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	<title>Comments on: Cittadinanza italiana: diritti e doveri</title>
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	<description>Le cose cambiano - Rivista per il rinnovamento dell&#039;Italia.</description>
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		<title>By: Filippo</title>
		<link>http://www.imille.org/2009/12/cittadinanza-italiana-diritti-e-doveri/comment-page-1/#comment-9975</link>
		<dc:creator>Filippo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 09:27:05 +0000</pubDate>
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		<description>Le cose semplici sembrano le piú difficili. Il riconoscimento di diritti deve sempre essere accompagnato dall&#039;assunzione di doveri. Certo. Ci vuole tasnto a capirlo: un diritto implica delle responsabilitá non è un regalo a scatola chiusa.

Colpisce poi la disparitá col sistema con cui si riconosce la cittadinanza ai figli di discendenti italiani. Dove sembra quasi si tratti di un regalo a scatola chiusa. L&#039;Italia aveva un debito storico con i propri emigrati e probabilmente cosí voleva essergli riconoscente. Mi pare giusto. E&#039; giusto nel 2009 mantenere questa forma di riconoscenza nei confornti  dei nostri emigrati, ed é giusto mantenre quest&#039;opportunitá, ma apportando peró delle modifiche. Chiedere un sforzo al discendente nell&#039;apprendimento della lingua italiana non mi sembrerebbe chiedere troppo.

Gabriele ha ragione. Un esempio: la stragrande maggioranza dei cittadini italiani residenti in Spagna sono in realtá argentini di origine italiane (nonno o bisnonno) che se sanno una parola della nostra lingua e conoscono il nome del villaggio da dove venivano i suoi avi è già tanto. Il passaporto in molti casi gli è servito a fuggire dalla crisi del 2001. Non dico che sia un male dargli quest&#039;opportuntiá, assoluntamente no, ma modificare la legge con cui si conferisce la nazionalitá italiana ai figli di discendenti appare necessario nel 2009. Di fatto tale modifica potrebbe essere un modo per contribuire alla diffusione della cultura italiana del mondo (corsi di lingua,  libri italiani, rafforzamento degli istituti di cultura, ecc.).

Ma questo non è che uno dei tanti casi in cui l&#039;Italia non ha saputo o forse non ha voluto giovarsi del ruolo della propria emigrazione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le cose semplici sembrano le piú difficili. Il riconoscimento di diritti deve sempre essere accompagnato dall&#8217;assunzione di doveri. Certo. Ci vuole tasnto a capirlo: un diritto implica delle responsabilitá non è un regalo a scatola chiusa.</p>
<p>Colpisce poi la disparitá col sistema con cui si riconosce la cittadinanza ai figli di discendenti italiani. Dove sembra quasi si tratti di un regalo a scatola chiusa. L&#8217;Italia aveva un debito storico con i propri emigrati e probabilmente cosí voleva essergli riconoscente. Mi pare giusto. E&#8217; giusto nel 2009 mantenere questa forma di riconoscenza nei confornti  dei nostri emigrati, ed é giusto mantenre quest&#8217;opportunitá, ma apportando peró delle modifiche. Chiedere un sforzo al discendente nell&#8217;apprendimento della lingua italiana non mi sembrerebbe chiedere troppo.</p>
<p>Gabriele ha ragione. Un esempio: la stragrande maggioranza dei cittadini italiani residenti in Spagna sono in realtá argentini di origine italiane (nonno o bisnonno) che se sanno una parola della nostra lingua e conoscono il nome del villaggio da dove venivano i suoi avi è già tanto. Il passaporto in molti casi gli è servito a fuggire dalla crisi del 2001. Non dico che sia un male dargli quest&#8217;opportuntiá, assoluntamente no, ma modificare la legge con cui si conferisce la nazionalitá italiana ai figli di discendenti appare necessario nel 2009. Di fatto tale modifica potrebbe essere un modo per contribuire alla diffusione della cultura italiana del mondo (corsi di lingua,  libri italiani, rafforzamento degli istituti di cultura, ecc.).</p>
<p>Ma questo non è che uno dei tanti casi in cui l&#8217;Italia non ha saputo o forse non ha voluto giovarsi del ruolo della propria emigrazione.</p>
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