Nemmeno come sparring partner

di Emanuela Marchiafava

Le questioni di lana caprina in politica spesso nascondono snodi cruciali: l’episodio pavese che vi racconto ne è un esempio illuminante.
Il 13 dicembre in tutta Lombardia si svolgeranno le Primarie del PD per eleggere non solo i nuovi segretari provinciali ma anche le assemblee provinciali, che si rinnovano con liste collegate ai candidati, ma non bloccate: bisogna esprimere le preferenze.
Ogni provincia si è data il suo regolamento, quello di Pavia parla chiaro: la preferenza -ove espressa – deve essere doppia, uomo-donna. Ma nulla dice circa la mono-preferenza (solo uomo o sola donna): non la cita, non la regolamenta, ma soprattutto non prevede sanzioni.

Ecco perché è stato chiesto alla commissione di garanzia –di cui faccio parte- di decidere se considerarla o no valida; nella riunione di martedì 24 novembre, dopo lunga discussione, abbiamo deciso a maggioranza di accettare solo la doppia preferenza uomo-donna e di annullare la mono-preferenza, mantenendo ovviamente valido il voto di lista al candidato segretario provinciale.
Sennonché dopo una settimana di tramestii e mugugni, il 1° dicembre è stata depositata la lettera con cui i candidati alla segreteria chiedono di riconsiderare la decisione presa e di convalidare anche la mono-preferenza.
E lì è iniziata la mia battaglia.
Non c’era ragione al mondo perché la commissione dovesse riconsiderare la faccenda, se non il fatto che l’avesse già fatto in maniera non gradita.

Ammettere la mono-preferenza non inficia la composizione dell’assemblea, ma ammettere solo quella doppia è una scelta di carattere squisitamente politico a favore del voto alle donne.
Un’elezione come quella per il segretario provinciale è l’ideale per abituare i nostri elettori a esprimere le preferenze e a scegliere “rosa”.
Ho visto nascere alleanze inedite: fra ex studenti universitari dello stesso collegio, fra genitori di figli della stessa scuola; oppure perché lui è d’area cattolica e lei laica, lui è giovane e lei fa volontariato, lui ha quarant’anni di pratica politica alle spalle e lei solo quattro… quale occasione migliore per “allenare alle alleanze interne” uomo-donna?

E invece no, troppo bello.
La commissione ha accettato “l’invito” a riesaminare la questione e… indovinate un po’? Ha deciso che anche la mono-preferenza sarà ritenuta valida.
Così, chi corresse da solo, senza stringere alleanze, potrebbe anche superare nelle preferenze chi invece ha accettato di farlo.

Io mi sono dimessa dalla commissione.

Concita De Gregorio ci chiedeva di rompere il silenzio e si chiedeva perché le donne non fanno politica.
Non ci vogliono neppure come sparring partner.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

5 Commenti

  1. monica borgonovo

    Hai fatto bene a dimetterti. Noi, non so se per sbaglio…, qui in Brianza annulliamo le schede con monopreferenza. Che ci ssembra giusto.

  2. Mirella

    Non vedo perchè se una persona sbaglia a dare la preferenza e ne dà una sola (magari anche ad una donna!!!) si deve annullare anche quella data…
    Davvero inspiegabile!

  3. Cara Mirella,
    è una scelta politica, su cui si può concordare o dissentire, ma x essere spiegabile è spiegabilissimo :)

  4. Gianni

    Sul merito hai perfettamente ragione, ma questa storia di dimettersi ogni volta che si perde una battaglia…uffff..

  5. mariella

    qui a Cremona annulleremo la preferenza singola, lasciando valido il voto al segretario; questa è la regola stabilita dalla commissione di garanzia e questo è ciò che faremo
    non mi piacciono le quote rosa, ma paradossalmente questo sistema potrebbe anche essere giusto per gli uomini, affinchè abbiano le stesse possibilità delle donne di essere votati
    quanto alle dimissioni mi piacerebbe sapere se anche le altre donne della commissione si sono dimesse

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