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Ambiente, Speciale Copenhagen

Le rinnovabili possono darci tutta l’energia che ci serve?

10.12.09 | 7 Comments

di Corrado Truffi

Continuiamo con le considerazioni sul 20-20-20. E’ la volta del 20 per cento di rinnovabili

E’ credenza assai diffusa che con le rinnovabili non si riesca a coprire la domanda mondiale di energia. Si tratta di una credenza diffusa tanto fra la gente comune, quanto corroborata e ribadita dagli studi più autorevoli. Per dire, dopo l’intervento che feci al mio Circolo PD, quello dell’Alberone a Roma dove, tra le altre cose, prefiguravo un mondo di rinnovabili, mi si è avvicinato un democratico per dirmi che quel che sostenevo era utopia, in quanto comunque, per limiti tecnologi intrinseci, con le rinnovabili si riuscirebbe a coprire poco più del 2 per cento del fabbisogno! Per parte sua, il World Energy Outlook 2009 IEA propone uno scenario “450″ (lo scenario sviluppato nel caso che i governi adottino serie politiche per la riduzione delle emissioni da qui al 2030, in modo da non superare le 450 ppm di CO2) nel quale le rinnovabili più il nucleare arrivano a coprire solo poco più della metà di una domanda che, secondo il citato scenario, si è comunque drasticamente ridotta grazie ad una robusta politica di risparmio & efficienza: insomma, l’idea è che, dovendo ridurre necessariamente l’uso dei combustibili fossili sia perché i giacimenti stanno declinando, sia perché il fossile genera mutamento climatico, la strada maestra sia l’aumento di efficienza e il risparmio, ed eventualmente il nucleare, perché “con le rinnovabili non ce la faremo mai”.

E’ proprio vero?

Almeno gli studi che stanno dietro questo articolo sembrerebbero dimostrare che la situazione delle rinnovabili non è così negativa. In realtà, uno sviluppo rapido e massiccio delle fonti rinnovabili si scontra tanto contro ostacoli politici e culturali, quanto con una crisi mondiale che deprime un po’ tutti gli investimenti, quanto infine con una serie di vincoli tecnologici difficili ma non insormontabili, che è bene conoscere per affrontare a ragion veduta (e per sapere in quali direzioni dovrebbe investire una politica industriale e della ricerca degna di un Paese moderno).
Se dal punto di vista economico indubbiamente le rinnovabili sono ancora più costose delle fonti fossili, anche se i costi relativi tendono progressivamente a convergere, dal punto di vista tecnologico, infatti, le sfide sono sostanzialmente due: la gestione e la ricerca delle materie prime, e la gestione dell’intermittenza delle fonti.

Le materie prime. Produrre energia rinnovabile con le tecnologie sperimentate già esistenti significa produrre pannelli fotovoltaici o termici, impianti per il solare a concentrazione, impianti eolici, ecc. Tutte cose che richiedono materiali non sempre facilmente reperibili, alcune volte estremamente rari. In ogni caso, il rapidissimo incremento della costruzione di impianti rinnovabili che sarebbe necessario per una veloce sostituzione delle fonti fossili senza una riduzione significativa della quantità di energia prodotta, implica il rischio di sbattere contro il limite fisico della disponibilità di alcuni materiali.

E’ anche per questo che la ricerca nel campo delle energie rinnovabili è così importante. E’ anche per questo che distogliere risorse – o non metterle affatto – da questo settore è miope. Puntare su una pluralità di soluzioni, piuttosto che su una sola strada come sembra stia facendo il nostro governo con il nucelare, consente di rendere sostenibile una vasta produzione di energia pur in presenza di vincoli fisici di risorse: ad esempio, la tecnologia fotovoltaica può essere basata su materiali fra loro diversi, aumentando così la produzione potenziale…

L’intermittenza: il sole c’è solo di giorno, ed è meglio che non ci siano nuvole, il vento è capriccioso. Le due fonti rinnovabili principali e più mature dal punto di vista tecnologico producono flussi di elettricità non sempre al momento giusto. Stoccarli sotto forma di batterie o di idrogeno o altro è un processo complesso e, comunque, relativamente costoso in termini di energia in quanto qualunque conversione comporta inevitabili perdite. Allo stato attuale della topologia della rete elettrica italiana, sta già capitando che il gestore della rete obblighi i produttori intermittenti a fermare la produzione in certe zone, perché domanda e offerta, in una rete elettrica, devono essere necessariamente uguali istante per istante. Noi infatti abbiamo una rete lunga, con molti colli di bottiglia e pochissime connessioni verso l’estero, sia a causa della forma del nostro Paese, sia per mancanza di investimenti a lungo termine sulla rete. Paesi più fortunati come la Danimarca, con una rete estremamente interconnessa verso l’estero, possono permettersi di produrre, già oggi, un 20% di energia con l’eolico. Allo stato attuale, per l’Italia si tratta di un obiettivo difficilmente raggiungibile.
Anche in questo caso, la soluzione è teoricamente alla nostra portata, ma richiede investimenti e ricerca: potenziare e interconnettere la rete (anche con l’Africa del nord, ad esempio, e questo almeno lo si sta facendo…), costruire un mix energetico “sapiente”, ossia governare ed indirizzare gli investimenti dei produttori anche tenendo conto delle caratteristiche e delle localizzazioni delle fonti, ad esempio facendo in modo che ovunque vi sia una certa quota di energia disponibile grazie a fonti non intermittenti, come il geotermico. E sopratutto, fare il salto di qualità consentito da una caratteristica che pone, una volta tanto, la nostra rete qualche anno avanti a quelle di molti altri Paesi: l’ampia diffusione di contatori elettronici che consentono di progettare una rete intelligente, utilizzando la domotica per ottimizzare non solo l’offerta di energia ma anche la domanda.

Ecco. C’è davvero tanto da fare perché le rinnovabili possano darci davvero tutta l’energia che ci serve. Si tratta di cose difficili ma non impossibili, di cose importanti per disegnare un futuro, per contribuire a sbloccare un Paese altrimenti bloccato.

(grazie a Carlo Buontempo, Paolo G. Calisse e Filippo Zuliani per i suggerimenti)

Gli altri post della serie COP15:
COP15: una guida alla riduzione delle emissioni
EUCOP15: il 20% di risparmio
Ambiente: Copenhagen FAQ

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