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Ambiente, Speciale Copenhagen

Mantenere alta la pressione

19.12.09 | Comment?

di Luca Baccarini

Il meeting finisce nella confusione totale.
Non c’è per ora (9h di sabato 19 dicembre 2009) un comunicato finale del vertice. Solo dichiarazioni ed « imbarazzate » conferenze stampa, quale quelle di Sarkozy e di Obama ieri sera. L’impressione generale non può essere che di delusione.

Se di « accordo » si può parlare, si dovrebbe trattare di una dichiarazione, per ora ancora non firmata, nella quale i meno superano di molto i più.

Tra i meno:
Mancano gli impegni di riduzione da parte dei vari Paesi, industrializzati ed in via di sviluppo. Questi impegni – ad orizzonte 2020 – dovranno essere definiti nel corso del mese di gennaio 2010 ed inseriti nell’Annex della dichiarazione

Mancano dei riferimenti agli impegni ad orizzonte 2050
Sembra mancare l’impegno fermo a firmare un trattato giuridico nel corso dl 2010

Tra i più (proprio a voler essere ottimisti!):
L’esistenza di una dichiarazione comune (quando se ne avrà una pubblicazione). Quindi l’avere evitato un flop assoluto
Il riferimento all’obiettivo di limitare l’aumento delle temperature a 2°
La promessa di finanziamenti da parte dei Paesi industrializzati

Estremamente importante anche – da un punto di vista delle Relazioni Internazionali – il come si sia arrivati a questo testo (che ripetiamo ancora non è pubblicato, ma solo lasciato filtrare).

Il « Copenhagen Accord » è stato negoziato da USA, Cina, India e Africa del Sud. Ed imposto all’UE ed agli altri partecipanti. Bello smacco per la virtuosa Unione Europea, che ha preferito firmare piuttosto che mandare tutto all’aria!

A fronte di questo fiasco dei politici, le opinioni pubbliche hanno ancora molto da fare. Possono e devono mantenera alta la pressione sui governi affinché si arrivi a dei risultati ed ad un trattato.

Mantenere alta la pressione, a cominciare del prossimo mese.
Quando i vari partecipanti devono dichiarare i loro impegni di riduzione ad orizzonte 2020 (ad esempio per l’UE un obiettivo al – 30% rispetto all’attuale – 20%, a condizione che le altri Paesi facciano la loro parte).

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