Significa essere una buona forchetta, dei veri gourmand come dicono i francesi. L’espressione deriva dal latino “magnam magnam”, che il popolo romano utilizzava per complimentarsi con un ospite delle sue particolari capacità culinarie. Ancora oggi i romani, per sottolineare le qualità gastronomiche della capitale, sono soliti dire: “Qui è tutto un magna magna.”. Ma, come sapete, il “Mangia mangia” è anche l’esclusiva guida ai ristoranti più cool del momento e, proprio, con l’inizio dell’anno nuovo, sarà disponibile l’edizione 2010.
In esclusiva per i lettori di questo blog, eccovi qualche gustoso consiglio.
“Al Colle”
In un ambiente elegante e sobrio, avrete la possibilità di gustare il meglio della cucina partenopea, rivisitata in chiave europeista. Specialità della casa “O’ Carciofone Napolitano” accompagnato da un rosso ungherese del ‘ 56… Caratteristico: i camerieri si vestono da corazzieri.
“Letta’s”
Raffinato wine bar a conduzione familiare (lo zio Gianni ed il nipote Enrico). Troverete aperitivi garbati, per tutti i gusti e per tutti i poli. Agli amanti dei dolci laccati, ci permettiamo di consigliare il piatto della crostata. Mette sempre tutti d’accordo.
“Dar Molisano”
Trattoria vecchio stampo, gestita con piglio ruspante dal cuoco Antonio. Se vi piacciono i sapori decisi, non resterete delusi da portate come i rigatoni alla forcaiola, lo spezzatino in gattabuia e il minestrone travaglio, magari innaffiati da un verace falaghina, Benedettiddio, etichetta della casa.
“Coffee Annan”
Locale caratteristico per le pareti in vetro, in verità un po’ decaduto negli ultimi anni. Gli affezionati della cucina internazionale, comunque, una capatina ce la fanno, se non altro per assaggiare gli indimenticabili Caschi di banane in blu, con l’esplosiva salsa afghana.
“Chez Maxìm”
Ristorante sinonimo di grande qualità, dotato di tutti i confort, perfino di seggioloni appositi per bambini e per Brunetta. Ma, attenzione, la cucina estremamente elaborata del cuoco Maxìm Dalemién può risultare pesante alla digestione. Ci vogliono stomachi forti per sopportare piatti cervellottici quali lo sformato di partito solido, il pollo all’inciucio, il tiramisù pierluigi… Se proprio dovete scegliere, vi suggeriamo gli spiedini di veltroni in brodo di giuggiole. E’ un piatto che si gusta freddo.
“Miracolo italiano”
Grazie allo chef Silvio la cucina del nostra paese è oggi celebre in tutto il mondo, ma se vi recate nel suo locale, non aspettatevi una grande varietà di sapori. Silvio ama propinare da 15 anni sempre lo stesso menu: antipasto di fritti siciliani, l’ormai celebre “unto del signore”, il risotto ghepenzimì, le baldracchine al grano in crosta smeralda e, per finire, la torta del consenso. I critici, soprattutto quelli stranieri, sostengono che l’unico piatto davvero degno di nota sia, in realtà, la minestra riscaldata alla Benito, accompagnata da birra Peronista. Ma Silvio si è sempre opposto a questa visione riduttiva della sua cucina: “I dati parlano chiaro: per l’80% dei clienti siamo il miglior ristorante dove hanno mangiato degli ultimi 150 anni.”.




















Articolo divertente, anche se non certo originale: nell’ottobre scorso avevo interpretato la situazione politica e il congresso del Pd proprio in chiave culinaria: “Se mi e’ permessa la metafora, il PD mi pare come un rinomato locale che debba competere per la gara del miglior ristorante della zona.
Il principale competitore e’ un grande hotel, il cui cuoco ha indubbiamente eccellenti doti di intrattenitore, anche se il menu’ lascia molto a desiderare e negli ultimi mesi e’ venuta fuori una brutta storia di cameriere costrette a prostituirsi. Comunque la cucina che offre, con tre diversi ristoranti, permette di soddisfare palati e gusti diversi, dall’avvocato che vuole tovaglia di lino e posate d’argento, al piccolo industriale che ama la tavola calda, fino al popolo delle partite iva che preferisce la cucina tradizionale lombarda, anche se fatta con ingredienti di seconda qualita’.
Gli altri ristoranti sul mercato sono praticamente fuori dalla gara: c’e’ la trattoria abruzzese, rumorosa e piena di fumo, il cui cuoco gira per la strada urlando a squarciagola il menu’ del giorno, c’e’ il ristorante a conduzione familiare, che propone una cucina tradizionale e che spera di attrarre clienti solo per la sua posizione centrale nella strada, e poi ci sono, in fondo a sinistra, una serie di piccoli locali vegetariani e macrobiotici, che non hanno ancora deciso se partecipare alla competizione insieme o se invece andare ognuno per conto suo, dividendosi quei pochi affezionati clienti che sono rimasti loro”.
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