei al ruolo di dhimmi). E’ piaciuto Sharon? Ma che, scherziamo? Il boia di Sabra e Chatila? E chissenefrega se i boia erano falangisti cristiani e i loro comandanti, Kobeikha e Fadi Frem hanno successivamente fatto parte del Governo fantoccio libanese). Sharon ha evacuato TOTALMENTE la Striscia di Gaza? Ma dai… facciamo finta di non saperlo e continuiamo a parlare di occupazione. Può mai essere che sia piaciuto Levi Eshkol? Chi quello della guerra dei sei giorni? Ma per chi ci ha presi la Santus? Già, aveva immediatamente proposto terra in cambio di pace. Arafat aveva – a Khartoum – opposto i suoi famosi tre no: No ai negoziati, no al riconoscimento, no alla pace. W Arafat!Potrebbe piacere Netanyahu? Non diciamo fesserie. Come, ha congelato gli insediamenti in Cisgiordania? Non ci interessa… nemmeno vogliamo sentire. Come, è stato lui nel suo passato mandato a restituire Hebron? Ma chissenefrega. Ai miei critici, già lo so, piace Rabin… perchè è morto! E per di più ucciso da un ebreo (qui non lo chiamiamo sionista, ebreo, anzi, colono ebreo ci sta meglio). Eppure Netanyahu sta facendo di più: a differenza di Rabin, ha ordinato il divieto di costruire persino in tutti quei territori che sono stati nei secoli la culla della civiltà ebraica!
Ad ogni modo avete vinto: la Santus non vi inonderà più dei suoi post, nonostante la redazione mi chieda di rimanere e di continuare. Non solo solita perdere tempo e qui ne ho perso già troppo. Se voi siete elettori del PD, beh, buona fortuna al PD. Un partito cieco andrà sempre a sbattere contro il muro.
Shabbat shalom!
Sig.ra Santus,
mi perdoni il messaggio personale reso pubblico ma non ho altro modo di comunicare con Lei.
Ho commentato, argomentando credo, le sue parole come obsolete, sentimentali e sostanzialmente inutili ma Lei, per quanto mi riguarda, puo’ scrivere qualsiasi cosa e dissentire su tutto cio’ che crede opportuno. Puo´commentare con altrettanta severita´le mie parole e trovarle imprecise, manchevoli, ingiustificate o quello che Lei crede.
Cortesemente pero´, visto lo scarso grado di conoscenza reciproca, la pregherei di lasciar fuori dalle sue evoluzioni retoriche le considerazioni morali sulla mia coscienza e di limitarsi agli ambiti della discussione. Non ho nessun problema a riconoscere le sue competenze ma mi creda, Lei non e´ proprio in grado di sapere su chi e su cosa io riversi i miei personali sentimenti, qualunque essi siano.
Saluti
Saluti
Io i posti di blocco li ho visti da un autobus pieno di palestinesi: dieci minuti media
Gent.ma prof.sa Santus,
mi dispiace vedere che l’aver ricevuto forti critiche al Suo articolo, sia pur espresse – mi pare – in modo civile e sufficientemente argomentate, sia per Lei un motivo sufficiente per abbandonare questo sito. Se non ha tempo per rispondere alle critiche, Le ignori pure – come è suo pienissimo diritto, specialmente su un mezzo come questo. Ma non faccia la vittima. Personalmente, non penso proprio di “avere vinto” con la Sua fuga da questo sito. Anzi. Penso di avere perso un’occasione di confrontarmi, anche duramente. Penso che la vittoria stia proprio nel dialogo e nel confronto. Per questo – e forse non solo in questa fila di commenti – stiamo perdendo tutti.