«
»

Istruzione, Laicità

Contro gli asili lager più scuola pubblica

09.12.09 | 7 Comments

di Elena Tebano

(topo @kiki follettosa)

Capita spesso che in questi giorni i pistoiesi, di fronte alle civette dei giornali, si fermino a mormorare con aria sconvolta: “Mamma mia, com’è possibile”. Il caso delle maestre del nido Cip e Ciop che maltrattavano i loro piccoli “ospiti” (paganti) ha sconvolto la cittadina, famosa in Italia e in Europa proprio per la qualità dei suoi asili e della sua educazione ai bambini . E infatti il sindaco Renzo Berti ha annunciato che il Comune di Pistoia si costituirà parte civile nel processo contro le due donne, perché la vicenda, oltre a danneggiare i suoi cittadini, ha recato danno anche a una delle eccellenze locali.

Intanto i genitori dei piccoli vanno in tv a raccontare le storie dei loro figli angariati. E sul web si moltiplicano gli “appelli” a condannare all’ergastolo o alla pena di morte le due maestre aguzzine, oppure a consegnarle “ai genitori dei piccoli”. Fortunatamente l’Italia è ancora uno Stato di Diritto e secondo il nostro ordinamento le due rischiano da 5 a 15 anni di carcere. La domanda ricorrente è perché abbiano fatto quello che sono accusate (con prove schiaccianti) di aver fatto. La proprietaria, martedì scorso, ha chiesto perdono spiegando di essere “malata”. A me, però, più che perché, interessa come sia stato possibile. L’unico che si è posto una questione simile è Eugenio Tassini sul Corriere Fiorentino:

C’è anche un po’ di ipocrisia, in questo modo di raccontarci cosa davvero è successo nell’asilo Cip Ciop di Pistoia. [...] Si può però provare (almeno noi, che non siamo i genitori di quei bambini, e che giustamente guardano quel video sbigottiti e travolti dalle emozioni) anche a riflettere su altre informazioni emerse dalle cronache di questi giorni. Che per esempio le insegnanti erano due (anzi una sola, l’altra era una collaboratrice, cioè preparata per cambiare i pannolini o dar la pappa) e i bambini invece ventinove. Il rapporto giusto sarebbe quello di una insegnante ogni nove bambini (e anche così a me sembra una follia)” ricorda Tassini. E poi aggiunge: “Paghiamo meno la persona alla quale li affidiamo (sei euro e cinquanta l’ora) di quella che ci porta giù il cane (a Firenze per esempio servono dieci euro) o che dà lo straccio per terra in casa (da otto a dieci euro l’ora). Nel nostro mondo, a parte le parole, la verità sta sempre in fondo a destra della busta paga”.

Condivido in pieno le parole di Tassini, ma credo che si debba andare ancora un passo oltre. E che soprattutto debba farlo un partito come il Pd. Il nido Cip e Ciop era – è – privato. Da quel che mi risulta la retta dell’asilo era di 320 euro al mese. Poteva anche essere più cara. Il punto è che – per quanto è dato di capire – quel nido era di fatto sottratto al controllo pubblico. Il numero di insegnanti per alunni era insufficiente: una ogni 29 bimbi, più un’inserviente. E qui, immagino, il Comune che ha accreditato la struttura non ha effettuato le necessarie verifiche. In un asilo pubblico – in cui sono gli enti locali a disporre le assunzioni – non sarebbe potuto succedere, pena la chiusura.

Dalle indagini, inoltre, emerge che almeno quattro ex insegnanti del giardino d’infanzia hanno raccontato di aver lasciato l’asilo perché contrarie ai metodi “educativi” usati dalla titolare. Anche qui: se fosse stata una struttura pubblica, la questione sarebbe stata ben diversa. Le direttrici degli asili pubblici hanno un capo a cui devono rispondere – l’assessorato all’educazione e alla formazione locale. Questo tutela anche le insegnanti, che hanno una terza parte a cui rivolgersi in caso di irregolarità. La principale accusata nelle vicende di Pistoia, invece, aveva anche un secondo asilo: quale maestra poteva denunciarla senza temere di bruciarsi ogni possibilità di insegnare anche in quella o in altre strutture private?

Infine la proprietà pubblica degli asili fa sì che il primo obiettivo di chi li dirige non sia aumentare i profitti riducendo al minimo il numero del personale, per esempio, ma la qualità dell’educazione dei bimbi. In questi giorni ho sentito molte reazioni di sdegno e di orrore al caso di Pistoia, ma nessuna riflessione sul valore pubblico dei servizi educativi all’infanzia. Il Pd, dai banchi dell’opposizione, avrebbe potuto chiedere che i tanto promessi aiuti alla famiglia vengano finalmente varati: a cominciare da più soldi per gli asili pubblici. Invece ha perso anche quest’occasione. Forse non è troppo tardi per rimediare.

7 commenti

Che ne pensi?

Scrivi qui il tuo commento, o fai un trackback dal tuo blog. Clicca qui per il feed dei commenti.

:

:

Powered by WP Hashcash


«
»