di Ivan Scalfarotto (per l’Unità)
La smorfia di dolore sul viso sanguinante di Berlusconi è un’immagine che resterà a lungo nella memoria degli italiani, quelli che Berlusconi idolatrano e quelli che mai gli affiderebbero il gatto. È un’immagine che resterà perché ha mostrato al Paese, per la prima volta, il volto del capo del governo in una condizione profondamente umana e comune, una condizione finalmente veridica e naturale, sottratta ai lifting, ai ceroni, ai collant tesi sugli obiettivi. L’immagine di un anziano signore sofferente che ha smosso umana solidarietà anche in molti italiani che mai prima d’ora avevano potuto associarlo a qualcosa di reale. Ma è un’immagine che resterà anche per ricordare ai posteri il livello di crisi profonda in cui siamo caduti. In quella smorfia la nostra vita civile – per uno scherzo del destino, quarant’anni dopo, di nuovo a dicembre, di nuovo nel centro di Milano – è parsa agitarsi e sbattersi, scossa da spasmi autonomi e incontrollabili, come gli ultimi respiri di un’enorme bestia sul punto di morire.
Se la violenza prende il posto della politica è per definizione una sconfitta per tutti, una partita doppia sbagliata in cui nessuno guadagna, una ferita inferta nelle carni della collettività da qualsiasi parte si stia in questo benedetto paese, sempre diviso in due d’ovunque lo si guardi. Nessuna debolezza, dunque, nel condannare in modo fermissimo i fatti di domenica. Nessun tentennamento nel significare la vicinanza umana all’aggredito e la condanna del gesto folle e vile dell’aggressore. Ma una classe dirigente che si rispetti, io credo, se da un lato ha il dovere collettivo di mostrare coesione umana e rispetto istituzionale, dall’altro ha, mai come davanti al gesto violento e criminale, il dovere di dimostrare al Paese coerenza e coraggio. Il dovere, in altre parole, di provare che la forza delle idee non si piega all’irrompere del sangue sulla scena politica; che il ferimento di un uomo – per quanto importante e visibile – non modifica, se erano fondate, le gravi e sostanziali perplessità sulla sua azione politica. La costernazione per le gravissime parole di Berlusconi davanti all’assemblea del Ppe e per gli attacchi che il capo dell’Esecutivo ha rivolto ai massimi organi di garanzia della Repubblica non possono e non devono certamente essere cancellati dall’attacco vergognoso di un folle.
Checché ne pensino dunque molti osservatori, la doverosa visita di Bersani al capo del governo malato e la pacata, ma ferma critica politica al suo operato espressa da Rosy Bindi non sono insomma, secondo la mia opinione, in alcuna contraddizione. È semplicemente quello che ci si dovrebbe aspettare da un partito forte, in un Paese moderno, in un frangente difficile come il nostro.



















Impeccabile
Che in Italia si discuta di questo episodio in questi termini la dice lunga su quanto siamo messi male. La strumentalizzazione che ne sta facendo il PDL è disgustosa. Forse ho una mente troppo semplice, ma ancora mi sfugge di cosa stiamo discutendo. Qualcuno riesce a spiegarmelo? Una persona gravemente malata da più di dieci anni, probabilmente affetto da schizofrenia (ci sarebbe da discutere anche sull’abuso della parola pazzo, ma non è questo il momento), tira una statuetta in testa al premier e noi discutiamo di politica? E che c#%%o c’entra la politica, il terrorismo, i cattivi maestri etc? E francamente mi stupisco che il PD continui su questa strada. Anzi a dirla tutta sono molto deluso.