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Povero Pd, Regionali

Disastro in arrivo

30.12.09 | 12 Comments

di Cristiana Alicata

La questione è la seguente:

1) Campania: dominata dai bassoliniani usciti vincitori dal congresso

2) Veneto. Silenzio stampa perché la candidatura della bravissima Laura Puppato (comunque da sottoporre alle primarie) pare una scelta troppo intelligente.

3) Lazio. Zingaretti ha capito benissimo lo sputtanamento (mollare la provincia, ma almeno nel Lazio è un’emergenza visto l’affaire Marrazzo) a cui andrebbe incontro candidandosi ma tutti sappiamo che è l’unico che può battere la Polverini.

4) Puglia. Un sindaco appena eletto ha deciso di mandare a quel paese i suoi elettori e con la benedizione del baffino deus ex machina vuole fare le scarpe al bravo Vendola…e non dimentichiamo che i “trombati” ed “inquisiti” della giunta Vendola sono quasi tutti di area dalemiana.

5) Piemonte. L’unico luogo dove non doveva volare nemmeno una mosca, qualcuno è riuscito anche a mettere in dubbio Mercedes Bresso.

6) Lombardia: peggio mi sento. Penati premiato dalla Bersani&Co, va incontro alla sconfitta per direttissima. Mi stupisce il silenzio del PD lombardo. Ma un tentativo di candidare qualcun altro? Almeno lì la scelta c’è.

Sta accadendo che non esiste il Pd Italia. Esiste una specie di PD federale e affaristico in cui ognuno guarda al suo e concede all’UDC di fare altrettanto (leggi: allearsi con chi può vincere).

No strategia. No programmi a livello regionale da spalmare sui territori. No ricambio generazionale.

La questione sanità potrebbe essere una dirimente, nel Lazio come altrove. Mi inquietano certi legami con lo scandalo Marrazzo nel Lazio e Tarantino in Puglia e alcuni possessori di cliniche private.

Mi inquieta tutto.

E se ci candidassimo in massa? Che ne so. Civati a governatore della Lombardia. Vendola comunque in Puglia. Puppato in Veneto. Nel Lazio primarie e a questo punto Bonino. In Campania direi che l’astensione di massa è l’unica scelta (da entrambe le parti dei cittadini onesti).

Credo sia arrivato il tempo di uccidere il padre. Mi aspetto una ribellione anche internamente alla direzione nazionale del Pd. Una generazione che faccia toc toc a Bersani, D’Alema e Bindi e li accompagni all’ospizio più vicino. Ok, signori, grazie dei vostri servizi. Ora scriviamo giù un paio di cose, dieci punti e questa è la linea. Chi ci vuole stare bene. L’UDC ci sta? Bene. Ma ci sta in tutte le regioni. Altrimenti ciao. L’IDV ci vuole stare? Bene, alle nostre condizioni.

Invece accadrà questo: noi protesteremo in piazza e non ci ascolterà nessuno. L’UDC vincerà ovunque e dove va da solo deciderà nei ballottaggi. Il PD perderà voti a favore dell’IDV la cui politica delle alleanze è la stessa, ma mandano avanti noi a fare gli scemi del villaggio. Sì. Noi quelli che dovremmo essere i capi della coalizione. Quelli che dovrebbero dettare le regole. Forse Veltroni era pazzo a credere nel partito maggioritario. Ma questa segreteria ci ridurrà al 18 per cento. Scommettiamo?

Dobbiamo forse augurarci una debàcle? Poi ve ne andate all’ospizio? No, perché allora potremmo anche lanciare il partito dell’astensione “Salva il PD da se stesso: uccidilo e rifondalo.”

Ovviamente tutto questo non prevede più che si parli di laicità. Quella è chiaramente carta straccia buona per i quattro froci e trans del Paese. Per gli altri appare qualcosa di sacrificabile.

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