Il clima costituente

di Tommaso Caldarelli

“Io e lei, Onorevole Dossetti, potremmo dissentire su cosa sia la persona umana. Conveniamo però che la Repubblica debba tutelarla”: con queste parole Palmiro Togliatti chiuse la querelle sull’articolo 2 della Costituzione. E in questa frase c’è la sintesi del grande spirito di intesa sotterranea, e in fondo, di grande simpatia fra le forze Comuniste e quelle Cattoliche, che in Costituente fecero il miracolo.

Non c’è però tanto di che essere ingenui. D’Alema, parlando del patto Costituente, sostiene che la posizione del PCI sul Concordato fu “un inciucio”, o comunque – tenendo in considerazione la sua smentita sull’uso del termine – un compromesso.

Contro la ventata di sdegno che si è sollevata, bisogna chiarire che è in gran parte vero. Nel 1947 Togliatti aveva assoluto bisogno della legittimazione del PCI al gioco democratico; resistere nel governo unitario guidato da De Gasperi era priorità più che sentita: e mettersi contro la Chiesa proprio su questo tema, per il Migliore, non valeva la candela. E dunque, il Concordato passò con i voti dei democristiani e dei comunisti, mentre cresceva fuori dall’emiciclo la rabbia dei socialisti e dei repubblicani, che ritenevano che lo Stato fosse appena stato espropriato (d’altronde, anche Gramsci aveva idee chiare sui concordati con le Chiese).

Tutto sommato, possiamo dire che quando la realpolitik incontra un retroterra di pensiero e di idee alte, allora nasce un accordo accettabile e virtuoso.

Dice, dicono, che ora è il momento di un nuovo “clima costituente”, per “svelenire il paese”, per “calmare i toni”. Si leggono in giro frasi francamente folli e fuori luogo. E magari si potrebbe pensare che questo post si debba concludere con una dichiarazione oltranzista, del tipo “mai il dialogo con Berlusconi”, o variazioni sul tema. Non è quel che succederà, benchè il mio pensiero non sia molto distante da quel concetto. Noi scendiamo nel merito, volete?

Sul tavolo, da parte di quelli che il dialogo lo invocano pur sapendo di non averne bisogno, c’è una varietà di temi. Il processo breve – quella misura che, senza dotare cancellerie e procure dei fondi di cui hanno bisogno, farà saltare per aria il nostro sistema della giustizia, negando a migliaia di vittime la conoscenza del loro destino; la separazione delle carriere fra PM e Giudice – una misura inutile e strumentale ad altri, non ben chiariti, fini; la riforma della Corte Costituzionale – che è già la Corte Costituzionale più blanda e meno politica d’Europa; lo Scudo per le alte cariche – riforma talmente necessaria che non esiste in nessun paese del Mondo; elezione diretta del premier – che, finchè rimane il sistema parlamentare, è una frase senza significato (ma visto che viene invocata anche una generica “riforma della Costituzione”, ci condurrà a scenari pericolosamente innovativi).

Certo, nella lista trovano spazio anche riforme, a giudizio di chi scrive, probabilmente necessarie: riforma del CSM, federalismo fiscale e riforma del Parlamento. Ma, innanzitutto, bisogna sempre capire come farle, cosa scriveranno su quei fogli. E comunque, viste le altre premesse, qualsiasi Costituzione venisse scritta con questi presupposti sarebbe una brutta Costituzione. Dialogo su cosa, scusate?

Ma la mia impressione, qui, è che stiamo andando verso una espropriazione malcelata e castale dello Stato. Perchè quando (e non ’se’) sarà rimesso in piedi il sistema delle immunità parlamentari, e se (non ‘quando’) al contempo non venisse cambiata la legge elettorale, ci ritroveremmo in un sistema ad ascensori blindati, in cui i dirigenti dei partiti hanno la chiave per farti arrivare dove nessuna legge regna sulla tua vita. Legge elettorale Calderoli, più immunità parlamentari vecchia configurazione, più scudo ulteriormente rinforzato per alte cariche dello stato, uguale: bella roba.

Non è una teoria del complotto dietrologa e polverosa; ho semplicemente letto Tremonti sul Corriere della Sera: “la pacificazione e la modernizzazione del Paese postulano, per l’interesse generale e nell’interesse generale, l’esclusione dell’intero corpo politico da pressioni esterne”. Si noti la visione organicistica della funzione parlamentare e di direzione politica (‘corpo politico‘, gulp), e ci si chieda perché, allora, se l’intento è genuino, non dotare di immunità anche i consiglieri regionali, comunali, gli assessori municipali, il Sindaco del paese di trecentoventi abitanti, il capo della municipalizzata, eccetera.

Bisogna stare attenti, qui. C’è la possibilità, secondo me concreta, che ci facciano le scarpe.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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1 Commento

  1. Raffaella Petrilli

    Giustissimo. Aggiungo una piccola domanda, vera, non retorica. Ma perché dobbiamo accettare tutti che nell’agenda politica le riforme costituzionali siano il punto più urgente all’o.d.g.? L’università è morta (v. il post); le carceri scoppiano (di morti, mai tanti come quest’anno); la crisi economica scorre lenta ma sicura. E si può continuare, come sappiamo bene. Ma le pagine dei giornali sono pieni della necessità impellente, inderogabile, di ‘dialogo’, termine tanto caro, ora, alla destra e tornato in auge con tutti gli onori dopo una momentanea quanto blanda messa in discussione da parte del neoeletto Bersani.
    Grazie per la, le risposte.

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