EUCOP15: il 20% di risparmio

a cura di Gianluca Baccarini, Paolo G. Calisse, Giorgio Gualberti, Corrado Truffi e Filippo Zuliani – energia.imille@gmail.com

L’Unione Europea si presenta a Copenhagen come leader delle politiche virtuose sul cambiamento climatico: la strategia del 20-20-20 (20% risparmio energetico, 20% energie rinnovabili, -20% emissioni di CO2, eventualmente aumentabili al 30% se a Copenaghen sarà raggiunto un accordo internazionale) è un piano ambizioso e importante. Quali difficoltà, quali trappole e quali potenzialità ci sono dietro questi tre obiettivi? Ecco qualche considerazione, iniziando dal 20% di risparmio.

Risparmio energetico non significa tanto “spegnere la luce”, quanto “usare lampadine più efficienti”. I milioni di persone che non hanno ancora a disposizione nemmeno un interruttore elettrico, infatti, non possono proprio spegnere la luce, e noi che abbiamo la possibilità, vorremmo continuare a vederci, eccezion fatta forse per qualche nostalgico o per qualche teorico della decrescita.

Ebbene, dato che nulla è semplice nel mondo dell’energia, ci sono due paradossi del risparmio energetico: il paradosso di Jevons (1865), e il paradosso della rottamazione. Il primo: se ho a disposizione un’automobile che consuma il 30% in meno della precedente a parità di prestazioni, probabilmente finirò per percorrere il 30% in più di chilometri, e ammesso per semplicità che alla maggiore efficienza corrisponda pari riduzione di emissioni, l’aumento di chilometri vanificherà l’effetto.
Il secondo: d’accordo, la nuova automobile consuma il 30% in meno, ma quanta energia (e quanta materia) è stata impiegata per costruirla, pubblicizzarla, trasportarla e consegnarla, e quanta per rottamare la vecchia auto, che avrebbe potuto svolgere il suo servizio ancora per qualche anno? In breve, dal punto di vista dell’effetto emissioni – che è quello preso in considerazione qui – ciò che rileva non è il consumo energetico di un prodotto, ma il bilancio energetico globale dell’intero ciclo di vita del prodotto. Che sono cose assai diverse.

Allora, le politiche di risparmio energetico non possono essere affidate solo alla buona volontà e ai buoni comportamenti dei singoli, al nostro personale obiettivo di essere virtuosi o di risparmiare qualche soldo mettendo doppi vetri o acquistando elettrodomestici di classe A. Serve una politica industriale ed energetica sistemica, che è appunto quello che si è iniziato ad impostare a Kyoto e che dovrebbe essere l’obiettivo di Copenaghen.

E che è, appunto, l’esatto contrario della politica energetica attualmente espressa dal governo italiano. L’aspetto più deprimente dell’approccio del nostro paese al problema energetico é la mancanza totale di una strategia sensata, di una “policy” di qualità comparabile a quelle delle grandi democrazie occidentali. Negli USA la stesura del piano energetico è stata affidato dall’amministrazione Obama al neo Ministro per l’Energia, il Premio Nobel Stephen Chu, scienziato di fama internazionale, già direttore del Lawrence Berkeley, uno dei laboratori più rinomati del mondo. In Italia invece la materia viene trattata direttamente dal Capo del Governo, apparentemente senza alcun contributo tecnico e politico esterno. Se nel Regno Unito il Piano Energetico Nazionale ha impegnato per anni commissioni di esperti in varie discipline, la “scelta nucleare” italiana è stata compiuta dall’oggi al domani, senza alcuno studio preventivo delle esigenze energetiche del Paese, e senza una comparazione dell’impatto economico, ambientale e finanziario con le alternative possibili. Clima ed energia, per la loro rilevanza nazionale, sono temi inerentemente complessi dove esistono, a tutti i livelli scelte “semplici, buone e… sbagliate”. In materia energetica, nonostante l’impegno individuale dei cittadini, l’arretratezza culturale delle nostre istituzioni si è mostrata finora in tutta la sua evidenza.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

3 Commenti

  1. gabriele

    Il paradosso di Jevons mi lascia molto perplesso:è una ipotesi tutta da dimostrare.
    Se ho un’auto che consuma il 30% in meno della precedente,per quale assurdo motivo dovrei percorrere il 30% di chilometri in più?Perchè dovrei girare come un cretino?Non ho un modo migliore di impiegare il mio tempo?
    Se uso lampade a basso consumo
    (LCF),che consumano un quarto di quelle a incandescenza,per quale assurdo motivo dovrei lasciarle accese tutta la notte e magari anche di giorno?Anche se consumano di meno,la bolletta la pago io.

  2. Filippo Zuliani

    Perche’, Gabriele, e’ umana natura che se ho un’auto che consuma meno, tendero’ ad usarla di piu’ (tanto sul chilometro risparmio). Sta tutto scritto nel paradosso di Jevons.

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