di Carlo Buontempo
Mi piace l’ottimismo di Filippo: i cambiamenti climatici potrebbero davvero rappresentare la prima opportunità per superare il livello politico nazionale ed iniziare un vero dialogo globale.
Tuttavia, avendo passato gli ultimi due giorni dentro e fuori il Bella Centre mi viene da pensare che la strada da fare in questa direzione è sfortunatamente ancora molto lunga.
Entrare dentro il meeting è stato molto difficile anche per me che avevo un accreditazione da delegato. Molti colleghi hanno passato diverse/giorni in coda senza riuscire ad entrare.
Non sono riuscito a tenervi aggiornati perché sono stato formidabilmente impegnato fino ad ora. Devo dire che complice Facebook ho lasciato lapidari commenti online su quello che accadeva dentro.
Io ero li solo per un side event sulla sicurezza climatica in Africa dove dovevo parlare. Pertanto sono stato solo marginalmente coinvolto in quello che succedeva nelle zone calde. La singola cosa che mi ha colpito maggiormente era l’assoluto caos.
La sessione plenaria nella quale sono entrato per pochi minuti ricordava più un assemblea studentesca che non un alto momento di decisione sovrannazionale. In una stanza dove saranno state sedute diverse centinaia di persone si discuteva, linea per linea, l’ultima versione della bozza. Incredibile e impossibile per uno che come me non è abituato all’ambiente delle Nazioni Unite.
Nonostante fossi li sarebbe stato quasi impossibile, senza l’aiuto di amici delegati, capire quanto stava succedendo. Diversificando sufficientemente le fonti d’informazione credo che si capisca meglio dove sta il negoziato restando qui a casa. Mi permetto di suggerirvi un paio di link che seppure molto schierati offrono la possibilità di controbilanciare molta dell’informazione disponibile attraverso i mass media tradizionali: date un’occhiata qui e qui.
Dei miei due giorni passati a COP15 mi sembra che valga la pena segnalare un paio di cose interessanti. Da una parte un intervento di Arnold Schwarzenegger sul ruolo delle entità subnazionali nella lotta ai cambiamenti climatici (COP delle regioni e delle municipalità); dall’altra una proposta di carbon tax basata sulla temperatura
osservata. Il primo, a mio avviso rappresenta un punto importante perché a livello locale ci sono state – è questo è il caso della California – scelte molto importanti i materia energetica e ambientale. Al dibattito oltre al Terminator erano presenti anche il governatore del British Colombia in Canada e quello dello stato di Sao Paulo in Brasile. Forse una parte della strada per affrontare le grandi sfide globali passa attraverso una “federazione” di realtà più piccole.
Su secondo punto c’è un articolo uscito sulla versione internazionale del NYT un paio di giorni fa:
L’idea è cercare di promuovere una carbon tax politician-friendly. Un’idea che può essere giusta nata per la ragione sbagliata: il proponente è uno scettico che sa che in questo modo potrebbe sesibilmente ritardare l’impatto della tassazione sui processi produttivi. Allo stesso tempo io credo che sia importante pensare in termini di politici e decision-maker. Una tassa legata a quanto si riscalda il pianeta sarebbe, nell’immediato più facile da digerire per un politico. Il problema è che vista l’inerzia termica del sistema climatico una tassa di questo tipo inizierebbe ad essere efficace solo quando ormai è troppo tardi. Legare la tassa al saggio di crescita della temperatura osservato negli ultimi 20 anni e proiettato in avanti di 50 potrebbe però funzionare.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti






