di Riccardo Spezia, portavoce dei Mille
Cari millini, millesimati, milleunesimi, e milleduesimi,
cari internauti affezionati o saltuari o che passate magari di qui per la prima volta, “popolo di facebook” (come si ama dire in questi giorni), popolo di youtube (che sembra oramai passato dalla moda televisiva come luogo del peccato), quest’anno abbiamo voluto fare un breve bilancio e alcune considerazioni per il 2010 che sta arrivando anche con un video.
Il 2009 è stato un anno denso di avvenimenti politici, sia per noi sia per quel “movimento” di democratici moderni che si è mosso molto in questo 2009, quelli che hanno fatto la carovana, quelli che sono andati a piombino e quei tantissimi che sono andati al Lingotto, anzi che sono ri-andati al lingotto. Quel gruppo che chiedeva, e che chiede ancora, una politica diversa a sinistra, nel campo democratico, una politica che guarda al futuro e che vuole lavorare per modernizzare l’Italia.
Poi abbiamo avuto il grande, lungo, lunghissimo, periodo congressuale, dove la polarizzazione delle mozioni ha un po’ sparpagliato questa forza ma ha avuto il vantaggio di essere riuscito a “contaminare” un po’ tutti i campi, anche se non tutti in egual misura.
E vengo al punto, al 2010. Non voglio occupare questi pochi minuti per un’analisi politica del 2009 ma per cercare di capire come non disperdere queste forze nel nuovo anno.
Un anno nella politica italiana puo’ essere un secolo. Un anno fa Veltroni era il leader del PD e non si pensava (o almeno pochi tra noi pensavano) un tale “sommovimento”. Non ce ne siamo forse accorti ma moltissimo è cambiato. Tre segretari del PD, per cominciare. Due regioni che sono passate dal centro-sinistra alla destra. Delle elezioni europee disastrose in Italia e in Europa per tutti i partiti progressisti. La condizione dei lavoratori e della scuola pubblica italiana, fondamento della repubblica, di ogni repubblica, per insegnanti e alunni, che si sono aggravate a dismisura. E tutto passa sempre più in secondo piano quando la ribalta mediatica è occupata dalle avventure di letto di un vecchio di 72 anni che di mestiere fa il presidente del consiglio, ma anche il presidente del PdL, ma anche il presidente del Milan, ma anche il proprietario di un’azienda che ha il predominio assoluto sul mercato dell’informazione e non solo.
In Italia si discute per settimane di minuzie, di dialoghi, confronti o liti mentre passano totalmente inosservati i problemi di fondo, come è stato per il vertice del clima di Copenhagen. Avremo cosi’ l’amore tra i politici in un pianeta che non potrà più darci il bene primario per la sopravvivenza, l’acqua. E invece del fumo dei gas serra viene riproposto l’infinitamente ricorrente fumo delle riforme istituzionali come panacea di ogni male.
E intanto i metodi sbrigativi nei rapporti tra imprenditori e dipendenti diventano la norma. In Francia, le tensioni scatenate dalla crisi hanno portato molti lavoratori disperati a “sequestrare” i propri dirigenti negli stabilimenti per alzare la propria forza contrattuale. In Italia avviene l’opposto: un dirigente assolda finti poliziotti per cacciare i propri dipendenti che protestano perché non vengono pagati da mesi.
Ma questa realtà che è palpabilmente una corda sempre più tesa, una corda che si tende da almeno 15 anni in Italia, non puo’ essere letta da un PD che cerca candidate e candidati senza considerare il mondo reale, perseguendo la tattica e dimenticando la politica. E’ un partito che non ha il coraggio di prendere il toro per le corna e affrontare il mondo di oggi. Un PD che parla il confortante linguaggio del passato, rassicurandosi tra parole come “piccole imprese” o “produzione industriale” italiane, quando le sfide di oggi non si vincono o perdono a Prato o nel triveneto ma considerando l’Italia in una rete che va dalla Cina, al Brasile passando per Prato e il triveneto. In un mondo dove una Fiat che ha successo chiude e ridimensiona le fabbriche storiche e dal grande impatto sociale di Pomigliano d’Arco e Termini Imerese. Una svolta nei rapporti tra produttività, imprese, utili e lavoro che un partito come il PD dovrebbe non solo avere ben chiara ma parlarne apertamente, riprendendo quella funzione di pedagogia culturale che sempre, storicamente, i partiti progressisti hanno avuto.
Il mondo ha capito che ecologia, industria, produzione, risorse energetiche e agricoltura sono tutte legate insieme e da queste derivano gli avvenimenti epocali delle migrazioni di popoli che generano poi le reazioni razziste dei partiti xenofobi e i dibattiti (che cercano di mascherare un fastidio della pancia) sull’identità nazionale.
Un partito che non ha neanche il coraggio di ammettere che la società italiana ha un suo lato oscuro, restato spesso nascosto nei decenni, occultato, un lato oscuro di cui si è spesso vergognata, ma che sta venendo alla ribalta. Il lato oscuro che accomuna il razzismo, l’omofobia, la paura del “diverso”, l’identificazione in una comunità chiusa e arroccata che non puo’ che fare la guerra al diverso da sé, o meglio a chi è differente rispetto alla finta iconografia che ci si è costituita di sé. Cosi’ i “diritti” che avevamo scoperto pochi anni fa essere i diritti calpestati degli omosessuali scopriamo essere diritti calpestati di minoranze sempre più vaste: di chi ha la pelle scura, di chi professa la religione mussulmana, di chi è povero, di chi non è di nazionalità italiana, anzi di chi non ha nelle vene quel misterioso “sangue italico”, di chi è nomade, di chi vive ai margini della società dei lustrini. E capire che le risposte sul territorio non possono assecondare gli istinti di difesa e conservazione, ma non possono neanche nascondere il problema.
E invece la gestione delle candidature riflette un partito nuovo che ragiona come un vecchio partito. Un partito che non ha alcuna ambizione e che rischia di soffocare da solo. Un partito che ha perso la tanto vituperata “vocazione maggioritaria” per una ben più confortante “vocazione minoritaria”. Un PD che si precluda da solo la leadership assoluta del campo progressista è un partito che non esiste più, che ha perso le ragioni sociali della sua esistenza. E’ un partito che non sa dove guardare, cerca il potere per il potere e cosi’ facendo perde entrambe le cose: il senso della propria esistenza e pure il potere.
Tante volte è difficile capire il senso della nostra militanza anche all’interno del PD, da minoranza critica, che non ha nessuna remora nel dire quello che pensa. Vedremo come andranno queste regionali per giudicare dai risultati. Al timone del comando del partito c’è, giustamente, chi ha vinto il congresso. L’attuale classe dirigente (che è poi attuale da tante attualità) persegue una linea che ha almeno avuto l’onestà di non nascondere troppo durante il congresso.
Loro hanno il diritto di perseguire la linea di candidature ed alleanze che reputano la migliore. Noi abbiamo il dovere di criticare ma poi giudicare dai risultati.
Certo è che il nostro compito nel 2010 sarà nel paese, ovvero parlare meno di candidature e meccanismi interni e rivolgerci direttamente della società italiana. Per questo vogliamo agire su due aspetti:
sviluppare, dare maggiore linfa, ai nostri gruppi territoriali, attraverso manifestazioni pubbliche, incontri, approfondimenti sui temi della modernità, i nostri temi “storici” (se si puo’ affiancare questo attributo ad un movimento nato due anni e mezzo fa), ovvero quelli della laicità, dei diritti, del mercato del lavoro e del merito, dello sviluppo energetico. E per far emergere anche le relazioni che ci sono tra i diversi aspetti, come cittadinanza, doveri, immigrazione e legalità siano legati da uno stesso filo rosso; come anche lo sviluppo energetico, l’approvvigionamento energetico e l’agricoltura siano legati ai fenomeni migratori e alla tensione tra i popoli degli stati ricchi e quelli poveri. Uscire quindi allo scoperto e rivendicare la nostra azione politica, il nostro essere un movimento politico per un partito democratico moderno, democratico, laico e di sinistra.
Dare corpo, sostanza, continuità e impatto politico al nostro lavoro di elaborazione contenutistica. Qualcosa di più di una serie di post sul blog o il lavoro oscuro di chi scrive programmi elettorali o mozioni congressuali. Per questo stiamo costituendo un gruppo di lavoro per elaborare una vera e propria proposta editoriale. Uno spin-off cartaceo de iMille che sia il rifermento delle idee e delle proposte di policy necessario per una vera indipendenza politica. Qualcosa sulla cui fattibilità inizieremo a lavorare proprio dopo le vacanze e che speriamo possa concretizzarsi al più presto.
Abbiamo quindi un 2010 denso di impegni, di nuove sfide, rilanciando il tentativo di penetrare anche in quelle regioni d’Italia dove siamo meno presenti. Ma rivolgendoci alla ciccia della politica, prendendo il toro per le corna, ovvero attaccando i problemi quotidiani e sviluppandone le loro implicazioni nazionali e internazionali, e quindi la necessità di piani politici per la loro risoluzione, potremo interessare anche quanti ancora non ci conoscono o ci seguono solo saltuariamente. Ma soprattutto, sia per i più costanti sia per chi non ci conosce, potremo dare sostanza alla nostra visione della società e gambe perché queste idee si possano diffondere.
Buon 2010 a tutti
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





“Tante volte è difficile capire il senso della nostra militanza anche all’interno del PD, da minoranza critica, che non ha nessuna remora nel dire quello che pensa.”
Bello, sottoscrivo, anche se sono a bordo da pochi mesi.
Buon anno a tutti e in particolare al portavoce che ha battuto di qualche ora President George su you tube!
e bravo il portavoce! un bel discorso di fine anno…allenati per quando diventerai presidente della repubblica
Spezia non riesce nemmeno impegnandosi e vedere oltre l’ ombelico del partito per proporre qualcosa che abbia una parvenza di politica. Almeno pero’ ha l’ onesta’ intellettuale di non nascondere la sua, di tattica: la vecchia, trita e perdente strategia del “tanto peggio tanto meglio”, sperando che le regionali vadano male per poter avere piu’ argomenti contro chi ha vinto il congresso. La dottrina “Cristiana Alicata”, insomma, che a Roma faceva il tifo per Alemanno. Con la differenza che perlomeno abbiamo una misura del consenso di cui godono i detentori della verita’: un dieci percento malcontato, dall’ alto del quale danno lezioni a tutti. Auguri.
Io non so quanti siano stati i millini che si sono impegnati nei congressi di circolo prima e nelle primarie poi a sostegno della candidatura di Ignazio Marino a segretario nazionale. Io credo molti. E credo che l’azione dei millini per contribuire a far diventare il Pd il partito davvero nuovo che in parecchi pensavamo di costruire, passi necessariamente attraverso un impegno forte e consapevole affinchè si costituisca davvero un’area politico-culturale che faccia riferimento alla mozione Marino. Non si tratta di costituire una corrente, a mio avviso, ma un’area politico-culturale che punti ad interessare anche coloro che pur sostenendo gli altri due candidati alla segreteria nazionale potrebbero essere disponibili ad essere coinvolti in un percorso comune all’interno del Pd, volto a fare in modo che il Pd veramente contribuisca a modernizzare il nostro Paese.
Possono anche essere altri gli obiettivi dei millini, ma credo che l’obiettivo principale non può che essere quello che ho appena citato e tale obiettivo deve essere esplicitato e, se necessario, discusso in modo aperto e approfondito. Il Pd ha bisogno di un’area politico-culturale che porti avanti l’impegno già svolto in questi mesi, un’area che produca progetti ed idee innovativi, ma che sia anche un’area ben organizzata e questo per facilitare la crescita dell’area all’interno del Pd, condizione essenziale a mio avviso affinchè il partito democratico cambi realmente rotta.
Di Gianni non si puo’ certo dire che non sia pugnace. Buon 2010, diciamo.
complimenti per la modalità e per i contenuti.
Sarebbe interessante definire alcuni temi che interessino più del 50% della popolazione e avviare un dibattito anche coinvolgendo i media:
- scuola e università
- immigrazione e cooperazione internazionale
- speculazione edilizia
- ecc.
Un tema alla volta e arrivare a proposte concrete.
Alcune osservazioni da chi non fa ma segue da tempo.
Prima di tutto, per favore, bisognerebbe evitare la sciatteria: Piombino con la maiuscola. Nei discorsi di fine o inizio anno soprattutto la forma è importante.
Poi il tono. “Tutto va male”. La volta precedente Scalfarotto alle primarie è arrivato sesto raccogliendo una percentuale da prefisso telefonico (0,6). Quest’anno Marino ha raccolto il 13%, Scalfarotto è vicepresidente, la Serracchiani è parlamentare europeo, ….
Poteva andare molto meglio ma anche molto peggio. Ci sono stati cambiamenti.
È vero che si parla di alleanze con Casini, ma la realtà mi sembra fortunatamente più composita di quanto traspare da qui…
Inoltre alcuni punti di vista. Il compito dei partiti (secondo me) non è quello di pedagogia culturale, ma di elaborazione culturale. Abbiamo bisogno di un modo di leggere la realtà attuale per capirla e per sfruttarne i vantaggi. L’Italia ora come ora è un paese che subisce quello che accade e dunque non lo capisce ma lo rimuove per quanto può. Da cui la xenofobia, la paura del diverso, la difficoltà a dire “buongiorno”, l’incapacità di sfruttare dai giovani ai vecchi per quello che valgono, l’incapacità di capire in che direzione puntare da un punto di vista economico, ambientale, urbanistico, ….
Per cui ben venga il cartaceo se servirà a raggiungere una platea più ampia di quella su internet. Più importante sarà però avere soluzioni che terranno conto dei problemi della maggior parte (maggioranza) delle persone.
Sono cose forse ovvie, ma mi sembrava giusto ricordarle.
Comunque un ringraziamento ai tanti che, in tante forme, “hanno fatto”