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Dalle Fær Øer a San Giovanni (senza passare per l’Africa)

02.12.09 | 9 Comments

di Carmine Paolo De Salvo


(foto kkarl)

Premetto che non ho intenzione di seminare zizzania all’interno del PD, non per spirito missionario ma perché credo non ce ne sia bisogno, data l’abbondanza. Ciò che mi limito a fare è una riflessione su un fenomeno politico che mi ha affascinato, deluso e sbigottito nel corso degli ultimi anni: Walter Veltroni.

Stimo Veltroni e lo considero dotato di ampia cultura, notevole carisma, ottime capacità di leadership e indiscutibile onestà. Non poco per un uomo politico italiano. Detto questo, devo purtroppo aggiungere di aver capito ad intermittenza e condiviso di rado le sue scelte politiche, soprattutto negli ultimi due anni.

Veltroni è eletto segretario del PD nel 2007 e personalmente mi presi la briga di cercare un seggio a Boston per sostenerlo. Di tutta risposta Veltroni mi ringrazia iniziando a vagheggiare di vocazione maggioritaria e intenzione di correre da soli, dando una spallata micidiale a un già malatissimo governo Prodi, che tuttavia ritengo il migliore degli ultimi anni (lo so… non ci vuole molto) e forse anche il meglio che questa Italia potesse realisticamente avere (lo so… è triste).

Caduto Prodi, Veltroni si lancia in una campagna elettorale solitaria (teoricamente con Di Pietro, ma poi neanche tanto). Avversario da battere? Il Principale Esponente dello Schieramento Avverso (lasciando a questi l’onere di svelare la propria identità in diretta tv: Silvio Berlusconi. Surprise!). Nel corso della campagna Veltroni si dimentica di essere stato il segretario del principale partito che sosteneva il governo Prodi, che ignora come se fosse la peste (una strategia forse comprensibile, ma non apprezzabile, a mio parere). Inoltre, il nostro ex-segretario spende fiumi di parole a convincere il prossimo che è bene che l’Italia diventi un Paese normale, con una civile dialettica tra maggioranza e opposizione che preveda collaborazione sui temi di interesse nazionale e a proposito dell’assetto istituzionale.

Splendide parole e mirabili propositi, che però non tengono conto di chi c’è effettivamente dall’altra parte. Ovvero non un qualsiasi Esponente… etc… ma Silvio Berlusconi e tutto ciò che rappresenta e che non credo di dover ricordare al lettore medio di questo blog. Da lì il mio richiamo alle Isole Fær Øer, un piccolo arcipelago tra la Scozia, la Norvegia e l’Islanda noto ai più per la disastrosa nazionale di calcio. Ad ascoltare Veltroni durante la campagna elettorale, pareva proprio che fosse convinto di vivere lì. Ci mancava solo che definisse fiordi gli interstizi tra un cumulo di immondizia e l’altro a Napoli e poi l’immagine sarebbe stata completa. Ho cercato di farglielo presente durante la campagna, ma comprensibilmente non ho ricevuto risposta, dati i suoi impegni.

Perse le elezioni e fatte garbatamente le congratulazioni all’Esponente che nel frattempo aveva rifiutato di confrontarsi con lui, Veltroni lancia il governo ombra, la cui definizione si sarebbe rivelata fin troppo ottimistica rispetto all’attività da esso portata a termine. Infine, capolavoro magno, si parte per la campagna del “dialogo”. Con chi? Non è dato saperlo, dal momento che mai nessuno ha avuto la minima intenzione di dialogare con lui. Monologo, forse. Ma anche chissà.

Risvegliatosi misteriosamente dal torpore, Veltroni cambia direzione di colpo verso la fine del 2008 e, se la strada percorsa fino a quel momento poteva essere ritenuta non condivisibile, quella che seguirà quel momento diventa ai miei occhi incomprensibile. L’evento che segna lo spartiacque è un’intervista di fine 2008 appunto, in cui improvvisamente l’Esponente riassume identità anagrafica e inaspettatamente diventa (nel 2008!?!) una minaccia per la democrazia. Lo smarrimento dei sostenitori che ancora si esercitavano nel tanto decantato dialogo solitario può facilmente immaginarsi.

Poi arrivano la batosta in Sardegna, le dignitose dimissioni (seppur segnate da un “non ci sono riuscito” più che da un “ho sbagliato”), le europee e la campagna congressuale. Fino all’ultima uscita di oggi: “Le esitazioni del PD sulla manifestazione del “No B Day” mi paiono davvero incomprensibili. Più gente va, meglio è”.

Ma come? E il Paese normale? E il dialogo senza interlocutore? E la civiltà dell’odio che bisogna estirpare per far spazio a una in cui non ci siano nemici ma solo corretti avversari? Non capisco. Non capisco.

Io alla manifestazione di piazza San Giovanni ci andrei (non posso e poi vi dico perchè), per le ragioni che ha espresso magistralmente Ivan Scalfarotto in un post precedente intitolato “E non ho detto Mosca” (e tantomeno Minsk, aggiungo io). Ma ci andrei proprio perché a tutte le belle parole di Veltroni dalle isole Fær Øer non ho mai creduto neanche per un secondo. Che ci voglia andare lui mi sembra però quantomeno un po’ strano.

Ripeto ancora, stimo l’uomo. Ma proprio perché continuo a stimarlo mi rammarico dell’enorme potenziale umano mandato politicamente al macero dalle sue scelte.

P.S. Ricordo un incontro a cui partecipai anni fa a Bologna e durante il quale Veltroni dichiarò alla platea che alla fine del suo secondo mandato da Sindaco di Roma avrebbe lasciato l’Italia per dedicarsi anima e corpo all’Africa. Dentro di me dissi: “Grande Walter!! Ci andrò anch’io, in Africa!”. Beh, gli rinnovo pubblicamente l’invito a venire (e così sapete anche perché il 5 dicembre non posso essere a Roma).

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