di Marco Campione
Una premessa è d’obbligo: parlerò del “pantano pugliese”, ma solo per dire la mia su una questione a mio avviso fondamentale (le primarie se e quando). Lungi da me voler dare suggerimenti sulla scelta migliore ai democratici pugliesi: convochino al più presto gli organismi preposti e decidano come meglio credono. Gli organismi preposti servono a questo, mica a distribuire medagliette. Un suggerimento invece lo darei sulle modalità: consiglierei di rispolverare quella sana vecchia abitudine delle riunioni a porte chiuse, in modo da evitare la caciara e i conseguenti alibi per evitare di discutere a tutte – e sottolineo tutte – le parti in causa.
D’obbligo è anche una precisazione: il Pd ha dei dubbi sul sostegno a Vendola non perché sul Presidente in carica ci sia il veto dell’Udc, ma perché su di lui c’è il veto di Udc e IdV. Curioso che certi democratici, solitamente simpatizzantii per il partito di Di Pietro e certamente schierati per Vendola, tendano a dimenticarsene.
I miei venticinque lettori dovrebbero aver imparato a conoscermi: in politica sono un tipo pragmatico, che cerca di affrontare le situazioni per come si presentano e – per quanto mi è possibile – senza pregiudizi. Anche sulle primarie ho sempre pensato che se ne dovesse fare un uso pragmatico: “si fanno dove e quando servono”, come ho sostenuto in tutta la campagna congressuale. E come – così vengo al punto – a mio avviso sosteneva anche la mozione che ho votato e che ha prevalso sia tra gli iscritti che tra gli elettori del 25 ottobre.
Su questo (sul fatto che la mozione Bersani prevedesse o meno il ricorso alle primarie, seppur con regole diverse) ricordo fior di discussioni nei congressi, con “franceschiniani” e “mariniani” a sostenersi a vicenda, negando l’evidenza. Fa piacere leggere su la Repubblica di oggi questo riconoscimento postumo da parte di Vassallo (chissà se era così onoseto intellettualmente da farlo anche in fase congressuale…): “se non si fanno le primarie in Puglia, allora le cose dette nella mozione Bersani erano false”.
Da bersaniano pragmatico, anzi, da bersaniano perché pragmatico (pragmatico io, pragmatico lui) dunque dico che, se le primarie si fanno quando servono mi pare evidente che in Puglia servono e dunque – fossi un preposto a contribuire a decidere – voterei per le primarie. Con qualche se e qualche ma (sono pragmatico, mica fesso) che vado a spiegare.
Mi si dice che non è possibile ricorrere alle primarie perché l’Udc e l’Idv hanno già detto che se prevalesse Vendola loro non lo sosterrebbero. E qui allora bisogna dire con onestà che le discussioni sono due: quale candidato, quale alleanza. In condizioni normali andrebbe scelta prima l’alleanza e poi il candidato con le modalità che l’alleanza riterrà più opportune (primarie, estrazione a sorte, riunione fumosa nelle segrete stanze, lettura dei fondi di caffè…). In Puglia questo non è possibile e allora azzardo: si scelga l’alleanza attraverso le primarie per il candidato.
Vado a spiegare: si candidano Vendola, Emiliano (o chi per lui) e altri se ne hanno voglia. Gli elettori sanno che non sceglieranno solo un candidato Presidente, ma anche una coalizione, visto che l’Udc e l’IdV diranno (esplicitamente, altrimenti il gioco non funziona) che se vince Emiliano (o chi per lui) faranno parte della coalizione, altrimenti no. So bene che questo va contro un principio base delle primarie: tutta la coalizione e tutti i competitor devono accettarne preventivamente l’esito. Ma in questo caso il problema non riguarda i competitor, ma due partiti che non hanno deciso se entrare nella coalizione oppure no. Ed è legittimo che non abbiano deciso e che pongano condizioni sul candidato. La via maestra – come ho detto – sarebbe stata un’altra: coinvolgere IdV e Udc da prima (molto prima) per progettare una nuova coalizione. Purtroppo questo non è stato fatto per responsabilità di molti; anche, è giusto ricordarlo, dello stesso Vendola che avrebbe ammazzato nella culla il movimento di cui è leader nazionale.
La manovra è azzardata e anche rischiosa, perché in assenza di regole certe per le primarie e di una anagrafe degli elettori del Pd (il vero vulnus per il buon funzionamento delle primarie, vulnus non sanato – paradossalmente – proprio dalle gestioni maggiormente “primariste” di Veltroni e Franceschini) gli elettori del centrodestra potrebbero votare Vendola per tenere Idv e Udc fuori dalla coalizione.
Ribadisco che faccio questa proposta per essere pragmatico e senza nascondermi le controindicazioni e i rischi che ho provato ad evidenziare. Non sono un pasdaran delle primarie, ma credo che siano – nella fase in cui ci troviamo – il modo migliore per uscire dal pantano, a patto che si definiscano regole per limitare il rischio che la consultazione sia distorta. E che siano messi a tacere i supporter più esagitati di ogni fazione: chi va in giro con i cartelli “O Nichi o niente” non è diverso da chi dice sui giornali “Se c’è Nichi, non se ne fa niente”: cambiano le modalità e i soggetti su cui si pone il veto, ma non cambia la sostanza.
Se poi si utilizzasse il caso pugliese anche per trarne qualche insegnamento per il futuro (sulle regole per le primarie, su come si costruiscono le alleanze, su come si selezionano – più in generale – classi dirigenti diffuse che non ci facciano stare sempre appesi alle scelte degli altri) sarebbe il non plus ultra, ma per il non plus ultra mi sa che ancora non siamo attrezzati e bisognerà accontentarsi di uscire, dignitosamente, dal pantano.iMille.org – Direttore Raoul Minetti







posso chiedervi di postare eventuali commenti anche sul blog? giusto per non fare la discussione in due posti diversi contemporaneamente
http://marcocampione.wordpress.com/2009/12/29/primarie-puglia/
thanks!
Io, diversamente da Campione, non sono un “bersaniano” ma un “mariniano” ma sono d’accordo sul fatto che le primarie non debbano essere realizzate sempre. L’obiettivo prioritario è sì rappresentato dall’utilizzo di questo strumento, ma questo strumento, scusate il gioco di parole, può anche essere “strumentalizzato”.
E mi riferisco ad un caso concreto: la scelta da parte del Pd del candidato alla presidenza della giunta regionale dell’Umbria. Prima i sostenitori delle primarie erano prevalentemente i franceschiniani (fra l’altro la gran parte dei loro esponenti più importanti non si sono mai dimostrati disponibili ad utilizzare le primarie per i propri incarichi) i quali ritenevano che la scelta delle primarie fosse il mezzo migliore perchè non si candidasse la presidente della giunta regionale uscente, Rita Lorenzetti, la quale inizialmente era contraria a sottoporsi al giuddizio delle primarie. Ora i sostenitori più accesi delle primarie sono diventati i bersaniani i quali si sono convinti che la strada più facile per candidare la Lorenzetti, che ha già due mandati alle spalle e che in base allo statuto regionale dovrebbe essere autorizzata dai 2/3 dei componenti dell’assemblea regionale per un terzo mandato, è presentare alle primarie Rita Lorenzetti che dovrebbe vincerle abbastanza facilmente in seguito al fatto che ha gestito il potere a livelo regionale per dieci anni e adesso i franceschiniani sono più tiepidi. Comunque, se si svolgessero, le primarie sarebbero di fatto una resa dei conti tra due piccole “corazzate”, i bersaniani e i franceschiniani umbri, senza chances per altri eventuali candidati.
Peraltro è bene che venga conosciuta la situazione dell’Umbria che è, invece, poco nota a livello nazionale ed è una situazione in cui non si è riusciti, almeno fino ad ora, ad individuare una candidatura che sia unitaria, almeno il più possibile, e che sia davvero una candidatura innovativa, di cui il governo della regione avrebbe estrema necessità.
Concordo in buona parte con le argomentazioni di Marco, ma siamo un partito (e un paese) di furbi, a cui si contrappongono infinite schiere di “complottisti”, motivo per il quale la discrezionalità dell’uso delle primarie non mi pare attualmente praticabile. In questa fase credo che regole certe siano una necessità, e se lo statuto specifica le condizioni in cui le primarie si fanno, allora si facciano. punto.
possono essere strumentalizzate? certo, ma non mi sembra un non-argomento, perfettamente ribaltabile: non è altrettanto strumentalizzabile la non necessità? secondo quali parametri? non il semplice buon senso, permettetemi, visto che ne stiamo dimostrando così poco.
quanto al resto niente da dire, se non che l’autore del post sorvola sul fatto, non seocndario, che il candidato alternativo al Vendola è sindaco della città capoluogo, e a soli sei mesi dalla sua elezione.
e’ buon senso, questo?
e poi, perdonatemi, il tentativo di leggina ad-personam per consentire di non votare in caso di indicazione e successiva sconfitta di emiliano cos’è, pragmatismo?
io ho votato vendola, ma non ho un giudizio particolarmente positivo del suo operato e emiliano non lo conosco: questo per dire che dei due m’importa poco, ma del partito si, e se vogliamo farl o sopravvivere è necessario rispettare le regole, quelle cose spesso assurde e pazzesche che ci siamo dati da soli.
poi se saremo capaci, le cambieremo. ma poi.
mi è scappato un non di troppo. “mi sembra un non argomento”, intendevo… sorry
Marco a quanto pare Vendola e Emiliano ti hanno ascoltato: si faranno le primarie anche nel tacco dello stivale