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Puglia, Regionali

Le primarie? Solo quando servono

29.12.09 | 7 Comments

di Marco Campione

Una premessa è d’obbligo: parlerò del “pantano pugliese”, ma solo per dire la mia su una questione a mio avviso fondamentale (le primarie se e quando). Lungi da me voler dare suggerimenti sulla scelta migliore ai democratici pugliesi: convochino al più presto gli organismi preposti e decidano come meglio credono. Gli organismi preposti servono a questo, mica a distribuire medagliette. Un suggerimento invece lo darei sulle modalità: consiglierei di rispolverare quella sana vecchia abitudine delle riunioni a porte chiuse, in modo da evitare la caciara e i conseguenti alibi per evitare di discutere a tutte – e sottolineo tutte – le parti in causa.

D’obbligo è anche una precisazione: il Pd ha dei dubbi sul sostegno a Vendola non perché sul Presidente in carica ci sia il veto dell’Udc, ma perché su di lui c’è il veto di Udc e IdV. Curioso che certi democratici, solitamente simpatizzantii per il partito di Di Pietro e certamente schierati per Vendola, tendano a dimenticarsene.

I miei venticinque lettori dovrebbero aver imparato a conoscermi: in politica sono un tipo pragmatico, che cerca di affrontare le situazioni per come si presentano e – per quanto mi è possibile – senza pregiudizi. Anche sulle primarie ho sempre pensato che se ne dovesse fare un uso pragmatico: “si fanno dove e quando servono”, come ho sostenuto in tutta la campagna congressuale. E come – così vengo al punto – a mio avviso sosteneva anche la mozione che ho votato e che ha prevalso sia tra gli iscritti che tra gli elettori del 25 ottobre.

Su questo (sul fatto che la mozione Bersani prevedesse o meno il ricorso alle primarie, seppur con regole diverse) ricordo fior di discussioni nei congressi, con “franceschiniani” e “mariniani” a sostenersi a vicenda, negando l’evidenza. Fa piacere leggere su la Repubblica di oggi questo riconoscimento postumo da parte di Vassallo (chissà se era così onoseto intellettualmente da farlo anche in fase congressuale…): “se non si fanno le primarie in Puglia, allora le cose dette nella mozione Bersani erano false”.

Da bersaniano pragmatico, anzi, da bersaniano perché pragmatico (pragmatico io, pragmatico lui) dunque dico che, se le primarie si fanno quando servono mi pare evidente che in Puglia servono e dunque – fossi un preposto a contribuire a decidere – voterei per le primarie. Con qualche se e qualche ma (sono pragmatico, mica fesso) che vado a spiegare.

Mi si dice che non è possibile ricorrere alle primarie perché l’Udc e l’Idv hanno già detto che se prevalesse Vendola loro non lo sosterrebbero. E qui allora bisogna dire con onestà che le discussioni sono due: quale candidato, quale alleanza. In condizioni normali andrebbe scelta prima l’alleanza e poi il candidato con le modalità che l’alleanza riterrà più opportune (primarie, estrazione a sorte, riunione fumosa nelle segrete stanze, lettura dei fondi di caffè…). In Puglia questo non è possibile e allora azzardo: si scelga l’alleanza attraverso le primarie per il candidato.

Vado a spiegare: si candidano Vendola, Emiliano (o chi per lui) e altri se ne hanno voglia. Gli elettori sanno che non sceglieranno solo un candidato Presidente, ma anche una coalizione, visto che l’Udc e l’IdV diranno (esplicitamente, altrimenti il gioco non funziona) che se vince Emiliano (o chi per lui) faranno parte della coalizione, altrimenti no. So bene che questo va contro un principio base delle primarie: tutta la coalizione e tutti i competitor devono accettarne preventivamente l’esito. Ma in questo caso il problema non riguarda i competitor, ma due partiti che non hanno deciso se entrare nella coalizione oppure no. Ed è legittimo che non abbiano deciso e che pongano condizioni sul candidato. La via maestra – come ho detto – sarebbe stata un’altra: coinvolgere IdV e Udc da prima (molto prima) per progettare una nuova coalizione. Purtroppo questo non è stato fatto per responsabilità di molti; anche, è giusto ricordarlo, dello stesso Vendola che avrebbe ammazzato nella culla il movimento di cui è leader nazionale.

La manovra è azzardata e anche rischiosa, perché in assenza di regole certe per le primarie e di una anagrafe degli elettori del Pd (il vero vulnus per il buon funzionamento delle primarie, vulnus non sanato – paradossalmente – proprio dalle gestioni maggiormente “primariste” di Veltroni e Franceschini) gli elettori del centrodestra potrebbero votare Vendola per tenere Idv e Udc fuori dalla coalizione.

Ribadisco che faccio questa proposta per essere pragmatico e senza nascondermi le controindicazioni e i rischi che ho provato ad evidenziare. Non sono un pasdaran delle primarie, ma credo che siano – nella fase in cui ci troviamo – il modo migliore per uscire dal pantano, a patto che si definiscano regole per limitare il rischio che la consultazione sia distorta. E che siano messi a tacere i supporter più esagitati di ogni fazione: chi va in giro con i cartelli “O Nichi o niente” non è diverso da chi dice sui giornali “Se c’è Nichi, non se ne fa niente”: cambiano le modalità e i soggetti su cui si pone il veto, ma non cambia la sostanza.

Se poi si utilizzasse il caso pugliese anche per trarne qualche insegnamento per il futuro (sulle regole per le primarie, su come si costruiscono le alleanze, su come si selezionano – più in generale – classi dirigenti diffuse che non ci facciano stare sempre appesi alle scelte degli altri) sarebbe il non plus ultra, ma per il non plus ultra mi sa che ancora non siamo attrezzati e bisognerà accontentarsi di uscire, dignitosamente, dal pantano.

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